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Farfalla+fiore

December 2018

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Flack divano

[CSI: NY] - Venti ore - Capitolo 02: Venti ore prima



Capitolo 02: Venti ore prima

Fosse stato venerdì, sarebbe stato un perfetto venerdì sera. In verità era solo mercoledì, ma per Flack quello era un dettaglio insignificante. Raramente la sua settimana si divideva nei giorni lavorativi e di riposo convenzionali, raramente il suo week-end era effettivamente composto dalla triade “venerdì-sabato-domenica”; quindi aveva imparato a godersi al meglio i momenti di libertà che il lavoro gli offriva. Sto pensando al mio lavoro come fosse una prigione, rifletté con una smorfia divertita, non è giusto. È la vita che mi sono scelto, anche se...

Seduto sul suo amato divano, con i piedi nudi appoggiati sul tavolino di fronte, stava sorseggiando in pace una bella birra ghiacciata, più che grato di avere a disposizione non solo la serata, ma anche il giorno successivo. Non sono nemmeno reperibile, potrei sparire senza che qualcuno se ne accorga. Potrei persino tenere il cellulare spento... L'idea gli regalò qualcosa di molto simile ad un brivido d'eccitazione.

Non aveva voglia di uscire e di rintanarsi in qualche locale pullulante di vita, non voleva dover fingere di divertirsi in mezzo a sconosciuti di cui non gli importava nulla. Forse era semplicemente diventato troppo vecchio per quel genere di vita, ma, nell'ultimo periodo, si era convinto che pochissime cose potessero battere un'uscita con qualche amico fidato o una serata rilassante in casa a godersi il suo divano e la sua televisione. Mia sorella direbbe che sono solo un vecchio orso, proprio come nostro padre, però che senso ha farsi assordare dalla musica e dover intrattenere ragazze con cui so già di non avere nulla in comune? E che da me non vogliono nulla di più che una nottata di piacere? Una vita del genere va bene quando si hanno ventanni, non quando si raggiungono i trenta.

Prese un altro sorso di birra, mentre un piano si delineava nella sua mente: una pizza consegnata dalla sua pizzeria preferita, la partita di hockey che aveva registrato, un paio di capitoli del thriller che non riusciva mai a leggere, un'altra birra e poi il suo meraviglioso letto. Nulla di eccezionale. Ma gli ultimi giorni erano stati massacranti, letteralmente, come gli ricordava il livido che faceva ancora bella mostra di sé sul suo piede sinistro, e tutto quello di cui Flack aveva bisogno erano calma, pace e sonno. Una bella notte di sonno senza brutti sogni.

Sbadigliando oziosamente, il detective pensò agli impegni che si profilavano per il giorno successivo: in mattinata avrebbe dovuto incontrate Messer per qualche tiro a canestro seguito da un'abbondante colazione, poi avrebbe dovuto passare in banca e poi... più nulla. Avrebbe deciso poi cosa fare, magari telefono a Sammie, ci possiamo vedere per cena, sempre che non abbia uno dei suoi improbabili appuntamenti sentimentali. E nel pomeriggio potrei passare alla YMCA, è da un po' che non saluto i miei ragazzi, penseranno che sia arrabbiato con loro. Oppure potrei dedicarmi al nulla più totale... fantastico...

Il suo stomaco rumoreggiò richiamando la sua attenzione e Flack capì che era giunto il momento di ordinarsi la cena.

La telefonata portò via, come sempre, pochissimi minuti. Conosceva il proprietario da anni ed il proprietario conosceva lui, tanto da sapere come gli piacesse la pizza. Riaggangiato il telefono, Don si accostò alla finestra e guardò fuori: era arrivato settembre, le giornate si erano accorciate in maniera esponenziale, ma la serata era limpida e non troppo fredda. Era bello poter immaginare di essere ancora in estate inoltrata. Quest'anno non ho fatto altro che lavorare, ma giuro che il prossimo anno mi prendo una bella vacanza. Al mare, magari. Che, a ben pensarci, era stato il suo obiettivo anche per quell'anno, ma erano successe troppe cose, be', ne è successa una sola, in verità, ma molto grave e spaventosa, ed aveva preferito non allontanarsi troppo. Perché forse Mac non aveva bisogno di me – non come Christine, ovvio – ma, ammettiamolo, ero io ad aver bisogno che lui ci fosse, ero io a dovermi accertare che stesse bene e che non ci giocasse qualche strano scherzetto. Non poteva dimenticare la paura che aveva provato quando aveva temuto di dovergli dire addio.

Sbadigliando di nuovo e stirandosi in contemporanea, tornò a sedersi sul divano. Accese la TV, cercando qualcosa di interessante; si sarebbe dedicato alla partita solo dopo aver mangiato per evitare di sporcare tutto il salotto casomai gli fosse venuto l'impulso di lanciare qualcosa contro lo schermo. Notiziario... no, tanto le brutte notizie le conosco già tutte, anzi, spesso sono io stesso a portarle... ecco, questa sit-com può andare. Quasi senza volerlo, Don realizzò che il telefilm che stava guardando era stato uno dei preferiti di Jess e lui si era abituato a guardarlo quando passavno le serate insieme. Queste sono le cose strane delle relazioni.

Prima che la sua mente si addentrasse in pensieri che si sarebbero poco adattati alla serata di relax prefissata, il campanello suonò. Flack si alzò a controllare e vide uno dei teenager che la pizzera aveva assunto per le consegne. Era stato al suo appartamento moltissime altre volte e quindi Don aprì senza lasciare istruzioni sul piano.

Tolse la catenella dalla porta ed aprì la serratura. Poi si ricordò che aveva lasciato il portafoglio in camera da letto. Non ci arrivò mai: un dolore lancinante alla nuca lo fece stramazzare a terra, spegnendo la sua coscienza.



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