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Farfalla+fiore

July 2017

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Farfalla+fiore

[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 35: Casa di Abby


C'è qualcuno lì fuori che, come me, vuole momentaneamente dimenticarsi della stagione 14? Se sì, eccovi ancora Destini incrociati.
Qualche nota al capitolo:
1. Si trattano argomenti non proprio per stomaci delicati. 
2. Non credo che Sibenik sia la città natale di Luka (gli sceneggiatori non ci hanno mai detto nulla a riguardo, solo qualcosa sul fatto che Luka ha passato tempo sulle spiagge della costa dalmata...), ma Sibenik è la città di Goran e quindi...
3. Il capitolo tocca livelli di OOC nemmeno immaginabili. Se questa cosa non vi piace... meglio non leggere.

Dopo essermi giocata tutti i miei lettori... buona lettura!

 

 

CASA DI ABBY

“You, I thought I knew you

you, I cannot judge

you, I thought you knew me

this one laughing quietly underneath my breath

nightswimming”

Nightswimming, REM

 

Lo accolse sulla soglia con un gran sorriso. Aveva i capelli raccolti in una coda scomposta e sbarazzina ed indossava una maglietta grigia e un paio di pantaloni sportivi. Era a piedi nudi e così bella nella sua semplicità.

“Ciao! Entra, entra!”

Luka la seguì. Era una vita che non entrava più in quell’appartamento, ma si rese conto che non era cambiato niente. Anche i suoi ricordi non erano cambiati. Si rivedeva, con lei, seduto sul divano a guardare la TV mentre Abby gli teneva la testa appoggiata sulla spalla e con una mano gli cingeva la vita e, a volte, a lui sembrava che quello che stesse guardando non avesse alcun senso, perché l’unica cosa ad avere significato era la mano di Abby sul suo fianco e i suoi capelli, a solleticargli il collo.

“Cosa mi hai portato?”, Abby accennò al contenitore che Luka stava reggendo.

“Una torta alle noci e cioccolato. Per dopo”

“Wow! Vedere, vedere, vedere!”

“Ho detto per dopo. Su, mettiamoci al lavoro”

Si sedette al tavolo, ricoperto di fogli e libri e matite e fotografie e cartelle cliniche.

“Bel casino!”

“Stavo cercando una cosa quando hai suonato. Allora…”

Dopo un paio d’ore Abby capì che Luka aveva bisogno di una pausa. Non era stato facile fargli ricordare cose che, chiaramente, non volevano essere ricordate. Comunque, l’atmosfera era rilassata e tranquilla.

“Direi che è ora di vedere quella famosa torta”

“Certo”. Luka le sorrise, “Speriamo sia uscita buona”

Abby ne tagliò due fette e le mise in due piattini che appoggiò sul tavolo. “Ecco”

“Me ne hai data troppa…”

“Non voglio sentire scuse, sei troppo magro. E adesso mangia!”

Mangiarono per un attimo senza parlare e poi Luka chiese: “Come sta tua madre?”

“Sembra bene. Il centro dove abita è bello, può uscire, vedere le amiche. Non è una delle pseudo- prigioni che ci sono in giro. E poi la terapia psicologica non segue orari fissi, in modo che lei si senta libera di parlare solo quando ne ha veramente voglia o bisogno”

“Questo è molto bello”

“Già”

Tornò il silenzio. Finita la sua fetta, Abby guardò Luka che fissava intensamente avanti a sé. Sulle prime non fece nulla, tentando di immaginarsi se stesse pensando all’Africa, ma dopo qualche minuto senza reazione iniziò a preoccuparsi.

“Luka?”, gli sfiorò la mano, “Tutto bene?”

Lui sbatté le palpebre e scosse la testa: “Oh sì. Stavo pensando”

“A cosa?”

“Nah, è una cosa stupida. Non so nemmeno come ha fatto a venirmi in mente…”

“Non vuoi dirmelo?”.

La sincerità disarmante dei suoi occhi lo spiazzò. Decise di fidarsi.

“Riguarda Vukovar”

Abby spalancò gli occhi. Conosceva Vukovar per nome, sapeva che Luka era stato lì durante la guerra e sapeva anche che doveva essere successo qualcosa di molto brutto. Aveva sentito persone chiamarla “la Stalingrado croata”.

Luka continuò: “È stata rasa al suolo. Letteralmente. Hanno distrutto tutto: le case, le chiese, i teatri, i musei e persino gli alberi. Quando hanno finito con le cose hanno cominciato con le persone. Alla fine, si camminava su un tappeto di corpi martoriati. Nessuno li avrebbe mai seppelliti. Non c’era tempo, né spazio. La città era un cimitero. Immaginati l’odore: l’aria era irrespirabile, contaminata, tutti quei corpi in putrefazione… noi non avevamo acqua, gas o corrente elettrica. Ed era novembre e nevicava. Raccoglievamo la neve per berla e facevamo la fila alle fontane, sotto gli occhi attenti dei cecchini, che giocavano con le nostre vite. Ci si lavava come si poteva. Quando hanno ricostruito la città lo hanno praticamente fatto sopra i morti. Io me ne ero già tornato a Šibenik, allora, lì non sembrava nemmeno esserci arrivata, la guerra. Ho aperto l’acqua calda e l’ho guardata scendere, per ore, e ho pianto come uno stupido. Facevo tre bagni al giorno e ogni volta che uscivo, la vasca era bordata di nero. Così per un sacco di tempo. Capisci? Lo sporco, il marciume ce li avevo dentro, una pellicola che mi ricopriva la pelle e quell’odore di morte continuavo a sentirmelo addosso, era ovunque, me lo sentivo sulla pelle, nel sangue. Era la Morte e io la portavo con me” Tacque e notò che Abby era impallidita. Ma purtroppo non aveva ancora finito: “A volte penso che le persone lo sentano ancora quell’odore, che sappiano e che provino ribrezzo. Non posso farci niente. Dentro, sono marcio, quello che ho visto, fatto e sentito rimarrà con me, per sempre”

“Stai cercando di spaventarmi? Sono sconvolta, certo, ma non sento l’odore della morte intorno a te. Tu non sei marcio. Sei la cosa più viva e bella che conosco. E non sto scherzando... e comunque, non era un pensiero stupido, ma soprattutto, quello che so in più su di te non cambia le cose, Luka”

Lui le sorrise. Un sorriso limpido, trasparente. “Sei tenace. Adesso devo andare. Il lavoro mi chiama”

“Va bene. Grazie per la disponibilità”

“Mi aspetto una tesi favolosa”

“Non ti deluderò”

“Lo so”

Una volta uscito, Abby aprì il rubinetto della cucina e fissò l’acqua: non ci rendiamo conto delle cose fino a quando non ci mancano.

Comments

Bellissimo.
Grazie, cara.
Carini! Ma la torta l'ha fatta Luka con le sue manine? E' anche cuoco? Non ha un po' troppi pregi 'sto ragazzo?
Qualcuno deve pur sapere cucinare! Anche se la torta potrebbe benissimo averla comperata...

Grazie per il commento.