drk_cookie (drk_cookie) wrote,
drk_cookie
drk_cookie

  • Mood:
  • Music:

[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 25: Testimonianza

Dichiaro di non sapere nulla di aule di tribunali e di processi. Pertanto, ogni cavolata scritta è figlia della mia ignoranza estrema. Sottolineo anche che non è mia intenzione offendere nessuno. Ah, certo, naturalmente la fiction è stata scritta prima che Slobodan Milosevic morisse. E sì, suo figlio si chiama davvero Marko. Facciamo anche che alzo il rating della storia.


 

TESTIMONIANZA

And love cannot be called into question,

forgiveness is the only hope I hold,

and love, love will be my strongest weapon,

I do believe that I am not alone…

tell me why, look me in the eye and tell me why”

Final Straw, REM

 

Chiamo a testimoniare il dottor Luka Kovač”

Il corridoio che univa il fondo dell’aula al banco del giudice sembrava infinito. Camminava piano, respirando a fondo per mantenere la calma, ma dentro di sé si sentiva pronto a scoppiare. Sperò di non sembrare troppo insicuro e percorse gli ultimi metri concentrandosi esclusivamente sul movimento che dovevano fare le sue gambe.

Arrivò al suo posto, sospirò e si girò. Davanti ai suoi occhi un’intera aula di tribunale, corredata anche da alcuni giornalisti, lo fissava attentamente. Incrociò un attimo gli occhi di Abby che gli sorrisero in modo rassicurante.

Alzi la mano sinistra e metta la destra sulla Bibbia. Giura di dire tutta la Verità e nient’altro che la Verità?”

La copertina in pelle della Bibbia era fredda e Luka provò l’impulso di togliere la mano e andarsene. Respirò e scacciò la repulsione: “Lo giuro”. Si comincia.

Buongiorno. Può dirci il suo nome, cognome e occupazione?”

Dr Luka Kovač, assistente anziano nel Pronto Soccorso del County Cook Hospital di Chicago, Stati Uniti”

Mezz’ora dopo Luka avrebbe voluto essere ovunque, ma non lì. In ospedale, in mezzo al traffico, a Vukovar persino, ma non lì. Il suo avvocato gli mostrò una fotografia: “Riconosce quest’uomo?” Eccome. Davanti a lui il suo carnefice. Solo in foto, grazie al cielo, ma pur sempre lì. Luka si sentì sporco. “Sì. Lui, lui gestiva un campo di prigionia”

Lo ha visto compiere atti criminali verso i prigionieri?”

Chiuse gli occhi. Doveva rispondere per forza? “Sì… anch’io ero un prigioniero”

Dal suo posto tra il pubblico Abby lo guardava sempre più incredula per quanto stava succedendo: lo vedeva lì, elegante nel suo completo antracite, con gli occhi di un’incredibile sfumatura grigia e non poteva credere a quello che stava raccontando. A vederlo così, come poteva immaginarselo con 20 Kg di meno ricoperto del suo stesso sangue? Era impossibile. E vederlo risponderlo a domande sempre più private, - ma quello è davvero il suo avvocato? - la faceva rabbrividire. Da una parte lo ammirava per via del suo coraggio, ma dall’altra era un po’ spaventata: lo conosceva davvero? Che legame c’era tra la persona che amava e quella prigioniera in Croazia? E quanto di quella torturata aveva influenzato il “suo” Luka? Non voleva pensarci.

Ho finito. Passo la parola alla difesa”

Luka deglutì. La parte difficile arrivava adesso. Alzò gli occhi, sentendosi osservato. Incontrò subito lo sguardo che temeva. Aveva la solita espressione pacifica e paterna, la stessa espressione che aveva per parlare alla moglie o ordinare massacri. Luka sentì lo stomaco contrarsi e per un attimo temette di vomitare.

Slobodan Milošević si alzò con fare regale e la sedia di legno scricchiolò. Sfogliò lentamente i fogli che teneva in mano e Luka capì: quella era una continuazione della tortura. Si sentì stanco. Che diritto aveva quell’uomo? Luka sapeva dove stava la Verità, non si sarebbe lasciato screditare.

Allora, lei sostiene che…”

Innanzitutto, buongiorno. Possiamo mantenere una parvenza di educazione, o sbaglio?”

Involontariamente, Abby sorrise. Aveva riconosciuto Luka. Il suo Luka combattente e orgoglioso. Si sentì meglio.

Dopo pochi minuti l’aula era completamente stregata. Nessuno voleva perdersi una sola parola del dialogo tra i due: più Milošević provocava, più Luka trovava parole adatte per rispondere. Alla fine, il Serbo si arrese, ma il Croato non aveva ancora finito. Guardò il Giudice: “Posso dire ancora una cosa?”

Sì”

Luka fissò Slobo: “Non è solo una questione di colpa, ma di responsabilità. Lei aveva qualcuno che lavorava per lei, ma queste persone sono ancora libere. Non è giusto che paghi anche al loro posto, ma si deve prendere la responsabilità delle sue azioni. Non può vivere come se non fosse successo niente, come se lei non sapesse di cosa si sta parlando. Siamo tutti adulti, non possiamo più nascondere la testa sotto la sabbia.

Tutto sommato, lei è fortunato. Lei ha ancora i suoi figli. Ci pensi. Suo figlio si chiama Marko, come il mio. Va bene, dalla prigione lo vede poco, ma, non so, riceverà le sue lettere, le sue telefonate; lei lo vede crescere. Se si immagina qualcosa su di lui, può poi verificarlo. Io no. Marko, come mio figlio. Ci pensi la prossima volta che pensa a lui, o la prossima volta che lo vede. Pensi a un altro padre che non può fare la stessa cosa, pensi a quanti Marko ci sono o ci sarebbero stati.

Responsabilità, signor Milošević, responsabilità” Luka aveva gli occhi lucidi, ma non voleva piangere, non davanti a lui. Guardò ancora il Giudice: “Posso andare, ora?”

Imputato, ha altre domande da fare al teste?”

Per la prima volta Milošević non sapeva più che dire. Pensava a Marko, il suo Marko. Si limitò a scuotere la testa. L’aula tratteneva il fiato.

Il giudice parlò ancora: “Dr Kovač, ora può andare. Grazie per la testimonianza”

Luka si alzò, sentendosi vivo. L’Aja era stata un successo.

 

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, pairing: luby
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

    Your IP address will be recorded 

  • 2 comments