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[ER] - Un viaggio inaspettato - Capitolo 08/09: Josif e Maggie

Titolo della storia: Un viaggio inaspettato
Titolo del capitolo: Josif e Maggie
Fandom: ER Medici in prima linea
Claim: Luka Kovac, Abby Lockhart
Prompt: 028: Figli@ fanfic100_ita
Rating: Giallo (ci sono tante brutte parole... ho sofferto di momentanea Sindrome di Tourette)
Set In Time: Stagione 9, nel dettaglio subito dopo la 09x10: Hindsight. Quindi, Luka è in piena fase autodistruttiva, Carter ed Abby stanno insieme (ebbene sì) e John è a Boston a trovare il padre. Siamo all'incirca a Natale.
Note: Long-fic; What If?; il corsivetto sono i pensieri dei personaggi.
Note alla mia pazzia: Questa storia è molto angst. Ma parecchio. Al punto da sentirmi in dovere di avvisare. Ma è il Luka della stagione nove e quindi ci può stare.
Disclaimer: Luka Kovac ed Abby Lockhart non sono miei, ma appartengono a tutti gli aventi diritto. Non ci guadagno nulla, solo il divertimento a scrivere su di loro.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

Si incrociano in corridoio, uscendo dalle rispettive camere da letto. Entrambi reggono un telefono; Abby il cellulare e Luka il cordless.

Si fissano, come se si trovassero davanti ad uno specchio deformante del Luna Park.

"Tua madre?"

"Tuo padre?"

Le domande sono praticamente in contemporanea. Ed anche le risposte:

"Già"

"Già"

La sensazione "specchio del Luna Park" adesso è fortissima, e Luka sorride divertito. Divertito, sì, c'è qualche problema? Le ho promesso di impegnarmi a migliorare la situazione.

"Prima tu"

"Luka,,,"

"Dai, sono Europeo, adoro queste cose da gentleman"

"Ed io sono Abby, e detesto essere inquadrata in ruoli prestabiliti"

Luka sorride di nuovo, due sorrisi in due minuti, è sicuramente un record, ricordandosi di come, quando stavano insieme, lei non volesse nemmeno farsi aprire la portiera della macchina.

"Va bene, va bene. Ho avvisato mio padre che domani partiamo"

"E lui?"

"Le parole dicevano che ne era dispiaciuto, visto che ci siamo visti pochissimo in questi giorni, ma il tono..."

"... come se fosse meglio che tu tornassi in America"

"È triste... però è giusto. Ho smesso di essere suo figlio tempo fa. Sai che sperava che io, prima o poi, trovassi una bella ragazza da sposare?"

Abby spalanca gli occhi: "Non gli avrai raccontato di me?"

"Perché non avrei dovuto? Quando sono tornato nel Natale del 2000 io e te stavamo insieme"

Ad Abby non sfugge la certezza con cui pronuncia l'anno. E sì che di solito gli uomini con le date...

"E così te ne andavi in giro a raccontare di me..."

"Mi piace... piaceva parlare di te, di noi"

"Grazie... credo", lo guarda in maniera indecifrabile. Si sente un po' in imbarazzo e decide di cambiare argomento: "E ha lasciato perdere l'idea della bella ragazza da sposare?"

"Credo che abbia lasciato perdere quasi tutti i progetti su di me. Penso che gli basti sapere che sono ancora in vita da qualche parte"

"Non mi sembri troppo dispiaciuto"

"Lo sono, ma me lo sono cercato. Non che lui non mi voglia bene, ma... il Luka di dieci anni fa, lui sì che è morto"

Abby non sa bene cosa sia successo, ma dalla loro chiacchierata del primo gennaio le cose sembrano essere migliorate. Luka è ancora troppo pallido e troppo magro, ma sembra in convalescenza, indirizzato sulla strada giusta. Ha una capacità di recupero spaventosa. Dovresti esserne contenta, no?

Stanno scendendo le scale, e lui è qualche centimetro dietro di lei. Abby sente la sua presenza fisica, il calore che emana il suo corpo.

"E tua madre?"

"È un po' come per tuo padre: sembra contenta che torni così presto, ma il tono la tradisce. Credo che abbia timore che mi intrometta tra lei e mio fratello"

"Lui è ancora...?"

"Senza cure? Sì. Adesso stanno provando ad affrontare la questione insieme"

"Ma lei sta prendendo le sue medicine"

"Per adesso", si blocca, pensierosa, come se cercasse di ricordare qualcosa, "Tu prima hai detto che tuo padre non ti considera più figlio, nel mio caso è un po' l'opposto, sono io a non essermi mai considerata del tutto sua figlia"

"Abbiamo ciò che ci meritiamo, eh?"

"Ci lamentiamo di loro, ma poi..."

"... noi non siamo tanto migliori"

Sono in salotto, adesso, seduti sullo stesso divano che li ha accolti qualche giorno prima. La coperta di lana, il loro caldo rifugio, è piegata ordinatamente su uno dei cuscini.

"Lo sai cosa mi fa arrabbiare? Che io Eric l'ho sempre seguito quando era bambino e lei era fuori di testa. E adesso lui mi esclude, così, come se niente fosse, e vuole lei al suo fianco", Abby scuote la testa, passandosi le mani sugli occhi.

Di nuovo silenzio. Poi Abby sente Luka ridacchiare. Lo fulmina con uno sguardo.

"Scusa... stavo solo pensando... ricordi quando ho conosciuto Maggie? Ho dovuto medicarle una mano..."

Anche Abby ride adesso: "Oddio! E lei ti ha tolto un ciglio dal viso e ti ha detto di esprimere un desiderio!"

Ridono per qualche minuto. Ciò che fa calmare Abby è il ricordo di Maggie che le confida che lui la guarda sempre, soprattutto quando lei non se ne accorge. Si domanda se prestare maggiore attenzione alla cosa avesse potuto fare qualche differenza, ma si rende conto che non avrà mai le risposte che cerca.

Torna seria: "Grazie"

"E per cosa?"

Perché ci sei e... "Mi hai fatto ridere. Hai migliorato per qualche attimo la mia giornata"

"Lo sai che mi piace vederti sorridere"

"Dovresti impegnarti di più, allora"

"E come?"

La piega che sta prendendo la conversazione non è auspicabile per la situazione in cui si trovano, soprattutto considerando il modo in cui lui la sta guardando e il fatto che sembra essersi avvicinato a lei in maniera pericolosa. Ed Abby non sa cosa deve fare, cioè sa cosa deve fare, ma non sa se può farlo. Luka è come una fiamma: sai che se la tocchi ti bruci, ma ti attira talmente tanto che...

DRIIN!

"E' la porta. Vado io"

Abby sospira di sollievo. Adesso vuole tornare a Chicago. Deve tornare a Chicago. Deve rivedere Carter. Voglio rivederlo, il mio adorabile e prevedibile e semplice John. Sempre che riesca a farmi perdonare...

Allunga il collo in direzione della voce per capire chi è che ha suonato. Un uomo. Abby riconosce la voce: è Josif. Forse non è vero che Luka non è più un figlio.

Si alza con discrezione e sale al piano di sopra, riflettendo. Se lui può appianare le cose con suo padre, perché io non posso? Maggie è mia madre, che la cosa mi piaccia o meno. Ed è giusto che Eric abbia bisogno di lei. È suo figlio, allo stesso modo in cui lo sono io.

Si chiude la porta della camera alle spalle, promettendo a se stessa che, una volta rientrata negli Stati Uniti, contatterà Maggie per parlare di Eric. E si comporterà da figlia.

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: un viaggio inaspettato, pairing: carby
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