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[ER] Destini Incrociati - Capitolo 7: Carter

 



CARTER

“Lei gli disse: ‘che il viaggio sia buono’

lui rispose soltanto: ‘lo sarà’”

Qualche splendido giorno, Modena City Ramblers

 

Mentre l’aereo si dirigeva verso l’Atlantico Carter stava cercando una posizione confortevole. Lo aspettava un viaggio lungo ma aveva molte ore di sonno da recuperare. Certo, il volo non era libero da turbolenze ma John era ormai abituato a viaggi non troppo confortevoli.

Fuori era iniziato il tramonto ed era un vero spettacolo guardarlo da quell’altitudine, più in alto persino di quelle nuvolette che il sole aveva fatto diventare rosate. Il cielo sembrava essere diviso da un’immaginaria linea: sopra azzurro e blu notte e sotto tutte le diverse sfumature del rosso.

Con uno strappo doloroso si rese conto che Kem gli mancava. Si erano salutati a Kisangani con un veloce “ciao” e le solite frasi di circostanza. Dopo, era aleggiato un silenzio strano e John avrebbe volto baciarla. Sapeva che anche lei non aspettava altro. Ma Carter era un adulto ormai, e non credeva più alle fiabe. Lui stava per tornare a Chicago, USA e lei sarebbe rimasta in Congo, Africa. Due continenti, un oceano e chissà quante miglia. Se solo avessero avuto più tempo, ma la vita prende, la vite da’.

Fuori il tramonto era passato e c’era solo il buio. Intorno a lui qualcuno già dormiva. John non riusciva. Troppi pensieri affollavano la sua testa. Kem, il Congo, la piccola Chance (“porta un bacio al dr Luka, ok?”), Luka, Chicago, i suoi genitori e Abby. Cosa le avrebbe detto? E se Luka non le avesse dato la lettera? Tentò di immaginarsela trepidante d’amore per lui, che controllava ogni giorno i voli in arrivo dall’Africa, ma non ci riuscì. Gli tornò in mente il loro secondo saluto. Solito scenario ospedaliero. John pieno d’ansia e tristezza per Luka e Abby che con un sussurro contratto gli aveva detto: “Riportalo, riportalo qui”, come se avesse saputo che era ancora vivo. No, non lo stava aspettando, la sua lettera era giunta a destinazione e forse lei aveva già in testa altro.

Si chiedeva se mai sarebbe riuscito a rientrare nella sua vecchia mentalità. Come si sarebbe comportato con gli altri? Lui, americano puro sangue, si sentiva un po’ estraneo verso la sua terra. Non era più abituato a trattare coi capricci superficiali delle persone, forse sarebbe impazzito… piano piano si abbandonò al sonno…

… venne svegliato da una hostess che annunciava l’inizio dell’atterraggio all’aeroporto di Chicago. Sceso dall’aereo, recuperò i suoi bagagli e una volta fuori si rese conto di essere eccitato all’idea di essere tornato a casa. Casa. Gli suonava un po’ strano. La sua felicità durò pochi istanti, fino a quando si ritrovò imbottigliato nel traffico in un taxi che puzzava e con un conducente che continuava a parlare fumando un sigaro. Guardò il cielo grigio: dov’è l’azzurro dell’Africa?

Arrivato al suo palazzo, salì pesantemente le scale. Aveva male alla testa. Troppo chiasso, lì fuori. Mentre armeggiava con le chiavi, uscì il suo vicino che gli porse un pacchetto.

“Cos’è?”

“Non so. È stato qui un uomo alto, straniero. Mi ha detto che era un pensierino per lei”.

Luka.

“Oh grazie!”

Entrò e scartò il pacchetto. Dentro c’era un libro. Heart of darkness. Nella prima pagina una dedica: “Bentornato Marlow! Tuo Kurtz”. Carter sorrise. Puro e semplice Luka- style.

Tags: character: john carter, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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