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Farfalla+fiore

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notti d'africa

[ER] - Notti d'Africa - Capitolo 4

skurni</lj> , anche se in ritardo, tanti auguri! Questo è il mio umile regalino...


Vukovar, sempre e solo lei.

4.

 

È in ritardo… possibile?

 

Fermo al suo solito posto Carter scrutava l’orizzonte alla ricerca della figura del suo misterioso amico. Come sempre, non si erano dati un appuntamento preciso, ma John sapeva che Luka sarebbe arrivato di sicuro da un momento all’altro. Solo che i minuti passavano e lui iniziava a sentirsi solo e un po’ strano. Non credeva di essere stato preso in giro, Luka non era certo il tipo, ma trovarsi lì, senza un motivo apparente, quando avrebbe potuto starsene a letto era… beh… inquietante. E poi, lo faceva soffermare troppo sulla natura del legame che lo univa al Croato. Troppe domande gli si affollavano in mente e lui non voleva pensarci.

 

I minuti passavano.

 

Lenti.

 

Da un momento all’altro.

 

Eccolo. Da lontano, stavolta come un’apparizione, un’immagine un po’ sconnessa e pallida. Come se stesse sbiadendo. Strano pensiero a farsi, lì nel buio, dove nulla sembrava sul punto di sparire in un lampo di luce.

 

Si fermò di fianco a lui e Carter si stupì che non facesse alcun rumore. Ma ha volteggiato fin qui? Aspettò paziente come un discepolo di fronte al suo maestro zen.

 

Aspettò.

 

Aspettò.

 

Niente. Non una parola, non un suono, nemmeno l’ombra di un respiro. Era come stare accanto ad una statua. John si girò e studiò per l’ennesima volta quel profilo scolpito, illuminato dalla luce di quegli occhi. Luka sembrava in contemplazione, lo sguardo che un angelo del Caravaggio è solito rivolgere a Dio. Ora gli parlo, ci troviamo qui ogni sera e io non sono ancora riuscito a dirgli nulla. Quanto patetica è questa cosa? Respirò a fondo, incerto sulle parole da dire e, con la bocca socchiusa, esitò. Era come aver perso la parola. Si sentiva muto. Ci riprovò e…

 

“Scusami, ma non sono molto di compagnia, stasera”, leggera pressione su stasera, “non so se lo sai ma è il 18 di novembre…”

 

Pausa.

 

Netta percezione del dolore provato a pronunciare la data.

 

18 novembre.

 

Carter era sorpreso. A lui non diceva nulla. Era una data come ce ne sono mille altre al mondo, un giorno che semplicemente è la premessa di un altro giorno. Capiva che avrebbe dovuto reagire, chiedere qualcosa, era palese, gli sembrava di sentire l’anima di Luka urlare: hey, sono qui! Sto male! Aiuto! Ascoltami, per una volta, ho bisogno di te…

 

Ma niente. Sembrava davvero che qualcosa gli avesse incollato la lingua al palato. Comunque, la sua mente era completamente in panne. 18 novembre.

 

“Il 18 novembre 1991 le milizie serbe entravano a Vukovar e finivano di raderla al suolo. Era finito l’assedio. La città era definitivamente spacciata. Tre mesi, tre duri mesi nei quali c’avevamo creduto, ci sentivamo forti, e invece… game over, ragazzo. Dovevamo solo aspettare di sapere che ne sarebbe stato di noi. Il giorno dopo, 200 persone legate all’ospedale sono state caricate su un pulmino, allontanate dai resti della città e portate in una fattoria, torturate e uccise. Fortuna che fosse il mio giorno libero, eh?”

 

Non c’era ironia nelle sue parole. Solo una triste consapevolezza.

 

“Almeno ho potuto vedere la mia famiglia morire… e loro hanno potuto vedere che mi ero salvato. Me lo ricorderò quell’ultimo struggente abbraccio al corpo del mio bambino…”

 

Carter era sconvolto. Data insignificante? Era facile pretendere che tutti ricordassero l’11 settembre, ma il 18 novembre valeva forse meno? Pensò a tutti quegli innocenti. Pensò a Luka. E pensò che era felice che fosse sopravvissuto. Gli mise una mano sulla spalla.

 

“Mi dispiace così tanto”

 

Era sincero. Sul serio. Aveva perfettamente capito e quella non era la solita frase di circostanza.

 

Luka lo fissò. Connessione. E incredibilmente, accennò un sorriso.

 

“Grazie. Sei un amico”

 

Nessuno si allontanò. Rimasero così, a guardare la notte, sentendosi realmente vicini.

Comments

Grazie per gli auguri (ormai tripli... più di te nessuno!)
Ormai Carter è stato plagiato da Luka, non riesce più a staccarsene. Oltre che ultraterreno ormai Luka sembra il santone di una setta!
Lo so che dovrei fare un commento serio per un capitolo così tragico, ma non ci riesco, l'euforia per l'esame ha il soprvvento. Ma so che tu mi perdonerai.
Ovvio che ti perdono. Se non ci fossi tu ad allontanarci (me e Luka) dalla Vukovar-depressione...
Thanks!