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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 20: Chicago

Da quando sono tornata in ufficio, apprezzo il week-end in modo indescrivibile. Sarà anche perché oggi ho dovuto tocchinare un motore assi tutto lurido d'olio...


CHICAGO

So make the best of this test and don’t ask why

it’s not a question but a lesson learnt in time.

It’s something unpredictable but in the end it’s right,

I hope you had the time of your life”

Good Riddance (Time Of Your Life), Green Day

 

La città era scossa dal vento. Un vento freddo e violento che sollevava piccoli cumuli di neve. Il cielo plumbeo ed opprimente non prometteva nulla di buono. Con lo sguardo perso a fissare la superficie del lago, Carter sentiva che la sua anima si accordava perfettamente al clima. Pensò all’estate passata, ormai lontana, e rabbrividì. Dov’è andato il mio tempo felice?

Accanto a lui, Luka stava immobile. Sapeva che toccava a Carter rompere il silenzio. Aspettava pazientemente, lottando contro il freddo che cercava di penetrare sotto il cappotto. Si mise le mani in tasca e le chiuse a pugno. Spostò il peso da un piede all’altro e cercò di guardare John senza sembrare troppo opprimente.

Allora?”

Allora cosa?”

Non vuoi sapere come sto?”, il suo tono era ironico. Come se tutti non avessero fatto altro che informarsi sulla sua salute.

Te lo devo chiedere?”, Luka non era per niente offeso. Sapeva che non era un momento facile. “John, ti andrebbe un caffè?”

Non credo che risolverebbe le cose…”

John…”

No, senti, non dire niente. Lo sai cosa vorrei? Vorrei Kem!”

Tu ce l’hai ancora”

Ah sì?”, Carter fissò Luka con tutto l’odio di cui era capace, “Io ho in fantasma, un ricordo. E la cosa mi fa paura”

Ma le passerà”

Smettila! Non puoi volermi dare consigli anche su questo! E poi”, lo sguardo diventò un po’ più crudele, “non stiamo parlando di mogli morte…”.

Luka distolse lo sguardo ed impallidì. Sapeva che Carter non voleva ferirlo veramente, ma faceva male lo stesso. Guardò ancora John, avvolto nel cappotto che svolazzava nel vento. Sapeva che la sua anima era più fredda di quella giornata. Sapeva anche che l’unica persona che potesse riscaldarla era chiusa nel suo dolore privato.

Non hai più niente da dire? Non è possibile”, l’altro non rispose, sentendosi impotente, “Non capisci, Luka? Lei è stata…”, John si bloccò, come se qualcuno gli impedisse di parlare. Luka lo fissò e notò che aveva gli occhi lucidi. Rimasero un attimo in silenzio e immobili come due statue. Nell’aria, aleggiava l’eco dell’ultima frase di Carter. Nemmeno il tempo invernale aveva il coraggio di finirla.

John, dillo”

Carter fissò l’amico come se gli avesse chiesto qualcosa di inimmaginabile. Era più facile convincerlo a buttarsi nel lago. “John? Per piacere… tu devi dirlo”

L’altro chiuse gli occhi. Quando li riaprì, una lacrima gli scivolò sulla guancia. Respirò a fondo: “Lei è stata violentata. Oddio, Luka, ti rendi conto?” Era la prima volta che lo diceva ad alta voce. Il modo in cui aveva pronunciato le parole lo spaventò. Era come ammettere che era successo. Lui l’aveva sempre saputo, ma non dirlo l’aiutava a non crederci. Si accasciò su una panchina. Probabilmente era così che ci si sentiva in punto di morte.

Luka gli mise una mano sulla spalla e aspettò ancora. Si rese conto che aveva la gola completamente secca, nonostante non avesse parlato molto. Ascoltò i singhiozzi di Carter, solitari lamenti che cercavano consolazione. Sapeva che avrebbe avuto altri momenti così.

Lo sai che mi ha detto? Che vorrebbe tornare in Africa. Non mi rivolge quasi la parola e quando mi parla salta fuori con ‘sta storia. Non posso farla partire. Come faccio? Perché è successo?”, non piangeva più, ma chiaramente voleva risposte. Risposte che Luka non aveva.

Non bisognerebbe chiedersi il perché in questi casi. Rovinano solo la vita”

Cosa faccio?”

Stalle vicino. Lasciala libera. Se vuole andare in Africa, lasciala pure. L’importante è farla sentire amata. Tu la ami, vero?”

Sì”, non c’era la minima incertezza, “sai, forse adesso qual caffè mi farebbe piacere. Così magari mi spieghi come faccio a starle vicino e contemporaneamente lasciarla andare”

Ma allora mi hai ascoltato! Carter, sai quando dicono: il tempo guarisce le ferite? Beh, hanno ragione”. Ed era vero. Luka lo sapeva e anche John lo avrebbe imparato.

 

Tags: character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, my job, pairing: luby
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