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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 31: County Cook Hospital, Chicago

Ma è una vita che non aggiorno più! Come sempre, con questo caldo, persino fare "copia - incolla" succhia le mie energie vitali...

Tutti bene, lì fuori?

 

COUNTY COOK HOSPITAL, CHICAGO

Certe notti somigliano a un vizio,

che tu non vuoi smettere, smettere mai”

Certe Notti, Ligabue

 

L’ospedale era stranamente silenzioso. I pazienti riposavano tranquilli nei loro letti, le macchine emettevano i loro BIP in modo quasi ovattato e la sala d’attesa illuminava con la sua luce fredda solo le superfici lucide delle sedie di plastica. Un inserviente stava passando lento in un corridoio accompagnato dal cigolio stanco del suo carrello delle pulizie.

In accettazione i dottori in servizio turbavano la calma inaspettata ed irreale alternando chiacchiere e risate. Quella sera ognuno si sentiva un po’ il padrone del Pronto Soccorso.

Bisognerebbe fare una gara di basket su sedie a rotelle”

La voce di Morris era piena dell’importanza dell’esser capo dei borsisti: “Pratt, non dire sciocchezze. Non sarebbe rispettoso nei confronti dei pazienti, vero dottor Kovač?”

Luka alzò lo sguardo dalla cartella che stava fingendo di revisionare e fissò Morris per un secondo: “No, dottor Morris, per niente rispettoso”, poi spostò gli occhi su Pratt che stava sopprimendo uno sbadiglio, “Dottor Pratt, mi domando cosa le venga in mente…”, ma parlando i suoi occhi sorridevano, accesi di una lieve luce di scherno nei confronti di Morris. Pratt gli rimandò il sorriso e fissò la solitudine della Sala d’Attesa.

Tu ti chiami Gregory, vero?”

Pratt si girò ancora verso Luka: “Sì, perché?”

L’altro alzò le spalle: “Niente. È un bel nome”

Morris si sentì escluso ed intervenne: “Dottor Kovač, quella è la stessa cartella che stava sistemando quindici minuti fa?”

Luka aggrottò la fronte e spostò il suo sguardo su Morris: “Stai dicendo a me quanto tempo ci devo mettere a fare le cartelle?”

Morris trasalì e si accarezzò il pizzetto: “No, no, ci mancherebbe… solo che…”. Silenzio. Sguardo fisso di Luka. Voce imbarazzata di Morris: “Qualcuno vuole un caffè? Vado io…”

Luka si alzò per primo: “Ma no, vado io… devo trovare ancora l’ispirazione per la mia cartella”, Pratt sorrise e scosse la testa.

Quando Luka tornò col caffè al gruppo si era aggiunta Sam.

Oh ciao…”, Luka le porse una tazza, “… caffè?”

Ma non è il tuo?”

Non importa. Sono già abbastanza sveglio”

Sì, però il turno di notte è lungo e…”

Morris!”, la voce di Luka era più alta di mezzo tono: “devo forse mettere in chiaro che io sono l’assistente e tu il borsista? Vuoi una dichiarazione scritta?”

No, no… beh, io vado, ho delle cose da sbrigare…”, e si allontanò con la testa bassa.

Ma è pazzesco! Se avesse la coda ce l’avrebbe tra le gambe!”, Pratt se la rideva beato di fronte al comportamento di Morris.

Come se fosse il signore e padrone del Pronto Soccorso… è troppo assurdo”, anche Luka rideva, per niente infastidito dal tentativo di Morris di screditare il suo ruolo.

Ma non te la sei presa!”

Figurati… all’università avevo un compagno come lui. E poi aveva ragione: stavo davvero fingendo di lavorare”

Ma”, BIP BIP, “… è il mio. Il Sig Bernato è uscito da chirurgia. Devo andare”

Appena Pratt si fu allontanato, Luka tornò alla sua cartella. Ma si sentiva osservato. Ma che fastidio! Alzò la testa e vide gli occhi azzurri di Sam che lo scrutavano. Il suo sguardo rimaneva sempre un po’ misterioso per lui. Accennò un sorriso: “Tutto ok?”

È una serata troppo tranquilla…”

Lui appoggiò la testa sulla mano e la inclinò di lato: “Ecco se adesso ci sarà casino sarà solo colpa tua”, la fissò serio, gli occhi sfumati di verde.

Sam si sentì arrossire e spostò lo sguardo verso il caffè caldo e scuro che non aveva ancora bevuto: “Grazie per il caffè. Proprio una cosa da gentleman”

Cosa ci vuoi fare, sono Europeo… come sta Alex?”

Lei sorrise: “Bene. Mi chiede spesso di te, mi dice di salutarti. Ti è davvero legato”

Mi chiedo ancora perché…”

Lei decise di essere coraggiosa: “E io lo capisco”, lo sguardo interrogativo di lui fece traballare le sue intenzioni, ma non la fermò: “Lo sai, tu mi piaci”

Luka non si sorprese e lei ne rimase sconvolta: “Lo so”, era sincero e aveva una espressione strana.

Mi dispiace per come mi sono comportata. Mi dicevo che se mi fossi comportata male con te mi sarebbe passata. E invece niente. Non so”

Stai tranquilla. Forse, però, dovresti essere meno aggressiva con Abby”

È perché la invidio”

Oddio, e per cosa? Se vuoi, le faccio fare una lista dei miei difetti. Sono come tutti gli altri”

Lei si stava morsicando le labbra: “Possiamo chiudere il discorso? E potresti non parlarne con Abby?”

Lui sorrise: “Va bene… che ore sono?”, si guardò il polso, “Le due e mezza. Bene. Vado a schiacciare un pisolino”

Lei lo guardò allontanarsi: “Buonanotte”

Grazie”, ed, ovviamente, non la stava ringraziando solo per l’augurio della buona notte…

 

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, pairing: luby
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