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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 26: Luka & Abby

Una delle cose più particolari di Luka, a mio avviso, è la sua capacità di annientarti con l'unica frase che fa davvero male. Ci vuole talento, credo. Questo per dirvi che in stasera capitolo Luka non si comporta da bravo bambino.
Buona lettura.

 

LUKA & ABBY

Me. I am free. I am free”

Falls To Climb, REM

 

Lu’, hai finito di fare la valigia?”

La sentì uscire dal bagno e chiudere la porta. Le dava le spalle, e trovava disturbante prestare attenzione al panorama notturno piuttosto che alla sua voce. Ma non riusciva a muoversi; era come se la notte gli stesse parlando.

Luka… va tutto bene?”

Lui rimase fermo in attesa che la sua mano gli toccasse le spalle. Ed infatti pochi secondi dopo sentì il familiare tocco delle sue dita. Aveva da poco fatto la doccia ed il profumo dello shampoo era ancora percepibile. Gli girò per un attimo la testa.

Cosa stai guardando?”

Chiuse gli occhi e scosse la testa, lasciando che i capelli gli cadessero sugli occhi. “Non lo so”, disse sinceramente, come se quella frase potesse sistemare le cose.

Abby gli prese una mano, gli baciò le dita e la strinse al petto: “Lo so che c’è qualcosa che ti preoccupa. Cos’è?”

Si girò verso di lei e la fissò un secondo: “Mi ami, vero?”

Lei rimase sorpresa dal tono triste ed abbattuto. Gli sembrò come svuotato di ogni energia. Gli strinse ancora di più la mano, cercando di trasferirgli tutto l’amore che provava per lui. Cercò il suo sguardo, ma lui guardava ancora fuori: “Certo che ti amo. Non posso fare altro, Luka”

E non ti vergogni di me?”

Abby si tirò leggermente indietro e lo guardò con lo stesso sguardo di uno scienziato di fronte ad un esperimento fallito. Non capiva. “Lu’, ma cosa stai dicendo?”

Oggi ho fatto una cosa ignobile… sai, mi merito quello che è successo…”, strappò la sua mano da quella di lei ed andò a sedersi sul letto.

Lei lo raggiunse subito e si sedette vicino a lui. Spalla contro spalla, sentiva la sua tensione. Iniziava a spaventarsi; era uno di quei momenti in cui lui si isolava e diventava irraggiungibile. Di solito, lo lasciava da solo ed aspettava che tutto tornasse alla normalità, ma quella sera non poteva.

Ma di cosa stai parlando?”

Oggi…”, gli tremava la voce, sospesa tra una sfumatura di lacrime e rabbia, “… oggi ho tirato in mezzo il mio bambino. L’ho strumentalizzato, solo per ferire quell’animale. Bel genitore, vero? Forse Sam l’anno scorso aveva ragione”

No, non dire così. Non hai strumentalizzato nessuno”, lei era toccata dalla profondità che raggiungevano i suoi pensieri e per come riuscisse a ricordarsi le cose brutte che gli dicevano.

Lui non sembrò averla sentita. Abby gli mise una mano sulla guancia: “Hey, sai invece cosa ti dico? Che sono orgogliosa di te. Hai reso loro giustizia”

Lui scattò come se qualcosa l’avesse morso: “E cosa me ne faccio di questa giustizia? I miei bambini non sono qui a condividerla. È stato tutto inutile”

Non è vero, e lo sai. Pensa alle famiglie delle vittime della guerra. O alle vittime stesse. O a chi vive nella paura. Tu hai portato giustizia per loro”

Sì, ma e i miei figli? Io cosa ci guadagno?”, Luka urlava quasi e Abby si sentiva quasi in colpa. Raccolse il coraggio: “Li ami ancora? Loro ti mancano, lo so”

Ma certo. Erano… sono i miei figli”, il suo tono ovvio la urtò. Era come aver sbattuto contro un muro. Lo fissò: respirava affannosamente, il viso era rosso e gli occhi erano spalancati. Non l’aveva mai visto così arrabbiato. Nemmeno al lavoro. Voleva fermarsi, ma sapeva che doveva chiudere la discussione: “E se un giorno noi avessimo dei figli? Non li ameresti mai così, vero?”. La domanda delle domande, il vero motivo per cui aveva così paura di un bambino loro.

Lui la fulminò, negli occhi una luce maligna a lei sconosciuta: “Ti preoccupi troppo. Non sai nemmeno se li vuoi, dei figli”

Lei lo guardò ferita e sgomenta. Si allontanò da lui, cercando di continuare a respirare. Nella stanza nessuno parlò più. Dopo qualche interminabile minuto, Luka parlò: “Abby… tesoro, mi dispiace”

Lei continuava a voltargli la schiena. Decise all’istante che si sarebbe ucciso se lei non lo avesse perdonato. “Abby…”, niente. Lui cominciò a piangere. Si mise le mani tra i capelli. “Scusami. È che sono stanco… sono settimane che non dormo. Io, io, scusami. Non lo pensavo. Ti amo, per piacere… Abby”

Il modo in cui pronunciò il suo nome le spezzò il cuore. Si girò e si pentì di essersi arrabbiata con lui. Lo sapeva che era stanco. Gli si avvicinò e lasciò che lui le appoggiasse la testa sul petto. Iniziò a giocherellare coi suoi capelli. “Ti amo anch’io. Sei perdonato”

Lui alzò la testa per guardarla: “Non oso nemmeno pensare a cosa sarebbero state queste settimane senza di te. Non ce l’avrei mai fatta. Grazie”

Rimasero in silenzio un attimo. “Sai qual è la verità? È che adesso mi sento libero, libero davvero. Come se non fosse mai successo nulla. Mi fa un po’ paura. Non so se è giusto”

Luka, tu meriti di essere un’anima libera”

Davvero?”

Sì”

Alzò le spalle: “Allora va bene”. Lei sorrise: era di nuovo il suo Luka. Adesso non vedeva l’ora di tornare a Chicago.

 

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, pairing: luby
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