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[ER] Destini Incrociati - Capitolo 8: Luka

Tonight ER is back after the strike... I'm so glad.



“Ma che cosa vuoi che sia

per te che non hai pianto

sul tuo tempo che verrà”

La cura giusta, Timoria

 

Con il corpo scosso da tremiti e singhiozzi Luka credeva di morire. In parte a lui stava seduto il Dr Goldstein. Il suo sguardo rifletteva una cupa preoccupazione, ma Luka sembrava non accorgersene. Sembrava non essere nemmeno lì, perso nel suo universo di terrore.

Ira avrebbe voluto abbracciarlo, ma era solo il suo psicanalista, non suo padre. Rimase in silenzio mentre il pianto di Luka rimbombava nella stanza. Non sarebbe mai riuscito a dimenticare quel suono straziante.

Dopo un’eternità Luka alzò la testa e fissò un paio di occhi gonfi e doloranti in quelli di Ira.

“Perché?”, un sussurro di panico. Ira non si mosse.

“Perché? Perché? Dovevo rimanere con loro, i miei bambini… e invece no, dovevo uscire a prendere le provviste…”, altri rantoli senza senso.

“Luka, se fossi stato lì quella bomba avrebbe colpito anche te…”

“E allora?”, era arrabbiato, adesso. “Dovevo morire con loro, ero il loro papà, che diritto ho io di essere in vita?”

“Cosa avresti fatto? Saresti stato ferito…”

“Avrei preso mia moglie tra le braccia e le avrei detto che l’amavo. Per l’ultima volta. Ma non sono riuscito a fare neanche quello. L’ho lasciata sola, a morire dissanguata  a un metro da me…”.

Aveva di nuovo appoggiato il capo tra le mani e fissava un punto indistinto del pavimento.

“Luka, guardami”, niente. “Luka, per piacere…”.

Finalmente, alzò gli occhi.

“Adesso ascoltami. Va bene?”

Un sì impercettibile.

“Non le ho le risposte. Perché i tuoi bambini? Non lo so. Io non ho figli e me ne vivo nel ventre caldo e protettivo dell’America. Non ho mai vissuto la guerra, però una cosa te la posso dire. Mentre Danijela moriva tu stavi cercando di salvare la vostra bambina. E questa era l’unica cosa che importasse per lei. A tua moglie non importava della sua vita, ma voleva che Jasna si salvasse. E il suo ultimo sguardo, la sua ultima immagine eri tu che respiravi per la bambina. Non le hai detto ‘ti amo’? E che importa? L’amore che provavi per lei lo stavi dimostrando con Jasna. Nient’altro contava. Davvero, Luka. Devi credermi.”.

Per un attimo nessuno disse nulla. Luka continuò a fissare gli occhi del suo medico, come a volerne testare la sincerità. La profondità di quello sguardo fece sentire Ira nudo. Era come stare sotto un microscopio. Come si poteva far soffrire un’anima così?

“Ma allora perché fa così male?”, non piangeva più ora e la sua voce era una nenia che riempiva la stanza.

“Luka, tu meriti di essere vivo. Per loro, che non lo sono più e per le persone che salvi ogni giorno. In una certa misura anche per me, perché mi obblighi a confrontarmi con una realtà nuova. Fa male perché continui ad accusarti e colpevolizzarti. Ma tu non c’entri. Devi testimoniare la loro presenza. Devi raccontare a tutti che una volta tre persone meravigliose esistevano. Loro continueranno a vivere solo se continuerai a farlo tu. Non farti schiacciare dal passato”.

Luka si alzò lentamente.

“Devo andare ora. Grazie”.

“Non dovresti andare a casa da solo”

“Ha paura di qualche gesto insano? Tranquillo: sono troppo stanco”

“Appunto. Resta qui. Ti riposi un attimo e poi mangiamo qualcosa”.

Sguardi dubbiosi.

“Giuro, non ti psicanalizzo mentre ceniamo!”

“Parola?”

“Parola!”

“Allora… va bene. Ah, un’altra cosa: sarò io a psicanalizzare lei”

Un sorriso. Miracolo!

“E allora? Che c’è per cena?”

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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