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[ER] - As Time Goes By - Capitolo 04/04: Anni

Titolo della storia: As Time Goes By
Titolo del capitolo: Anni
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 010: Anni@ fanfic100_ita
Rating del capitolo: Verde
Rating della storia: Giallo
Set In Time: La fiction inizia il giorno dopo il matrimonio (puntata 13x21: I Don't) per continuare durante la stagione 14 e 15. Capitolo 3: si comincia dalla fine della stagione 14 (maggio 2008).
Note: Long fic.
Disclaimer: I personaggi utilizzati non sono miei, ma di tutti gli aventi diritto; il titolo della storia è stato suggerito dal titolo della colonna sonora dello stupendo Casablanca. In ogni caso, io non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

 

2008

Tempo addietro, il fatto di non aver festeggiato il loro primo anniversario di nozze nel giorno esatto sarebbe stata una di quelle cose capace di deludere Luka oltre ogni limite. Ma non aveva più importanza; anzi era molto meglio così. Avrebbero potuto unire anche il secondo compleanno di Joe, ed allora sarebbe stata la festa delle feste. Luka si stiracchiò nel letto, guardandosi intorno. L'alberghetto che avevno trovato era carino, posizionato armoniosamente in una dolce insenatura della costa. Si vedeva l'oceano, anche se la spiaggia non era proprio vicina. Ma anche quello non era importante. Quando ti trovavi ad un millimetro di distanza dal perdere tutto ciò che contava davvero nella tua vita, molte cose perdevano punti nella lista delle priorità. Luka si augurò di averlo imparato davvero, stavolta; si augurò di non dover più sentire la paura salirgli fino in gola a mozzargli il respiro.

Abby era nella stanza accanto, intenta ad aiutare Joe a vestirsi. Li sentiva parlottare tra di loro, madre e figlio, sentiva le loro risatine allegre e piene di aspettative, e questo gli diede ulteriore certezza di aver compiuto la scelta giusta. Avrebbero dovuto cercare una nuova casa, un nuovo lavoro, farsi nuovi amici, ma non importava. Avrebbero avuto ancora l'un l'altra ed entrambi avrebbero avuto Joe. E sarebbe bastato.

Si mise a sedere sul letto, stirandosi di nuovo. Era ancora stanco, ma era una stanchezza piacevole, bella, quasi, da provare. Non avevano progetti particolari per quel giorno, niente pazienti a cui correre dietro, niente ordini da seguire, ma, soprattutto, niente discussioni in vista. La vita aveva di nuovo colore.

Alzandosi ed andando alla finestra, Luka si rese conto che quella era la prima vera vacanza che facevano. Ovviamente, stava volutamente saltando le settimane trascorse in Croazia qualche mese prima, perché le vacanze devono, quasi per definizione, allegre e spensierate e piene di gioia e risate, e quelle fredde settimane in Croazia non erano assoluatemente state così. Erano servite ad altro, non certo a divertirsi.

La giornata fuori era bellissima ed assolata. La casa di fronte aveva le lenzuola stese che sventolavano liete nel vento di maggio. Luka aprì la finestra e respirò a fondo: l'odore salato dell'oceano gli invase i polmoni, facendolo sentire bene.

Abby, con Joe, rientrò proprio in quel momento nella stanza. Lui si girò a fissarla: la sua sposa, bella come l'anno prima, anzi più bella dell'anno prima, più matura, più consapevole, più vera, La frase che le disse gli uscì a tradimento, esattamente come due anni prima:

"Sposiamoci. Di nuovo"

 

2009

Conoscendo Abby, nessuno avrebbe mai potuto prevederlo. Ma le cose cambiavano e questo era un bene. La cosa più inaspettata di tutte era proprio che l'idea era stata sua, ma Luka non aveva mai trovato un motivo valido per lamentarsi. Diamine, non ce n'erano di motivi validi. Lui l'amava e, da buon romaticone senza spina dorsale, era disposto a sposarla anche una volta al giorno se lei glielo avesse chiesto. Per ora, però, sembrava accontentarsi di una volta all'anno.

Luka si sistemò il nodo della cravatta, sentendosi nervoso. Si ricordò dell'anno prima, quando lui le aveva buttato lì la proposta in modo inaspettato. La reazione di lei l'aveva sorpreso: gli aveva sorriso, un bel sorriso caldo che le aveva illuminato anche - e soprattutto - gli occhi, era arrossita appena appena, e gli aveva risposto: "Facciamolo"

Era stato lui ad essere rimasto senza parole. Perché non se l' era aspettato, perché lei riusciva sempre a stupirlo in duecento modi diversi. Aveva pensato che se lei avesse continuato ad essere così adorabilmente imprevedibile il loro matrimonio sarebbe stato ecezionale; aveva realizzato, per la prima volta totalmente consapevole e certo, che la scelta di riprovarci era stata la scelta migliore che potesse fare. Avrebbe voluto dirle questo ed altro ancora, ma la lingua gli si era come fossilizzata in bocca.

Lei aveva continuato a sorridergli, chiaramente divertita. Lo aveva stuzzicato con qualche battutina maliziosa e leggera. E, alla fine, lui, con un ritardo di tempo mostruoso, era riuscito a produrre un: "Sì, facciamolo", per poi andare da lei ad abbracciarla e baciarla, mentre Joe si limitava a guardare, consapevole del fatto che il destino gli avesse riservato di tutto tranne che genitori normali.

Ed adesso, con il nodo della cravatta finalemente in ordine, le stringeva la mano, felice. La cerimonia era uno micro-cerimonia, in verità. Solo loro due, Joe e un Giudice di Pace che avrebbe dovuto rinnovare i loro voti. Non più di una decina di minuti, ma per loro contava in modo indescrivibile. Avevano incluso la lettura della poesia di Cummings, perché, più che passava il tempo, più i versi romantici sembravano adatti a loro. Quando il funzionario finì, Luka baciò, di nuovo, la sua meravigliosa sposa, elegante in un semplice tailleur crema. E, tra i capelli, le perle di sua madre. Un altro piccolo rituale tutto loro. Si guardarono, grati di essere ancora lì a festeggiare il loro matrimonio. Poi, ringraziarono il giudice e se ne andarono insieme, con Joe che camminava in mezzo a loro. Non ci sarebbero stati grandi ricevimenti, solo un pranzo intimo nel ristorantino di Boston che adoravano, quello con la terrazza a picco sull'oceano. Perché, in quel giorno più che mai, ciò che contava erano loro. E basta.

 

2010

Luka entrò in casa, rabbrividendo. Fuori, aveva ripreso a nevicare e nel percorrere i metri che separavano casa loro dalla stazione della metropolitana si era congelato. L'appartamento, però, era caldo ed accogliente e lo fece subito stare meglio. Sapeva che sarebbero stati tutti a letto; d'altra parte erano le undici passate e Joe, il giorno dopo, doveva andare all'asilo, mentre Abby avrebbe iniziato a lavorare alle sette.

Entrò in salotto facendo meno rumore possibile. Si tolse il cappotto ed andò in cucina, alla ricerca di qualcosa di caldo. Sui fornelli, Abby aveva lasciato una teiera piena d'acqua. Sul tavolo c'era la sua tazza con una bustina della tisana rilassante comprata in una delle loro spedizioni al mercatino di quartiere. Luka sorrise, grato del gesto gentile della sua compagna. Doveva solo accendere il gas e lasciar bollire l'acqua e tutto sarebbe stato pronto. Non riusciva a capire chi aveva bisogno di grandi gesti romantici per sentirsi rassicurato sulla propria storia d'amore; cosa c'era di più amorevole, intimo e dolce del semplice gesto di Abby? Aveva preparato tutto per dargli il bentornato perché sapeva che fuori faceva freddo e non voleva che lui si ammalasse. C'era, obiettivamente, qualcosa di meglio di questa piccola attenzione?

Mentre l'acqua bolliva, Luka si sedette al tavolo della cucina. Oltre alla tazza, Abby aveva lasciato lì anche dell'altro. Era una pergamena, legata con un bel nastrino azzurro, appoggiata sopra una busta chiusa. Sulla busta, nella calligrafia mezzo sbilenca del suo bambino, Luka riuscì a decifrare il suo nome. Prima di tutto srotolò la pergamena: era un disegno di Joe. Lo guardò un attimo, riconoscendo nelle tre figure abbracciate lui, Abby e Joe. I tre stavano in piedi, stretti stretti, sotto un ombrello colorato, cercando di proteggersi da qualcosa che sembrava il Diluvio Universale. Luka corrugò la fronte, domandandosi per quale motivo Joe avesse disegnato la propria famiglia in una situazione non del tutto piacevole come la pioggia. Si grattò la testa e poi decise di aprire la busta. Era un bigliettino scritto da Abby. Iniziò a leggere, incuriosito:

"Bentornato.

Quello che vedi è una finissima opera del futuro artista Joe Kovac. Siamo noi, come puoi ben immaginare... anche se il piccolo non è ancora fisionomista, ma credo che migliorerà con gli anni. So che ti sembra strana l'ambientazione; è sembrata strana anche a me ed anche alla signora Fields che non si è fatta scrupoli chiedendo all'artista il significato dell'opera. Ebbene, Joe ci ha disegnati sotto la pioggia, ma con l'ombrello, perché, a detta sua, nella vita si è anche tristi, ma c'è il papà che ci protegge. Se noti, sei tu a reggere l'ombrello. Che dire? Tuo figlio, alla tenera età di tre anni e mezzo, riesce ad esprimere a parole e disegni concetti abbastanza articolati. E' bello, no? Mi piace come abbia intuito che tu ci sei a proteggerci. È un bambino meraviglioso ed io ne sono orgogliosa.

Beviti la tua tisana, e poi vieni a letto. Non preoccuparti di non fare rumore, anzi fai tutto ciò che puoi per svegliarmi. C'è da festeggiare la genialità del nostro erede. A tra poco.

A."

Luka si sentì particolarmente commosso ed orgoglioso. Il suo bambino stupendo. Si alzò e spense il gas; aveva deciso di sostituire la parte della tisana con una piccola gita nella camera di Joe. Voleva solo guardarlo dormire per un attimo, voleva solo sussurrargli quanto bene gli volesse. Poi, sarebbe andato in camera sua, certo che ci avrebbe messo ben poco per svegliare Abby.

 

2011

Il vetro di Ostetricia era lucido e ben pulito. Luka ci stava guardando attraverso, curioso ed emozionato. Tra le cullette della prima fila ce n'era una ad avere la sua totale attenzione. Al suo interno una bimba dormiva, agitando nell'aria le manine chiuse a pugno. Era bellissima; di certo la più bella bambina del reparto. E dell'ospedale. E di Boston. Probabilmente anche d'America. Si sporse un po' in avanti, cercando di memorizzare più dettagli possibili. Al polso la piccina aveva un braccialetto con un numero; anche Luka ne indossava uno uguale. Sul lato del lettino c'era una targhetta rosa, su cui qualcuno aveva scritto a pennarello Eva Kovac.

La sua bambina. Quando avevano deciso di adottare un bimbo, sapevano che avrebbero potuto aspettare a lungo, ma erano stati fortunati. Pochi mesi dopo, l'Agenzia li aveva contattati per dir loro che una ragazza li aveva scelti come futuri genitori. Luka si era sentito al settimo cielo, ed Abby con lui. L'unico che aveva mostrato qualche dubbio era stato Joe, che non riusciva a capire perché ci fosse bisogno di un altro bambino, quando lui, la mamma e il papà stavano bene insieme. Ma Luka era convinto che presto Joe si sarebbe trasformato nel fratello maggiore perfetto in considerazione del fatto che il neo-arrivato era un'adorabile femminuccia dalle ciglia lunghe e le guance paffute.

Eva era nata il giorno prima e la madre naturale aveva firmato gli ultimi documenti senza la minima esitazione, levando dallo stomaco di Luka anche l'ultimo peso. La bambina era sana e bellissima e, se le cose fossero proseguite nel modo in cui stavano proseguendo, il giorno dopo l'avrebbero portata a casa. Luka non vedeva l'ora. Aveva già tante cose in mente per lei. Abby aveva già iniziato a prenderlo in giro, sostenendo che la piccola era già viziata prima di venire al mondo, ma a Luka non importava. Era la sua bambina, e nulla gli avrebbe impedito di amarla con tutto se stesso.

Guardando Eva, Luka ripensò al modo diverso in cui Abby aveva vissuto l'attesa: con Joe era stata molto nervosa e preoccupata, ma con Eva era sempre stata ottimista. Non sapeva se era dovuto al fatto che Abby non stesse portando avanti la gravidanza, e quindi scongiurava il rischio del bipolarismo, ma il cambiamento era stato apprezzato oltre modo. Da una parte di lui era dispiaciuto di non poter vedere più Abby incinta, ma dall'altra parte era sollevato di vederla così rilassata, tranquilla e a suo agio. Amava il modo in cui raccontava a Joe l'arrivo della sorellina, il modo in cui guardava le vetrine, il modo in cui già pianificava le loro vite in previsione dell'arrivo della piccola. Era stato esaltante, e Luka si era reso conto che, probabilmente, Abby non era più spaventata dalla dinamica del rapporto madre - figlia. D'altronde, anche lei era cambiata, rimanendo sempre la stessa: era più sicura, più donna, più mamma. In una parola: perfetta.

Vide Sally, l'infermiera di Ostetricia, fargli un cenno, indicandogli la porta. Luka non se lo fece ripetere due volte. Entrò nella stanza e lasciò che Sally gli mise in braccio Eva. Si sedette su una delle sedie a dondolo, cullando la bambina. Da vicino, era ancora più spettacolare. Sapeva che era folle, ma, ai suoi occhi, Eva assomigliava ad Abby. Scosse la testa e si chinò per baciare la testolina calda della piccola. Pensò agli anni che sarebbero venuti, alle sfide che di sicuro avrebbero trovato sulla loro strada. Ma non aveva paura: loro avrebbero continuato a remare.





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Quanto alto è adesso il livello della vostra glicemia?

Tags: character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: as time goes by, pairing: luby
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