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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 9: County Cook Hospital, Chicago

Happy Birthday, lil' Tin!





CONTY COOK HOSPITAL, CHICAGO

 

“Here I am,

I’m on my own again”

Blame it on the weatherman, B*Witched

 

La prima cosa che notò fu “Dr Kovač” scritto sul tabellone e la seconda che era accerchiato. Sentì un coro sempre crescente di “Bentornato!” e allora si rilassò. Calma John, non sono ribelli Mai Mai, sono solo i tuoi colleghi. Sorrise a tutti e si beccò anche i baci e gli abbracci di Haleh e Lydia. Persino Kerry, là nell’angolo, sembrava commossa. Chiaro: dopo la drammatica esperienza di Luka tutti avevano paura che qualcosa di simile sarebbe potuto succedere anche al caro Carter. E invece eccolo lì, bello e sorridente come non mai.

John era felice. Il suo ospedale. Ripercorreva con piacere i suoi corridoi, risentiva tutte le risate che ci si era scambiati lì dentro e si lasciava cullare dalle voci dei suoi amici. Il posto gli sembrava un po’ diverso, probabilmente era solo pulito, paragonato al precedente impiego. Scorse anche dei volti nuovi, persone che avrebbe dovuto conoscere, ma adesso aveva un’altra cosa da fare. Una cosa estremamente urgente che lo rendeva nervoso.

Si allontanò con qualche difficoltà dal gruppo che lo stava ancora riempiendo d’affetto ed entrò nel salottino. Sulle prime rimase un attimo stravolto a causa dell’ondata di ricordi che lo riempì. Poi iniziò a guardarsi intorno, la tensione di nuovo viva e, proprio mentre stava per uscire a continuare la sua ricerca, sentì una voce alle sue spalle:

I’m lying here in the dark, waiting for death”*

Un sorriso (e sollievo) apparve immediatamente sul viso di Carter. Si girò e, tentando di rimanere serio, disse:

“E io cosa dovrei rispondere? ‘The horror,the horror’ ?”*

“Veramente quella sarebbe ancora una mia battuta, anzi la mia ultima battuta, comunque noto che hai letto il libro”

“Solo un’occhiata veloce…”

I due uomini si fissarono intensamente per qualche minuto. Poi John disse con voce tremante:

“Sono contento che non l’abbia dovuta pronunciare. Come stai, Luka?”

“Vivo. Non ti ringrazierò mai abbastanza. Davvero. Non ci sono parole sufficienti…”.

A Carter non importava. La riconoscenza la lesse nei suoi occhi, grandi e brillanti. Due occhi che sembravano contenere la verità segreta del mondo. È per questo che faccio il medico. Per questi momenti.

Luka si era alzato dal divano su cui era stato sdraiato fino a un attimo prima.

“Ti trovo bene”

“Sono io che dovrei dirlo…”

“Abbronzato, capelli schiariti dal sole. Un vero rubacuori. Dovrò stare attento che non mi rubi le prede…”

“Eh, ma io non ho il tuo fascino misterioso di slavo venuto dall’oscurità della terra. Ma stai bene davvero?”

“Sono ancora un po’ anemico”

“Persino un po’ vampiro! Non credo davvero che sarò una minaccia per le tue conquiste”

“Cominci ora?”

“Sì. Ti sei perso il mio party di benvenuto”

“Ne faremo uno privato. Come minimo ti devo offrire una cena. E poi ti devo parlare”

“Qualcosa di grave?”

“Dipende dai giorni”

“Sempre misterioso Kovač!”

“Ho un personaggio da mandare avanti”. Esitò un attimo. “Lei è qui”

“Quand’è che avrò una buona notizia da te? Devo parlarle?”

“Lo chiedi a me?”

“Hai ragione. Sarà meglio farlo subito. Via il dente, via il dolore”

“Bravo ragazzo. Buon lavoro e buona conversazione”

“Grazie… ah Luka, sono contento di vederti vivo”

“Anch’io Carter, anch’io”

*= Conrad, Joseph, Heart Of Darkness, Milano: Mursia, 1978.

 

Tags: character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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