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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 10: Carter

Don Mauro, buona fortuna a Cenate! E stai attento ai passaporti collettivi...

 

CARTER

Voglio solo poter vivere

anche sotto queste nuvole,

un sorriso basta e il sole tornerà,

per il mondo resto spento e domani si vedrà”

Come piace a me, Gemelli Diversi

 

Carter accese l’autoradio. Cambiò nervosamente la frequenza, cercando qualcosa che gli piacesse. Niente. Sospirò mentre ascoltava le idiozie di un gruppo di fanatici religiosi che non credeva all’evoluzione. Ma in che mondo siamo? Schiacciò il tasto OFF e si immerse nel silenzio.

Non riusciva a smettere di pensare. Il paziente che aveva perso in quel modo così inaspettato, Kem che gli aveva detto che le sarebbe piaciuto tornare in Congo, da sola, per un po’. Il cellulare che suonava e lui che rispondeva: “Sono papà. Ascolta, ti devo parlare…”, e John aveva ascoltato, mentre la vita andava avanti beata. Sua madre. Tentato suicidio. Ospedale e ricovero in psichiatria. Aveva ascoltato attento la voce di suo padre, ne aveva studiato l’intonazione, la profondità dei suoni come se si trattasse di un concerto di musica classica. Sapeva che sua madre aveva dei problemi, che non era del tutto stabile. Ma questo era troppo. Sua madre. E adesso lui cosa poteva fare? Non era certo Bobby, il fratello perfetto. Il fatto che fosse morto così piccolo, tra atroci sofferenze, lo aveva innalzato su un piedistallo, tanto che Carter si sentiva ancora in competizione con lui. Ma è possibile competere con qualcuno morto così tanti anni fa? E si può vincere? Dovrei chiederlo ad Abby.

Ad un semaforo scattò il rosso e Carter si fermò. Sulle strisce passò la solita famiglia felice: i bambini, due, mano nella mano coi genitori, che si guardavano sorridendo. John appoggiò la fronte sul volante. La pelle nera era calda e profumata e lui si domandò se gli sarebbe rimasto il marchio sul viso. Sua madre. Era inutile girarci attorno: anche se spesso era stata assente lui l’amava tantissimo. È mia madre. La sua stupenda madre dal portamento nobile e la massa lucente di capelli biondi.

Un clacson lo riportò alla realtà. Era uscito il verde e il mondo riprendeva a scorrere. Come si può voler continuare oggi? Oggi. Oggi, che ho appena scoperto che… Non riusciva nemmeno a formulare la frase completa.

Mise in prima ed accelerò. Si sentiva strano, una specie di automa che compiva un percorso che qualcuno aveva stabilito per lui. Come poteva riuscire a dimostrarsi forte? Risentì la voce di suo padre che lo informava dell'accaduto: così fredda, distante. Ma non si erano amati? Perché doveva succedere a lui? Sentì un groppo enorme in gola. Decise di accostare. Doveva scendere a fare due passi.

Guardò senza vedere il lago, non notò nemmeno i giochi di luce che si rincorrevano sulla superficie. Camminava lento, senza sentire il caldo, l’afa e le persone che gli pulsavano vive accanto. Era arido, la mente fissa sul viso sorridente di sua madre, mentre lo ascoltava raccontare la sua giornata passata a giocare in piscina.

Come poteva, come? Lui era un debole, lo era sempre stato. Si appoggiò alla ringhiera protettiva sentendosi assolutamente inutile. Strinse la sbarra e qualcosa brillò sul suo anulare sinistro. La fede. La fissò e la sfiorò con l’altra mano. Ripensò a come Kem l’aveva baciata prima di infilargliela, pensò che già aveva il segno dell’abbronzatura. Pensò alla piccola incisione all’interno. Ma soprattutto pensò a Kem. Sorrise. E si sentì forte, forte davvero. Prese il cellulare e telefonò alla clinica dov’era ricoverata sua madre: lui l’avrebbe guarita.

 



Tags: character: john carter, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, pairing: luby
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