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[CSI: NY] - Confessions from a hospital room - Capitolo 07: Adam Ross

Capitolo 07: Adam Ross

Flack: "Whose belong to? [...] You sure about this?"

Adam: "I've checked three times"

Flack: "Do Mac and Stella know about this?"

Adam: "No, I came to you first"

Flack: "I've got this"

Episodio 05x01: Veritas

Adam Ross non si era mai definito un cuor di leone. E mai l'avrebbe fatto. Non aveva alcun problema ad ammettere che certe situazioni gli mettevano ansia, che preferiva starsene al sicuro per evitare di creare problemi. Devo ringraziare mio padre per questo, ma tant'è. Eppure era orgoglioso di se stesso, di quello che era riuscito a diventare. Oh, l'avrebbe ammesso probabilmente solo sotto tortura, ma si sentiva persino fiero di aver raggiunto l'obiettivo di lavorare per la migliore squadra della scientifica di Manhattan. Manhattan? Dì pure New York intera. C'erano giorni in cui ancora si domandava perché mai Mac Taylor lo avesse assunto - lui, che a volte si sentiva così esitante e tremante - ma le cose stavano migliorando. In maniera lentissima, certamente, ma gli piaceva sempre di più la nicchia che si era ritagliato all'interno del laboratorio. Si sentiva a casa .

E, perfettamente in linea con la sua intimità, Adam non poteva negare di avere paura. Se qualcuno fosse entrato nella stanza e gli avesse chiesto come si sentiva, lui avrebbe prontamente risposto: "Spaventato". Senza alcuna esitazione. Perché non era lui quello specializzato a fare la persona forte, quello che cercava di far mantenere la calma, quello che allontanava le crisi di panico di chi soffriva. No, no, so. Quella persona non sono proprio io. Quella persona sei tu... Ed era quell'inversione di situazione a terrorizzarlo.

***

Quasi contro ogni aspettativa, un puntino verde cominciò a lampeggiare sullo schermo del PC di Adam.

"Mac!", chiamò il giovane senza distogliere lo sguardo. Il capo lo raggiunse in un nano secondo, quasi si fosse appostato dietro la porta, giusto in attesa di una chiamata del suo tecnico.

"Il cellulare di Flack! Qualcuno lo ha acceso!", Adam esclamò incredulo: chi poteva essere tanto stupido da derubare un poliziotto e poi usarne il cellulare?

Mac aveva già preso nota dell'indirizzo e si tava dirigendo verso l'uscita, al telefono con il resto della squadra. Ad Adam non dispiacque essere stato praticamente ignorato: sapeva che non c'era tempo da perdere. Alla fine, concluso tutto, Mac gli avrebbe detto qualcosa. Ne era certo.

Continuò a controllare il segnale del telefono, immaginando i possibili scenari del recupero del cellulare e gli eventuali arresti. Lui non era un poliziotto, ma sapeva quanto a cuore gli agenti prendessero la cattura di chi aveva ferito un collega. Il tempo, mentre lui era perso nelle sue elucubrazioni fantasiose, passò velocemente e presto lo raggiunsero le voci di Mac, Jo e Danny. Entrarono in laboratorio. Adam li guardò senza dire nulla.

"Quel decerebrato stava usando il cellulare di Flack per piazzare la sua pistola... hai presente?"

"Il vincitore dei Darwin Awards!", sorrise Ross. Tutto sommato, la situazione era piuttosto ridicola.

Danny continuò: "Sì, ma il premio gli sarà assegnato postumo... ha provato a colpirci con la Glock di Don", il giovane scosse la testa. Adam poteva quasi leggere nella mente di Messer: 'almeno nessuno di noi è stato colpito, Flack ne sarebbe stato distrutto.'

Jo appoggiò una busta sul tavolo: "Abbiamo recuperato anche il distintivo... una bella pulita e poi può tornare al suo legittimo proprietario"

Mac guardò tutti i suoi uomini con intensità, soffermandosi per qualche istante su ciascuno di loro: "Ottimo lavoro, squadra. Il caso è chiuso"

Adam Ross, imbarazzato come sempre quando il suo capo lo elogiava, abbassò la testa ed arrossì.

***

"Sarebbe stato bello chiudere la giornata brindando da Sullivan's come facciamo sempre, ma nessuno si è sentito veramente felice di aver tolto un delinquente dalla strada. Perché che vittoria è se tu sei ancora qui?", Adam si mosse nervosamente sulla sedia, sorpreso di riuscire a parlare tranquillamente con Flack. Quasi senza quel fondo di inadeguatezza che mi prende ogni volta che devo relazionarmi con qualcuno che non sento al mio livello.

"Lo sai cosa mi sorprende dei delinquenti? Non il crimine in sé - so quanto la natura umana possa essere terribile - ", eccome se lo so, "... ma la loro faccia da schiaffi nel mentirti. Come possono voler mentire a te? Ma non lo sanno che lo capisci? Io non ti mentirei mai... io non l'ho mai fatto...", e mi fa paura la sola idea di poterlo fare. Perché io e te non siamo molto amici, e probabilmente è colpa mia, perché mi intimorisci e ti tengo a distanza, come se, in qualche modo a me troppo familiare, tu potessi farmi del male. Ma so che non è così, in verità. Sono solo insicuro, e forse tu lo sai. Danny si diverte alle mie spalle per questa cosa, fa la tua imitazione solo per farmi spaventare...

Adam stoppò il flusso dei suoi pensieri, del tutto certo che non poteva sperare di aiutare Don senza far sentire la sua presenza in modo vocale. Ma lo posso comunque aiutare? Se sente che sono qui, cosa potrà mai pensare? Io sono solo Adam Ross.

"Detect... Flack... insomma... Don", fece una smorfia, il nome quasi alieno alle sue orecchie, "Vorrei dire che è stato terribile sapere cosa ti era successo, ma... oh no... non volevo dire che... ecco, certo che è stato terribile! È solo che... che io non ero lì nel momento esatto in cui in centrale è arrivata la chiamata; io arrivo sempre dopo, in ritardo"

***

Adam, ancora mezzo stordito dai postumi della sbornia del lunedì precedente, non fece molto caso al silenzio teso che sembrava aleggiare su tutto il campus. Affrettò il passo per raggiungere l'edificio in cui si sarebbe tenuta la lezione per cui era già in ritardo quando incontrò due suoi compagni. Gli corsero incontro, gesticolando come impazziti:

"Adam!"

A Ross sembrò che la loro reazione fosse un po' sopra le righe: va bene, il professor Brooks odiava i ritardatari, ma insomma...

"Sì, lo so, ma ieri sera ho davvero esagerato. Ragazzi, veramente, basta festini in settimana...", si passò una mano tra i capelli, sapendo già che al prossimo party non si sarebbe tirato indietro.

I suoi compagni spalancarono gli occhi, scuotendo la testa: "Ma cosa... non lo sai?"

"Non so cosa?", Adam deglutì.

Venne trascinato nella vicina caffetteria e piazzato davanti allo schermo della televisione "È New York. In questo momento"

Adam si sentì morire: era peggio di tutti gli scenari apocalittici dei suoi videogiochi.

***

"Non sono mai lì nel momento esatto in cui succede qualcosa, sono sempre a dormire o perso in chissà quale altro impegno. Ed anche questa volta, quando sono arrivato in laboratorio, ignaro, ed ho percepito l'aria tesa non mi sono fatto troppe domande. Non me ne faccio mai, al contrario di te, o di Mac. Me ne stavo lì, beato come uno stupido, a pensare alla ragazza carina conosciuta la sera prima e poi è arrivata Lindsay. Aveva uno sguardo terribile... cupo... mi ha guardato, ha visto la mia faccia un po' ebete ed allora ha sganciato la bomba... ops, scusa... Mi sono sentito stupido, perché non solo non ci sono mai nei momenti clou, ma non ho nemmeno l'istinto che mi mette in allerta. A volte ho paura che anche gli altri mi considerino un po' fatuo, sai, il tecnico di laboratorio un po' superficiale che non sa mettere in fila due frasi senza balbettare. E può essere anche vera la questione del balbettio, ma non sono stupido. È solo l'autorità a spaventarmi. Trovarmi di fronte a chi emana un forte senso di autorità mi annichilisce. Per via di mio padre, sai... non vi ho mai detto nulla di lui, ma so che sospettate qualcosa. E chissà se tu vorresti farmi delle domande tu che hai dovuto gestire la totale assenza di controllo di tua sorella. Ma non sono conversazioni da bar, queste. Sono segreti da tenere nascosti, sono cicatrici, ed ognuno si porta le proprie. Fino alla fine"

Ross si zittì un momento, riflettendo su quanto appena detto. Non aveva parlato ad alta voce, piuttosto il suo tono era stato simile ad un bisbiglio. Una parte di lui - una grossa parte di lui - si sentiva a disagio per le parole che, quasi senza controllo, stavano uscendo dalla sua bocca. Trovarsi in quella stanza d'ospedale, col solo ascolto dell'orecchio addormentato di Flack, lo spingeva ad essere meno controllato. Forse perché, caro il mio detective, mi sembri meno autoritario in questo modo. Ma vorrei che tu tornassi ad essere quello di prima, quello che con una battuta ti mette a tacere, quello che non ha alcuna paura di inseguire un delinquente armato lungo un vicolo buio.

"Sai una cosa?", mormorò il giovane, quasi preso da un'improvvisa ispirazione, "Tu mi ricordi uno dei super eroi dei videgames. Qualcuno uscito da Call Of Duty. L'eroe senza macchia e paura che va a salvare il mondo. Hai persino l'aspetto fisico di uno di loro. Sai qual è la cosa bella dei videogiochi? Che c'è sempre un'altra possibilità. Che puoi impersonificare l'eroe, anche se sei un Adam Ross qualunque, che fa fatica a non sentirsi intimorito davanti allo sguardo inquisitore del proprio capo. Tutti possono essere eroi nei videogiochi. E la cosa ancora migliore è la seconda possibilità. Non importa quante volte muori, quante feriti mortali ti infligge il nemico. Puoi sempre cominciare una nova partita e sperare in miglior fortuna.

Ma qui, adesso... questo non è un videogioco, non c'è nessunissimo tasto "salva", e nemmeno uno per ricominciare la partita ed augurarsi un finale diverso. I deboli in attesa dell'eroe attenderanno ancora e chissà se l'eroe mai arriverà...", Adam abbassò la testa, sentendosi profondamente depresso: se gli eroi del mondo finivano intubati ed in coma in un triste ospedale qualunque chi poteva salvare il mondo?

Nessuna risposta. E nessuna possibilità di ricominciare la partita.

Tags: character: adam ross, fandom: csi: ny, long fic, long fic: confessions from a hospital ro
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