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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 32: Carter

Domani sera vado a S. Siro a vedere il Liga!!!

 

CARTER

Mama I love you,

Mama I care”

Mama, Spice Girls

 

Mamma!”, Carter le si avvicinò calpestando l’erba morbida del giardino.

Lei lo guardò inizialmente distante, ma poi i suoi occhi si accesero, illuminati da un caldo sorriso.

Si alzò e si pulì i pantaloni con le mani: “John! Ce l’hai fatta!”

Già. Ho chiesto la sostituzione di un turno”

Lei si rabbuiò un attimo. A Carter la giornata parve meno luminosa. “Oh, magari dovrai fare un turno più pesante”

Lui scosse le spalle: “Non importa…”, e non gli importava davvero. Avrebbe voluto dirle che niente al mondo era più importante del loro incontro, ma purtroppo loro non avevano mai avuto un rapporto così diretto e aperto. Un rapporto fatto di baci e abbracci gratuiti, dati solo per il piacere di darli. Sospirò e abbassò lo sguardo. Si era ripromesso di essere forte per lei, ma in quel momento si sentiva il bambino sperduto che era stato, un bambino non abituato a frequentare i suoi genitori. Forse ci vorrebbe la tata. Lei sì che saprebbe come mediare.

A cosa stai pensando, John? Lo so, non sono stata una madre perfetta. Ti ho - abbiamo, io e tuo padre - lasciato solo. Eravamo sempre persi dietro a ricevimenti e serate di beneficenza… mi dispiace… poi, poi c’è stato Bobby…”, le si incrinò la voce. Per la prima volta lui la sentì veramente sincera nei suoi confronti. Gli venne da piangere.

Mamma, non so che dire… Bobby, quasi non me lo ricordo”. Ed era vero. Bobby non era altro che un nome che lo perseguitava, un nome appartenuto a qualcuno a cui aveva voluto bene. Ma erano passati troppi anni; lui ormai di suo fratello non aveva ricordi. Solo qualcosa di scomodo legato a un odore pungente di medicinali ed a una stanzetta bianca e solitaria.

Ti assomigliava. Avevate lo stesso sorriso timido e la stessa voglia di trasgredire le nostre regole”, sua madre sorrideva dolce, lasciando che la sua voce lo accarezzasse. Gli stava raccontando la fiaba che non aveva mai avuto il tempo di dirgli.

John chiuse gli occhi e si ricordò di qualcosa: un albero in estate e un cavallo legato a un calesse. Nulla di più. Ma bastò a farlo sorridere.

Ti ricordi ora?”

Già…”, ed a un tratto, la sua infanzia non gli sembrò così brutta.

Fissò ancora sua madre, immersa nell’immenso giardino della villa di famiglia. La villa da cui lui era scappato. Ora non gli faceva più così paura. E guardando sua madre, che si era di nuovo accovacciata a tagliare un bocciolo di rosa, pensò che non se la sarebbe potuta immaginare in nessun altro posto.

Quanto tempo resterai?”

Non troppo…”, lo disse senza smettere di guardare le rose, “… sto per andare a Londra”

Lui si sentì abbandonato, una sensazione fin troppo familiare. Ma capì subito che lei ne aveva bisogno e che da Londra avrebbe sentito la sua presenza e il suo affetto.

Lei si alzò di nuovo e gli porse la rosa che aveva colto: “Per la tua Kem… è la più bella di tutto il giardino”, lei gli sorrise ancora e lui scoprì finalmente di avere una madre.

Sai una cosa, mamma?”, lei lo guardò con attenzione, “noi… la nostra famiglia… dobbiamo stare uniti. Non siamo capaci di stare da soli. Pensa a te, a me ed a Chase… ci serve l’affetto, la vera vicinanza. Lo so, non ha senso quello che dico…”

Lei gli sfiorò il braccio: “No, no, capisco cosa vuoi dire. Ed hai ragione. Ci sarò, John. Farò la mamma”

Lui le strinse la mano: “Lo so. Es io farò il figlio. Ci telefoneremo e tu mi terrai informato dei tuoi progressi e delle tue scoperte londinesi”

Va bene. Adesso accompagni a bere un tè”

Certo”, e sottobraccio, la portò via con sé. Si sentiva benedetto. La vita gli sorrideva ancora.

 



Tags: character: john carter, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, pairing: luby
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