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[ER] - Diventare genitori

Titolo: Diventare genitori
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 027: Genitori@ fanfic100_ita
Rating: Verde
Set In Time: Episodio 12x11: If Not Now
Note: Il dialogo all'interno della fiction è preso direttamente dall'episodio.
Disclaimer: Luka Kovac ed Abby Lockhart non sono miei, ma di tutti gli aventi diritto. Non ci guadagno assolutamente nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

 

Il lago. Era certo che l’avrebbe trovata lì. Uscendo dall’ospedale, si abbottonò la giacca e si mise i guanti, ignorando le stupide domande di Morris riguardo ad un’improbabile malattia che aveva colpito un suo paziente. Era stanco dell’ospedale, di Morris, di tutto. Non riusciva a capire come tutti potessero continuare a vivere la loro vita mentre qualcuno, probabilmente, di vita non ne avrebbe avuta più. E non serviva molto ripetersi che, in fondo, era una sua scelta. Era vero, spettava a lei e lui la appoggiava, ma perché non potevo aver scelto l’altra alternativa? Perché era così spaventata?

 

Il lago. Era lì che si stava dirigendo. Non aveva voglia di andare a casa, non dopo quello che non era successo. Faceva freddo e lei si strinse nel cappotto. Ripescò il cellulare dalla tasca. Era spento. Sfiorò distrattamente il tasto dell'accensione, ma fu improvvisamente spaventata dall’idea di trovarci qualche milione di chiamate perse o qualche messaggio in segreteria. Cosa avrebbe potuto dirgli? Non era esperta nel dare questo tipo di notizie. Aveva bisogno di tempo per riflettere. Aveva bisogno di un posto dove non ci fossero tutte le sue cose intorno.

 

Chicago, la città del vento: descrizione che non gli era mai sembrata più appropriata. E sì che lui, al vento, doveva pure esserci un po’ abituato. Ma la Bora e lo Jugo erano diversi. Erano, in un certo senso, confortanti, facilmente collegabili a periodi stabili della sua vita. Nei suoi momenti drammatici aveva nevicato, piovuto, grandinato, c’era stato un sole soffocante e maligno, quasi, ma mai e poi mai vento. E adesso, sembrava quasi chiudere il cerchio. Non sapeva se se la sentiva. Non sapeva se avrebbe mai avuto il coraggio. Cosa ne sarebbe stato di loro? Cosa provava lui per lei? E lei? Un capogiro improvviso lo costrinse a fermarsi ed ad afferrare la ringhiera che costeggiava il lungolago. L’acqua fredda rifletteva un’altrettanto fredda luce invernale. Mucchi di neve qua e là. E vento. Chiuse gli occhi, recuperando stabilità. Doveva mostrarsi forte.

 

Da seduta il freddo era quasi intollerabile. Lui l'avrebbe trovata prima del suo eventuale congelamento? La bussola. Sperò che lui non si fosse sbagliato. Si sentiva un po’ come quelle ragazzine innamorate, quelle che affidano la loro relazione a giochetti insignificanti ed imprevedibili, frasi del tipo “se adesso vedo una macchina come la sua vuol dire che mi sta pensando”, “se adesso mi manda un sms vuol dire che mi ama”. Per lei era qualcosa del tipo “se adesso mi trova, vuol dire che va tutto bene, che è la scelta giusta”. Ma lui non si vedeva e lei ripensò a poco prima, quando era seduta nello studio di Janet e tra i bambini ce n’era uno mascherato da dalmata. Ovviamente. E ci aveva pensato, aveva riflettuto su quanti difetti avrebbe avuto il bambino, quante tare genetiche causate da lei. Ma non era lei sola. Irrazionalmente, aveva realizzato che ogni difetto che il loro bambino avrebbe preso da lui sarebbe stato meraviglioso, perché lei non aveva mai conosciuto nessuno che aveva fatto dei suoi difetti la propria forza. Perché al mondo ci voleva qualcun altro che, come lui, non si sarebbe mai arreso. E se quel qualcuno avesse potuto essere quell’insieme appena formato di cellule, be’ allora…

 

Come una statua, eccola là. A fissare il lago, immaginandosi chissà che. E come una statua si sentiva lui, pietrificato dal fatto di non sapere cosa accidenti dirle. Far star meglio lei? Riuscire a stare meglio lui? Anteporre, di nuovo, ciò che provava per i bisogni di lei? Suo padre. Lui sì che avrebbe avuto la risposta giusta, perché i genitori hanno sempre la risposta giusta. I genitori. Qualcosa che lui non sarebbe mai più diventato. Qualcosa che lui non avrebbe mai smesso di essere. Forse non era davvero destino. Forse i sogni sono fatti solo per essere infranti. Coraggio. Con un bel sospiro le si avvicinò. Gli occhi di lei indecifrabili.

"Non ti ho trovata a casa, poi ho pensato che saresti tornata facendo questa strada. Non voglio che tutto ciò che c'è tra noi dipenda da questa decisione... dobbiamo andare avanti. Hai fatto quello che sentivi di fare, ma possiamo restare insieme lo stesso"

"Non l'ho fatto... non ho potuto. Io voglio tenerlo... voglio avere il nostro bambino"

Le prese la mano e gliela strinse quanto gli fu permesso dai guanti. Voleva il loro bambino. Chiuse gli occhi, cercando di controllare il battito impazzito del suo cuore. Un soffio di vento gli schernì il viso. Il vento. Non avrebbe chiuso il cerchio delle confessioni tragiche. Anzi, apriva la sequenza di quelle belle, ne era sicuro.  Sarebbe stato papà, di nuovo.

 

Si lasciò stringere la mano, anche se era un po’ strano, visto che entrambi portavano i guanti. Ebbe la netta percezione di avere fatto la scelta giusta. Era Luka, in un certo senso, a renderla la scelta giusta. Un soffio di vento la colpì sul viso, asciugandole lascrime che minacciavano di cadere. Meglio così. Era ora di smetterla di piangere. Sarebbe diventata mamma, adesso.



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Ce l'ho fatta a guardare la puntata! E, come sempre, occhi lucidi per quel meraviglioso gioiellino che è. Mi mancano quei due pazzoidi, sigh...

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot, pairing: luby
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