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Farfalla+fiore

December 2018

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notti d'africa

[ER] - Notti d'Africa - Capitolo 13


Ci siamo. E' l'ultimo capitolo.
Doverose conclusioni:
Prima di tutto, grazie a tutti coloro che hanno dedicato parte del loro tempo a leggere la mia storia e un ringraziamento specialissimo a chi mi ha lasciato due righe.
Rileggendo questo ultimo capitolo, mi rendo conto che si finisce in OOC, ma non voglio cambiarlo. Perché Notti d'Africa è una storia per me importante, nata in un momento strano, senza regole, senza troppe domande. E' la mia storia d'istinto. E credo di volerle bene.
Per questo motivo, volevo dedicarmi l'ultimo capitolo.
A me e ad una mia carissima amica che, da sempre, mi è stata vicina nelle mie follie letterarie. L. lo sai, senza di te, probabilmente, non avrei neanche iniziato. In bocca al lupo per i tuoi prosssimi impegni.
Dopo lo smielato, buona lettura. E Congo sia, per l'ultima volta.

 

13.

 

“Lo sapevo che le cose sarebbero cambiate”

 

Sorpreso, Carter alzò la testa dai bagagli. Sulla porta poteva scorgere il profilo di Luka. La luce della luna illuminava il suo contorno, facendolo sembrare spiritato. John si prese il suo tempo, cercando con calma le parole giuste. “No, non è vero… è solo che devo finire di preparare le valige. Sai, non sono mai stato bravo in queste cose…”

 

Non poteva vedere gli occhi dell’altro, ma sapeva fin troppo bene che lo stavano fissando. Si sentì colpevole e tutto sommato lo era: a chi voleva darla a bere? La confessione di Luka non l’aveva lasciato indifferente. E come avrebbe potuto? Mi ha detto di essere innamorato della mia donna. Prese altro tempo cercando di stringere la cinghia dello zaino, ma si sentiva incredibilmente impacciato sotto gli occhi attenti di Luka: “Vuoi entrare?”

 

Luka rimase immobile, leggermente appoggiato allo stipite. Si capiva che stava valutando la cosa. Entrare? Non sembrava molto convinto, ma prima o poi avrebbero dovuto parlarne. In fin dei conti era stato lui a portare la faccenda in superficie. Entrò col suo passo fatato ed incantato, sfiorando il pavimento come solo lui sapeva fare. Carter si stupì per l’ennesima volta.

 

Senza rumore si sedette sul letto e percorse con un dito una piega del lenzuolo: “Pronto a partire?” Il giorno dopo, entrambi sarebbero tornati a Chicago. Ed entrambi l’avrebbero rivista. Il pensiero di lei li torturò allo stesso momento. Fu Carter a parlare per primo, spinto dalla sua situazione privilegiata di fidanzato legittimo: “Non proprio. Sai, mi mancherà questo posto”, c’era uno strano rimpianto nella sua voce, come se non fosse pronto ad affrontare l’America e tutto ciò che ne conseguiva.

 

“E’ perché qui si può ancora sognare, immaginare di essere nel mondo che si crede. Ma da domani, dovremo affrontare di nuovo la realtà”, Luka si passò una mano sulla spalla, come per cercare conforto. Si capiva benissimo che nemmeno lui voleva andarsene.

 

“Ho imparato molte cose… ho conosciuto te. Mi hai sorpreso, lo sai?”

 

Luka non rispose. Restò semplicemente seduto sul letto con la schiena rigida e le mani sul lenzuolo. Dov’è finita la posa - gatto? Adesso gli tiro su le ginocchia con la forza. Ma in verità non fece nulla. Continuò a fissare l’amico, sentendosi triste e malinconico. Sospirò: “La ami davvero?”, era una domanda che lo tormentava da quella maledetta sera di tre giorni prima, da quella sera in cui lo aveva praticamente costretto a tirare fuori tutto. Rimpianse i giorni dei discorsi leggeri e senza senso.

 

“Perché vuoi saperlo?”, c’era una nota di dolore profondo e cupo. Era una voce che arrivava dalle profondità, da un posto segreto e misterioso. Sembrava di sentirci il suono della giungla, eppure era sempre e solo Luka.

 

“Come perché. E la mia donna, Luka”

 

“Non voglio portartela via”, non voleva accusarlo dei tempi passati, no di certo, ma non poté evitare una sfumatura leggermente offensiva. Rimase in silenzio un attimo, come se stesse ascoltando qualche suono lontano. “Il mio amore è una cosa privata. Si nutre dei momenti che potremmo passare insieme, si nutre dei ricordi che ho di lei. È un amore che nella realtà non esiste e che non esisterà. Non può esistere, perché se lei osasse innamorarsi di me, io, io ne morirei. È un amore per me, per farmi tirare avanti, per sperare. Mi basta starle vicino e amarla in silenzio. Lei c’è e ci sarò anch’io. Tutto ciò che mi deve è essere felice. Nulla più. Lo so, non ha alcun senso, ma non importa, non deve averlo”, stava lottando col groppo che aveva in gola. Carter intuì che era la prima volta che parlava dei suoi sentimenti per Abby ad alta voce. Si sentì annientato. Non gli sembrava un amore da niente o che non esisteva, anzi. Pensò che l’amava davvero molto, e che lei era fortunata ad avere qualcuno che l’amasse così, senza chiedere niente. Hey, un attimo ragazzo. Ma sta parlando della tua ragazza. Non dovresti essere tu ad amarla così? Perché tu la ami, vero? La prima risposta che gli venne fu un sì chiaro e squillante nella sua testa. Poi si accorse che quel sì era troppo chiaro e squillante, come se volesse convincere se stesso. E si accorse anche che il suo amore, la loro storia, non era una affare privato, ma era stata costruita e commentata in ogni angolo dell’ospedale. Lui l’amava perché era ovvio che lui l’amasse, perché loro erano la coppia che tutti si aspettavano.

 

Sospirò ancora, non sapendo bene cosa dire. E il giorno dopo l’avrebbe rivista. Non si erano lasciati bene e lei non era certo quel tipo di persona che ci sarebbe passato sopra. Sentì che gli stava venendo un’emicrania. Si passò la mano tra i capelli e prima che potesse accorgersene: “Dovresti dirglielo, che la ami intendo. Sarebbe felice di sapere che c’è qualcuno che la ama così”

 

“E tu?”

 

“Non so. Le cose sono andate diversamente da come ci aspettavamo. Lei credeva che fossi qualcuno che non sono e io ho fatto lo stesso con lei. Forse la amo, forse amo l’idea di quello che avrebbe potuto essere, non so. Di sicuro, però non la amo come la ami tu”

 

Luka si alzò a si avvicinò alla porta, sfiorando lo zaino di Carter: “Non voglio rovinare le cose. Io ti voglio bene, John. Non so cosa mi succederà a Chicago. Forse dovrei cambiare città”

 

“No! Non adesso che ti conosco così, non adesso che so che l’ami. Perché non vuoi rischiare?”

 

“Perché l’ho già persa”

 

“Non è vero e lo sai. Sei davvero una persona incredibile, non puoi lasciarti sfuggire ancora tutto. Quello che è successo anni fa non può influenzare tutta la tua vita. Luka, smettila di punirti. Tu hai diritto alla felicità”

 

“Adesso devo andare”, ancora vicino alle lacrime, “Grazie per quello che mi hai detto. Non solo stasera. Se a Chicago non potremo avere altro tempo, non importa. Questo è stato più che sufficiente. Lo sapevo che potevo contare su di te”, fece un sorriso breve e un attimo dopo era già fuori.

 

Carter rimase a fissare la porta chiusa, sentendosi estremamente arricchito. Non solo dall’esperienza congolese, ma anche da Luka e dalle sue mille storie. Chicago, l’America, quella era tutta un’altra storia, un’altra avventura. E, per la prima volta nella sua vita, si sentì davvero pronto ad affrontarla.

Comments

Nooooooooo! L'ultima?!?!! Non ci voglio credere...

Scusa se ultimamente sono stata poco presente e ho letto saltuariamente i tuoi post... è che il tempo mi manca!!! Spero di leggere tutto per bene, anche quest'ultimo episodio, as soon as possible.
Non ti devi scusare se sei stata poco presente, immaginavo avessi molto da fare (e poi so della tua connessione ballerina).
Quando vuoi leggere trovi tutto qui.
E' molto commovente questo epilogo, nonostante nessuna catastrofe vi sia accaduta. Eppure si sente netto il dolore dei rimpianti, degli "avrei potuto, avrei dovuto". Il dolore di Luka, ultraterreno fino alla fine, e quello di John, sempre più spaesato.
E sappi che non mi stanco mai di questa storia, perché il tuo modo di scrivere rende leggere anche le situazioni più disperate. Mi mancherà Notti d'Africa.
*cookie ride di fronte all'ennesima icon geniale di skurni. Ma non può non essere d'accordo con Hotch*
Hai visto? Nessuna catastrofe! Sto decisamente diventando troppo buona... *scuote la testa con disappunto*
Grazie per le tue belle parole, e perché mi commenti sempre. Anche a me mancherà "Notti d'Africa".
Ultraterreno... sigh...