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[ER] - As Time Goes By - Capitolo 03/04: Mesi

Titolo della storia: As Time Goes By
Titolo del capitolo: Mesi
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 009: Mesi@ fanfic100_ita
Rating del capitolo: Giallo
Rating della storia: Giallo
Set In Time: La fiction inizia il giorno dopo il matrimonio (puntata 13x21: I Don't) per continuare durante la stagione 14 e 15. Capitolo 3: dall'ultimo periodo della permanenza in Croazia di Luka in avanti.
Note: Long fic.
Nel capitolo si fa riferimento ad un regalo ricevuto da Abby. In TV non si è visto nulla del genere, ma era una delle scene tagliate della Stagione 14.
Disclaimer: I personaggi utilizzati non sono miei, ma di tutti gli aventi diritto; il titolo della storia è stato suggerito dal titolo della colonna sonora dello stupendo Casablanca. In ogni caso, io non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

Ottobre 2007

“Abby,

so quello che ti ho detto quella sera da Susan. Me lo ricordo. Mi imbarazza ancora, al punto da non potertene parlare liberamente. Mi dispiace, ma sappi che le mie parole erano vere. Mi mancavi. Come avrei potuto non sentire la tua mancanza?”

Il bigliettino scritto a mano era caduto da un libro che lui aveva letto in passato e che lei stava sfogliando per passare il tempo. Un libro per ricordarsi di lui e sentire meno la sua mancanza.

Si ricordava del dialogo in camera da letto. La cosa la fece sorridere appena, mentre ripensava a quella sera lontana. Ma un altro pensiero si insinuò: se gli mancava così tanto perché non tornava? Perché la chiamava veloce, parlava con lei per due secondi e non accennava a parlare del suo rientro? Era tanto bravo con le parole, ma poi…

Sospirò, pensando ancora a quella sera: lui era ubriaco. Chiara, Abby ebbe l’immagine della bottiglia di birra che gli aveva visto bere. Deglutì, la gola secca. Ne sarebbe bastato un sorso, un sorso solo.

 

Novembre 2007

Attaccò il telefono, infastidita. Il giorno prima, che sarebbe stato necessario, non le aveva risposto mentre lei consolava Joe, gli teneva la mano, lo vedeva sparire dentro il tunnel della risonanza. No, nessuna risposta, adducendo qualche scusa assurda. Suo figlio avrebbe potuto morire e lui non aveva risposto al cellulare. Quel giorno, invece, continuava a telefonarle ed a sommergerla di domande sulla salute del bambino. Sulla sua di salute, però, niente. Lei non poteva stare male, non poteva crollare, non poteva chiedere, non poteva fare nulla. Doveva solo fare la brava ed occuparsi di Joe.

Ma in quel preciso istante Joe stava dormendo. E lei sapeva cosa fare: d’altra parte aveva tutto il diritto di rilassarsi un po’, o no? Aprì il congelatore ed afferrò la bottiglia. La vodka era ghiacciata, meravigliosa. La sensazione che provava nel sentirla scendere in gola era paragonabile ad un orgasmo (se si ricordava bene, visto che da quel punto di vista era calma piatta). Il primo bicchiere era andato. Se ne versò un altro. Tanto Joe dormiva. Non aveva bisogno di lei. E nemmeno Luka a ben pensarci.

 

Dicembre 2007

Si muoveva furtiva per l’appartamento, cercando di non svegliare nessuno. Nemmeno il suo caro cognato Niko, persona di cui avrebbe potuto benissimo fare a meno. Voleva il suo Luka e lui aveva pensato bene di portare suo fratello. Idiota decerebrato. In cucina, si esibì nel ben noto balletto di: aprire il congelatore – afferrare la bottiglia – prendere un bicchiere – riempirlo – bere. In quei giorni, però, doveva fare più attenzione, buttare le bottiglie vuote fuori casa, prima che Luka se ne accorgesse. Era brava, però, e furba. Un goccio nel caffè, mentre suo marito vestiva Joe, la bottiglietta d’acqua piena a metà di vodka, i flaconcini del profumo in bagno. Alzò il bicchiere alla luce della luna che entrava dalla finestra brindando a se stessa. Se lui non la beccava, non era grave, lei poteva smettere. Si rendeva conto di essere già ubriaca, ormai lo era continuamente, anche sul lavoro, però almeno non pensava più costantemente a Moretti. Poteva non dirlo a Luka, tanto a lui, di lei, non importava nulla. L’aveva dimostrato portandosi dietro Niko. Che tornasse pure in Croazia e che la smettesse di interrogarla. Che ne poteva sapere lui della disperazione e della solitudine?

 

Gennaio 2008

Stava tremando, seduta in un angolo della sua stanzetta. Scioccamente, pensò a tutte le celebrità finite in riabilitazione, pensò a quei centri di riabilitazione - ricchi e sontuosi - pensò a come con Luka ci aveva riso guardando una trasmissione di gossip in televisione. Pensò a quanto era stata stupida; dopo la visita di Luka - fredda, distante, infastidita – aveva quasi la certezza di aver rovesciato la sua vita giù nello scarico, nello stesso modo in cui aveva rovesciato il contenuto delle bottiglie che aveva tenuto nascoste in casa.

Continuò a tremare, e non era solo per la necessità di bere; non più. Era paura. Paura allo stato puro. Avrebbe voluto prendere il muro a testate, avrebbe voluto tornare indietro, avrebbe voluto non aver mai aperto quella bottiglia.

Accarezzò il ciondolo della collanina che Luka le aveva portato: S. Cristoforo, il Santo così caro a suo suocero. Si augurò di riuscire ad avere la sua stessa forza. Si augurò di non mollare. E si augurò che nemmeno Luka mollasse. Sospirò, sentendosi vuota. Realizzò che il vuoto lo avrebbe voluto riempire con suo figlio - il suo adorabile piccolo Joe - e non con la bottiglia. Tutto sommato, il pensiero la fece stare bene: aveva ancora molta strada da fare, ma non era più al punto di partenza.

 

Febbraio 2008

La Croazia avrebbe potuto essere bella, se non avesse dovuto viverla così. Con Luka non andava per niente bene, le parlava a malapena, e quando lo faceva… Abby scosse la testa, amareggiata. L'aveva sempre saputo: la confessione di quanto accaduto con Moretti avrebbe significato distruzione totale e completa. Eppure sapeva di aver fatto la scelta giusta. Se volevano superare il momento, se volevano sperare di avere ancora in futuro non avrebbero potuto ignorare i fatti. Che tanto Luka non è cretino, è già sapeva cos'era successo. Avrà avuto solo paura. Però non poteva biasimarlo; anche lei aveva avuto paura, e ce l'aveva ancora, a voler essere onesti.

L’unica soddisfazione le arrivava da Joe: lui non era arrabbiato con lei, anzi, percependo la tensione tra lei e il suo papà, si era legato a lei ancora di più. Voleva stare in braccio a lei, giocare con lei, farsi imboccare da lei, farsi raccontare la favola da lei. Peccato che Luka tentasse di tenerglielo lontano. Ed Abby sapeva perché, perché lei l'aveva messo in pericolo guidando ubriaca, perché lei aveva dimostrato di non essere una madre migliore di Maggie.

Ed era l'ipotesi di aver potuto perdere Joe a rendere le cose veramente difficili con suo marito. Luka avrebbe potuto non perdonarglielo mai. Perché Luka sapeva cosa volesse dire perdere tutto.

 

Marzo 2008

Casa dolce casa. Per niente. Dividevano lo stesso tetto, ma la distenza che li separava era enorme. Era come se non avessero nemmeno più gli stessi ritmi. Abby sapeva che mentre lei dormiva Luka era sveglio a girarsi e rigirarsi nel letto; così come lo trovava addormentato alle prime luci dell'alba quando lei non riusciva più a dormire. Non la sfiorava più con dito, nemmeno per errore. E spesso non la guardava nemmeno negli occhi. Abby cercava di calcolare quanti mesi potessero esserci ancora prima che un avvocato qualunque le consegnasse le carte del divorzio. Perché non poteva che finire così tra loro due. Perché anche se lei lo amava (e una parte di lei era convinta che anche lui la amasse ancora) Luka avrebbe potuto non perdonarla mai.

Ne parlava con Janet, ci pensava alle riunioni; avrebbe voluto scrollarlo ed urlargli in faccia che lei ci stava almeno provando. Ma lo sapeva: anche se lei faceva la brava, anche se faceva la mamma perfetta, anche se cercava di essere una buona moglie, Luka non era obbligato a perdonarla. Perché non stava scritto da nessuna parte, perché, a volte, le cose si rompevano e non si aggiustavano più.

Le altre ricadute, i ricoveri, le riunioni e le nuove sobrietà le aveva praticamente affrontati da sola; e da sola aveva ricominciato. Si rendeva conto che essere in due non facilitava nulla, anzi complicava solo le cose. Lei non voleva che Luka la lasciasse, lei voleva amarlo ancora, lei voleva che lui si lasciasse amare ancora. Ma questo lo poteva decidere solo lui. La prossima mossa non poteva che essere la sua. E lei avrebbe dovuto accettarne le conseguenze.

 

Aprile 2008

Suo marito le aveva appena riconsegnato Joe a mo' di pacco spedito col corriere. La cosa la fece letteralmente imbestialire: perché andava bene essere offeso, stare male, avere il diritto di soffrire, ma comportarsi da bambino di due anni era decisamente troppo. Conosceva Luka abbastanza da sapere che il suo gesto era stato anche dettato dal sottile desiderio di farle del male. Una volta, ridendo, e leggendo un oroscopo, aveva deciso che Luka era il re della "critica dstruttiva", ovvero la capacità innata di annientare una persona (amata soprattutto) con una sola parola o gesto. Intenzionalmente. Ma Joe... il poverino cosa c'entrava con tutto il casino?

Abby scosse la testa: Luka se ne era andato da poco più di una settimana ed ancora non era cambiato nulla. Forse lo spazio di cui lui sentiva la necessità serviva solo per essere riempito con qualcosa che non avesse riguardato loro due. Si sedette sul divano, guardando Joe che giocava con le sue costruzioni. Il divano, senza di Luka, era enorme. Così come enorme era il loro letto, senza di lui.

Si chiese se lui l'avrebbe sfrattata. Alla fine quell'appartamento era il suo. Ma sapeva, sotto sotto, che non l'avrebbe mai fatto. O almeno lo sperava. Le sarebbe dispiaciuto troppo: avrebbe proprio voluto dire perdere tutti i ricordi che la legavano a lui, a loro. Avrebbe voluto dire non poter più affondare il naso sul suo cuscino, o accarezzare distrattamente le camice allineate nell'armadio. Abby sentì l'agitazione crescere. Si alzò ed afferrò il telefono: doveva parlare con Janet, prima di farsi divorare dalla disperazione. Sapeva che sarebbe successo qualcosa, doveva solo trovare il modo di essere preparata al meglio.



 

Tags: character: abby lockhart, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: as time goes by, pairing: luby
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