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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 11: Intermezzo

Un capitolo intitolato Intermezzo  e io non lo posso usare per la Table! Assurdo...
Piccola nota: il seguente capitolo è dedicato ai membri di http://emergencyroom.forumfree.net che passeranno di qui a leggere. Grazie per le belle parole che avete già usato.
Ma, ora, basta perdere tempo:

 

INTERMEZZO

"And I won’t look back,

I won’t regret,

Though it hurts like hell,

Someday I will forget.

This is letting go"

Sozzi, Letting Go

 

Luka stava correndo nella notte di Chicago. Aveva parlato con Ira ed era nervoso. Dopo sedute come quella di quel giorno non capiva se aveva un senso continuare. Gli sembrava di peggiorare in continuazione. Non voleva starsene a casa, perché la prospettiva di un appartamento vuoto lo spaventava troppo e allora si era infilato la sua tuta da ginnastica ed era uscito. In parte voleva anche recuperare le forze e riacquistare la sua forma fisica ottimale. Però, piccolo dettaglio, fuori pioveva. Non una di quelle pioggerelline leggere, ma un vero e proprio diluvio. Luka andava e veniva sul lungo lago ed ogni volta era sempre più zuppo ed intirizzito. Non che gli importasse troppo: era un fascio di nervi e in qualche modo doveva buttare fuori tutto. Qual era, altrimenti, l’alternativa? Mettersi a urlare nel suo appartamento. Utile, ma chi li avrebbe sentiti poi i vicini di casa? E poi la pioggia gli piaceva, nella sua testa si era illuso fosse un segno per la sua purificazione e rinascita. Cantando a squarciagola, quindi, continuava a correre.

Abby guardava fuori dalla finestra. Le gocce rigavano il vetro in lacrime scomposte. Aveva provato a seguire il destino di ogni singola goccia, ma il tempo non passava lo stesso. Ripensò che da piccola le piaceva guardare la pioggia e che, un giorno, sua madre, in pieno trip di Prozac, aveva preso lei e Eric e li aveva portati fuori, sotto la pioggia, senza ombrello. Abby si ricordava bene l’immagine di Maggie che danzava in camicia da notte. Una specie di fata bianca e la bambina aveva sperato di poter anche lei un giorno essere una fata. Allora, si era messa a ballare ed era stata felice. Quella sera, mentre stava alla finestra, rabbrividì al ricordo, ma si stupì a pensare che forse le sarebbe piaciuto scendere a scatenarsi nella pioggia. Come una bambina. Come quella bambina che non era mai potuta essere. Cos’era diventata?

John sorrise. Finendo di disfare le valige aveva trovato un bigliettino. Aveva riconosciuto subito la scrittura. Kem. Doveva averglielo infilato di nascosto. Lo aprì e lo lesse: "Caro John, se il trucchetto mi riesce, leggerai il mio biglietto a Chicago. Grazie per le ore passate insieme e per tutte le nostre chiacchierate. Mentre ti scrivo mi rendo conto di quanto mi mancherai. Vorrei essere lì con te. Da buona romantica penso che sarebbe magnifico se tu leggessi il biglietto la sera e magari fuori piovesse. Così potresti pensare al sole africano e alla luce pazzesca di quelle giornate. Quanto tempo fermi a fissare il blu del cielo! Se ti senti solo, tranquillo. Pensami e starai meglio, anch’io starò pensando a te. Ciao Kem". Carter era incredulo. Lesse due volte, tenendo il foglio con tutte le precauzioni possibili, come se da un momento all’altro dovesse rompersi. Poi guardò fuori e, meraviglia, pioveva. Appoggiò la mano al vetro, chiuse gli occhi e, davvero, si sentì meno solo.

 

Tags: character: abby lockhart, character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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