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Farfalla+fiore

December 2018

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[ER] - Trilogia di Vukovar - Capitolo 03/03

Titolo: Trilogia di Vukovar - Capitolo 03/03
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 054: Aria@ fanfic100_ita 
Rating della storia: Giallo
Rating del capitolo: Verde
Set In Time: Direi Stagione 13. E' nato Joe, ma non si fa riferimento a nessun episodio in particolare.
Note: Come sempre, le parti in corsivetto sono i pensieri dei protagonisti. La storia è angst, io vi avviso (con un titolo del genere cosa vi aspettavate?). Ogni inaccuratezza geografica è solo ed esclusivamente causa mia.
Questa storia è dedicata alla Regina dell'Angst di Criminal Minds, skurni . Perché ancora non ti ho dedicato nulla per festeggiare la fine dei tuoi studi.
Disclaimer: I personaggi utilizzati non mi appartengono, ma sono di tutti coloro che li hanno creati. Naturalmente io non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

 

Fa freddo. Abby si stringe inconsapevolmente dentro al cappotto, cercando di trarne il maggiore conforto possibile, ma l'aria gelida riesce in qualche modo a superare la barriera di lana.

Si guarda intorno, mentre spinge il passeggino di Joe, cercando di non perdere l'orientamento. Il vento sta spazzando i vialetti ed è tutto un turbinio di foglie secche,  petali di fiori e polvere di ghiaia.

Finalmente lo trova. E' in piedi davanti a lei, la testa leggermente chinata in avanti. Si avvicina, irritandosi con le ruote del passeggino che rumoreggiano sulla ghiaietta.

Sta pregando, e, per una volta, è contenta di non essere in grado di capire le sue parole. Perché non vuole avere la conferma di essere stata una seconda scelta. Anche se, probabilmente, non esiste posto migliore per esserne certi.

Le tombe, tre, sono agghiaccianti, terrificanti. Un pugno nello stomaco. Il suo passato. Si rende conto che anche lei ne ha avuto paura, che il suo non raccontare, in fondo, le stava bene. Si sente un groppo in gola e l'aria si ritira velocemente dai suoi polmoni, lasciandola quasi boccheggiante, come un pesce rubato al mare. Non le riesce nemmeno a sussurrare i loro nomi, troppo occupata a pensare drammaticamente che, se Luka è lì con lei, è solo perché Milosevic ha avuto l'idea della pulizia etnica. Altrimenti, niente Luka, niente Joe. Niente di niente.

Angosciante.

Sta per cedere al panico quando sente la mano di Luka infilarsi nella sua. Abby gira la testa per fissarlo. Ha gli occhi lucidi, le lacrime intrappolate nelle ciglia. Accenna un sorriso abbastanza simile ad una smorfia:

"Tutto bene?"

E, incredibilmente, è lei che si mette a piangere. Pecrhé è così stupidamente da Luka chiedere a lei se sta bene in quel momento, è così da lui mettere in secondo piano il suo dolore per rassicurare lei che avrebbe dovuto essere la sua scialuppa di salvataggio a Vukovar.

Lui, sorpreso, le mette un braccio intorno alle spalle, tirandola verso di sé. Abby è grata di poter nascondere il viso contro il suo petto, di potersi riparare dall'aria gelida.

"Mi dispiace"

"Va tutto bene, tranquilla"

"Luka..."

"Vieni, sediamoci"

La panchina è gelida, a pochi passi di distanza dalle loro tombe. Luka sembra quasi tenerle d'occhio; sembra quasi che non riesca più ad allontanare lo sguardo, adesso. Abby trema. E lo sa che non è solo per l'aria.

Joe sbadiglia e si sveglia dal suo riposino. Abby lo prende in braccio, baciandogli la testa.

"E' strano, sai? Tutti questi anni a tormentarmi, a nascondermi, a voler quasi ignorare tutto questo..."

Lo sguardo di Luka è distante, perso tra le tombe, ma contemporaneamente fisso sulle uniche tre che contano.

Joe emette una serie d gorgoglii felici, agitandosi nelle braccia di Abby. Non vuole stare in braccio; è finito il tempo del riposo. Lei, a malincuore, lo mette in terra. Subito il bambino si accovaccia ed inizia a giocherellare con i sassi, i movimenti delle mani un po' limitati dai guanti che indossa.

Luka lo osserva, sorridendo: "Guardalo"

"Forse non dovremmo lasciare..."

"Non sta facendo nulla di male. Non sta disturbando nessuno"

Abby si chiede come potrebbe farlo. Chi c'è lì che può essere disturnato? Rabbrividisce di nuovo, mentre Luka le afferra una mano.

Non la sta fissando, ma i suoi occhi non sono più fissi sulle tombe. Sta guardando il cielo. E' nuvolo, e l'aria profuma di neve, di freddo. Gli riempie i polmoni.

Pensava che solo a Vukovar avrebbe potuto capire ed infatti così è stato: ma si era sbagliato. La paura che temeva di provare è qualcosa di diverso. Credeva che si sarebbe trovato davanti tutta la sua vita, racchiusa in quelle tombe, nella donna che gli siede preoccupata accanto e nel bambino che parlotta da solo ai suoi piedi. E invece, la sua vita lo segue sempre, nella sua interezza. Non si può incatenare in un luogo, non la si può contenere: è come aria, libera di andare e di renderlo vivo.  

Non sa cosa lo spaventava così tanto; non lo sa più. Sa solo che l'aria ha davvero un buon odore.

L'odore delle vacanze, del Natale e dei desideri di quand'era bambino.

Chiude gli occhi e si sente stranamente leggero. Completo. Vivo.

Abby lo studia, attenta:

"Cosa fai?"

Luka inala piano, lasciando che l'aria entri molecola dopo molecola nei suoi polmoni. Poi, esala, ancora più lento.

Apre gli occhi. Fissa Abby, accanto a lui:

"Respiro"

Aria.

 


Comments

Come sempre sei così brava a descrivere le scene che riesco ad immaginarle nei minimi particolari così che mi sembra siano reali.
Abby è proprio come me...Sembra tanto dura ma poi dentro si scioglie come a neve al sole!!! E Luka...non riesco neanche ad esprimere quanto questo personaggio mi affascina sempre più...Ma ce l'avrà anche lui un qualche difetto?
Grazie Cookie!
Angela#1
Grazie! Concordo: Luka è sempre affascinante. Soprattutto quando non vuole esserlo...
Come sempre molto intensa. e triste. Ma anche felice (è un po' una ff Marysue...) perché finalmente i fantasmi sono stati liberati e forse si può ricominciare a vivere e respirare senza pesi sul torace. Ma quanto sei brava!
Sei davvero davvero convinta che i fantasmi siano stati liberati tutti e che si possa respirare tranquillamente? Ti ricordi di me?
Grazie come sempre.