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[ER] - Attesa - Capitolo 10

Titolo della storia: Attesa - Capitolo 10
Fandom: ER Medici in prima linea
Personaggio principale: Abby Lockhart
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 094: Indipendenza@ fanfic100_ita
Rating: Giallo
Set In Time: Stagione 13: è nato Joe da poco, Luka ed Abby non sono ancora sposati, Ames non è accaduto.
Note: Long fic; What If?; Abby's POV; angst (molta angst).
Allora, questa storia ha una "gemella": Ritorno, una fiction che parte dallo stesso punto ma raccontata dal punto di vista di Luka. Non è indispensabile leggere le due storie per capire; si capisce tutto benissimo anche leggendone una sola soltanto (ma io vi voglio più bene se le affrontate tutte e due...)
Disclaimer: Luka Kovac ed Abby Lockhart non sono miei, ma di tutti gli aventi diritto. Non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

Sta trattenendo in gola l'urlo per non svegliare Joe.

 

***

Si alza piano, cercando di fare meno rumore possibile, in modo da non svegliare Luka che dorme accanto a lei. Entra in bagno, quasi in punta di piedi, e si siede sul bordo della vasca.

Sue madre, che genio.

Si sporge verso il rubinetto ed afferra con forza la manopola. La forma arrotondata si imprime nel suo palmo mentre apre l'acqua e la fa scorrere. I primi singhiozzi la prendono un po' alla sprovvista, ma poi, con un senso di familiarità, lascia che le sue lacrime scendano libere. Luka non si sveglierà.

***

 

Si morde praticamente la lingua, cercando di non emettere suoni, capendo, però, che quel suono strozzato, un po' da animale, è il suo. Si impone di nuovo di non urlare. Nessuno deve sapere.

 

***

"Hey... dove vai?"

La voce di Richard la raggiunge dalla camera da letto. Sono le tre del pomeriggio ma si è appena svegliato, visto che la notte precedente è rientrato - ancora - alle due passate.

Abby si infila il cappotto.

"Torno per l'ora di cena, stai tranquillo"

Sale in macchina, sospirando. Controlla l'indirizzo dello studio medico sull'agenda. Non è lontano. La dottoressa le ha già detto che non sarà una cosa lunga, che potrà tornare a casa senza problemi. È la decisione giusta. Ci saranno altre occasioni, di sicuro; ma poi, chi se ne importa? Lei non è tagliata per fare la madre.

***

 

Respira a fondo. Non deve pensare al dolore. Tenta di mettersi seduta, o almeno di mettersi in una posizione più confortevole. Una nuova fitta le attraversa la caviglia, facendola tremare. Fa un altro respiro.

Riesce finalmente ad appoggiare la schiena al divano, i cuscini morbidi a confortarla un po'. Si guarda il piede. Il mignolino è blu, completamente tumefatto. Il gonfiore si sta propagando anche lungo il collo del piede.

Che stupida che è stata. Lei non è Luka che riesce a girare per la casa al buio, evitando mobili ed altro. E, infatti, è andata a sbattere contro lo spigolo del tavolino. A piedi nudi, naturalmente. E tutto perché non ha voluto chiamare qualcuno, bastava anche il signore anziano tanto gentile del piano di sotto, che la aiutasse a cambiare la lampadina bruciata.

Stupida, stupida ed ancora stupida.

Indipendente, sì, ma anche tanto stupida.

Si alza saltellando su una gamba sola, conscia del fatto che ad ogni balzello una nuova ondata dolorosa si propaga lungo tutta la gamba. Apre il frigorifero e cerca il ghiaccio. Non c'è. Meraviglioso.

 

***

"Abby, guarda che avete finito il ghiaccio. Vuoi che ti riempia io la vaschetta?", Miryam sta chiudendo il frigorifero dopo aver messo a posto il latte di Joe.

"No, no, non ti preoccupare, ci penso io dopo"

***

Maledetta indipendenza. Maledetta necessità di dimostrare di non aver mai bisogno di nessuno. Maledetta lei.

Si lascia scivolare sul pavimento della cucina, mentre il piede è sempre più gonfio. Potrebbe essere rotto, ma non vuole andare in ospedale. Dovrebbe chiamare un'ambulanza, o disturbare la vicina per chiederle di occuparsi di Joe. E non vuole. Non vuole che si sappia che lei non sa cavarsela da sola.

Sempre la setssa solita storia. Non sarebbe complicato chiedere aiuto. Per di più che ne ha anche bisogno.

 

***

"Vuoi una mano?", Luka le si sta già avvicinando.

Lei lo guarda a fatica, cercando di superare i kit sutura che sta trasportando. "No, grazie, ma ce la faccio"

"Sicura?", la sta seguendo per i corridoi, abbastanza divertito.

La cosa la fa irritare. Arriva in sala suture, sistema i kit e poi si gira a fissarlo: "Luka, se ti dico che ce la faccio, vuol dire che ce la faccio. Per chi mi hai preso? Per una di quelle donnicciole senza spina dorsale? Erano solo dei kit, niente di più"

Lui apre la bocca per ribattere.

"E, no, ti prego, non cominciare con la storia che non devo sollevare pesi, quelli non possono essere considerati 'pesi'. Ok?"

Si gira e se ne va, quasi travolgendo Morris. Il rosso guarda Luka e, dopo essersi accertato che Abby non sia a portata d'orecchi, si lascia sfuggire: "Ormoni, eh?"

***

 

Sospira. Dove la porterà la sua indipendenza? Lo sa, prima o poi Luka si stuferà e cercherà una donna più malleabile, una che ogni tanto ha bisogno di lui, del suo aiuto. Perché Luka è così: protettivo, un po' vecchio stampo. E perché Abby lo sa che Danijela era quel tipo di donna. E lui l'amava. E lui la ama ancora.

Si morde le labbra. Fose dovrebbe diventare un'altra. Rinunciare ad una parte di lei. Forse dovrebbe chiedere aiuto, telefonare a Luka e, con voce lamentosa spiegargli il suo stupido dolore, pretendendo che lui torni da lei. È sicura: lui salirebbe immediatamente su un aereo. E al diavolo Vukovar e tutto quello che lui sta cercando di risolvere laggiù. Al dia-vo-lo. Tornerebbe. Spingendo mentalmente l'aereo per arrivare prima. Ucciso dal senso di colpa per averla abbandonata. Ma tornerebbe. E non glielo farebbe pesare. Mai.

 

***

Sta parlando al suo pancione, le labbra che, muovendosi, baciano la sua pelle, mentre lei gli accarezza distratta i capelli ancora umidi di doccia.

"In ospedale credono che io sia senza spina dorsale, sai? Perché la tua mamma ha un bel caratterino e fa sempre quello che vuole. Il fatto è che io potrei oppormi, far valere la mia autorità, e ci riuscirei, credimi, ma il punto è che a me piace questo suo lato. In più, è divertente vedere come tutti, sotto sotto, la temono, ma vorrebbero essere come lei. Forti, determinati. E indipendenti..."

***

Dove la porterà la sua indipendenza? A rimanere sola? A crescere un bambino coraggioso? A rovinare tutto? Ad avere tutto? A perdere Luka?

Un'altra fitta le scuote il piede e sale lungo il polpaccio. La sua estremità sembra uno zampone. Le viene da ridere e piangere allo stesso tempo.

Dove la porterà la sua indipendenza?

 

***

"... E io la amo. Perchè, alla fine, anche se dice non voler essere aiutata, poi si lascia aiutare lo stesso. Perché non è così pazza da mettere la sua indipendenza sopra tutto"

Luka solleva lo sguardo ed incrocia gli occhi di lei. Le bacia una mano: "Io ti amo. Perché, per sfamare le mie ossessioni, lasci che io mi prenda cura di te"

***

 

Abby si asciuga una lacrima.

Dove la porterà la sua indipendenza?

Saltella a fatica verso il telefono. D'improvviso ha deciso che non è così importante saperlo.

 

Tags: character: abby lockhart, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: attesa, pairing: luby
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