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[ER] - Destini Incrociati 2 - Capitolo 18: Spiegazioni

 

SPIEGAZIONI

Quando tutte le parole sai che non ti servon più,

quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù,

quando tiri in mezzo Dio o il Destino o chissà che,

che nessuno te lo spiega perché sia successo a te”

Il giorno di dolore che uno ha, Ligabue

 

Dopo aver parlato ai poliziotti Luka si avviò stancamente in salottino. Adesso aveva davvero bisogno di un caffè. Si sedette con uno schianto sul divano e lasciò che il calore del caffè gli scaldasse le mani. Si ritrovò ad analizzare la situazione e non poté fare a meno di sentirsi disgustato e sconvolto. Povero Carter. Se solo ci fosse qualcosa che posso fare per loro…

Eppure Luka sentiva che c’era qualcos’altro. Un pezzo mancante. Qualcosa che ancora non tornava. Si concentrò su quello che gli aveva detto l’agente Tilny: Kem era stata trovata in una via laterale vicino al centro commerciale. Si passò una mano sulla fronte e chiuse gli occhi. Dopo pochi secondi li spalancò e si alzò di scatto. Un’ondata di nausea lo sorprese, costringendolo a sedersi di nuovo. Respirò a fondo un paio di volte, sentendo di perdere tempo prezioso. Si rialzò e raggiunse il telefono. Sollevò la cornetta e tremando compose un numero. “Non sono in casa. Se volete, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico. Grazie.” Il BIP della segreteria lo assordò. Sbatté la cornetta con forza e prese il cellulare. Sempre più in ansia cercò affannosamente di accedere alla rubrica. Fece partire la chiamata. “Il cliente da voi selezionato non è al momento raggiungibile.” Luka guardò il cellulare come se fosse vivo: “Maledizione!”

Hey, piano con le parole!” Non si era nemmeno accorto che Susan era entrata nella stanza. Lei lo fissò notando il pallore ed il respiro affrettato: “Stai bene? È per Kem?”

Abby. Lei…”, si trovò a lottare con le parole, “… era con Kem... centro commerciale. E adesso non c’è a casa. Il cellulare è spento. Susan, dov’è?”

Calmati. Sono sicura che sta bene. Prova a chiamarla ancora”.

Mentre stava per formare il numero, l’oggetto della sua ricerca entrò in salottino: “Ciao ragazzi. Come…”

Luka le corse incontro e l’abbracciò. Le guardò il viso da vicino, accarezzandolo con le mani: “Oh, Abby! Sei qui! Stai bene? Guardami: stai bene?” Dapprima lei fu sorpresa dalla reazione di Luka, ma quando notò le sue pupille dilatate, il volto cereo e la voce strozzata si spaventò: “Lu’, cosa c’è? Cos’è successo?”

Quando capì che lei stava bene si sentì talmente sollevato da non riuscire a parlare. Respirò e continuò a fissarla. Lei accennò un sorriso e lo interrogò con lo sguardo. Lui abbassò gli occhi: “Kem…”, e poi scoppiò in singhiozzi contro la sua spalla.

Kem aprì gli occhi, non capendo perché si sentisse così debole e dolorante. Si tranquillizzò quando vide Carter accanto a lei. Ma era tutto molto strano: quella non era casa loro. Ma allora dove si trovava? Guardò ancora John che le sorrideva, ma di un sorriso forzato. Alzò gli occhi al soffitto: la stanza bianca, l’odore di antisettici: era in ospedale! Ed improvvisamente si ricordò tutto e subito si mise a piangere. John le si avvicinò e cercò di abbracciarla e confortarla, ma lei sembrava essere su un altro pianeta.

Stavo per andare… andare… per le tende. Le tende del salotto… quelle di casa nostra… così insignificanti… sola. Abby, lei… lei era…”

Ci eravamo divise. Avremmo dovuto incontrarci al negozio di arredamento, perché io avevo deciso di fare un salto in libreria. In vetrina avevo visto quel libro di cui mi parlavi tanto”, Abby fissava Luka e parlava veloce, senza pause, come per riavvolgere il nastro di un film dell’orrore.

Quell’uomo… non so… mi è arrivato alle spalle e io, io, io non l’ho visto, te lo giuro e, e mi ha spinto via. Avrei dovuto gridare, ma aveva una pistola…”, Carter faticava a capire Kem, che parlava singhiozzando e senza fiato.

Uscita dal negozio, ho cercato Kem, ma non l’ho vista. Sono entrata nel negozio di arredamento, ma lei non c’era. Ho preso il cellulare, ma si era scaricato ancora. Non so, e poi si è fatto tardi e…”

“… e dal suo furgone guardavo… guardavo fuori… buio, era buio, e lui… lui… John, mi dispiace! Se solo, se solo avessi…”

Amore, no, non dire così. Non è colpa tua. Tu non c’entri”, avrebbe voluto essere forte mentre le diceva così, ma si sentiva sempre più a pezzi.

Se solo fossi andata con lei. Il libro avrebbe potuto aspettare, no?”

Abby, non è colpa tua, non pensarlo nemmeno. Sarebbe potuto succedere comunque”, Luka rabbrividì e le prese le mani.

Lo so, tu ora non mi ami più, e come potresti?”

Non è vero. Io ti amo ancora e starò sempre con te”, John la fissò, “Ti amo, capisci?”

Posso vedere almeno come sta? Dalla porta, senza disturbarli”

Andiamo”

Abby e Luka rimasero immobili davanti alla porta, tenendosi per mano. Nella stanza, Carter era chinato verso Kem e le stava accarezzando i capelli. Dopo qualche istante i quattro si trovarono fermi a guardarsi e si accorsero che i loro occhi riflettevano lo stesso infinito orrore.



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Per Natale, ho regalato alla yiddische la Nintendo DS con il Brain Trainer. Comunico ufficialmente che è complicatissimo, almeno per il mio micro cervello...

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati 2, my life
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