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[ER] - Dimissioni

Titolo: Dimissioni
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 089: Lavoro@ fanfic100_ita 
Rating: Verde
Disclaimer: I personaggi non sono miei, ma appartengono a chiunque li abbia creati. Fiction non scritta né pubblicata con fine di lucro.
Set in time: Post episodio 13.20: Lights Out
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

 

“Hey”

 

Abby alza gli occhi dall’album che sta colorando insieme a Joe.

 

“Ciao... chiuso il Pronto Soccorso?”

 

Luka scende i tre gradini che lo separano dal salotto togliendosi la giacca e allentandosi la cravatta. Si lascia cadere sul divano, ed accarezza la testa del bambino, che lo ricambia con un sorriso. Sospira.

 

“Già. Senti... possiamo parlare?”

 

Abby corruga la fronte.

 

“Certo. Qualche problema?”

 

Lui allontana per un attimo lo sguardo. Non sarà semplice.

 

“Ho dato le dimissioni...”

 

“Tu cosa?!”

 

No, per niente facile.

 

“Mi lasci finire? Le dimissioni come capo di medicina d’urgenza”

 

"Scusa?"

 

"Hai capito bene"

 

"Posso chiedere il perchè?"

 

"Sei arrabbiata?", lui la guarda da sotto in su, gli occhi spalancati. Deglutisce.

 

"Io? Arrabbiata? Perchè dovrei?", sta per dire altro, ma poi si limita semplicemente ad un gesto di stizza con le braccia. Si alza, e si dirige verso le scale. Joe si guarda attorno confuso per un attimo, ma poi riprende a colorare.

 

"Abby! Fermati..."

 

"Tu non capisci proprio, vero?", si è voltata all'altezza del quinto gradino, gli occhi fiammeggianti d'ira.

 

Luka la fissa scuotendo la testa e mordicchiandosi le labbra. Rimangono in silenzio per pochi attimi. Poi Abby sbuffa, chiaramente delusa. riprende a salire le scale.

 

"Accidenti, è solo un lavoro!"

 

Lei si ferma di nuovo, se possibile ancora più sconfortata. E' uno di quei rari momenti in cui si chiede come faccia ad avere una relazione con lui.

 

"Non è quello il problema..."

 

Lui è sempre più spaesato. La distanza che li separa è enorme. 

"E allora qual è?"

 

"Non ci arrivi proprio, eh?"

 

Abby fa il suo solito sorrisetto ironico, sorriso che generalmente Luka adora. Ma stasera lo urta proprio.

 

"E tu non cercare nemmeno si spiegarmelo..."

 

Lei lo guarda ancora, e poi chiude gli occhi. Non riesce davvero a crederci. Ma come...?

 

"Ames, Luka, ti basta?"

 

Riprende a salire le scale. Dopo una manciata di secondi è sparita. La porta della camera da letto sbatte. Joe sobbalza, lascia cadere il pennarello che stava usando ed inizia a piagnucolare.

 

Luka sospira e lo prende in braccio. Il bambino appoggia la testa contro la sua spalla.

 

"Stai tranquillo, non è successo niente. Era solo una porta"

 

Gli accarezza la schiena affettuosamente, mentre riflette su quanto appena accaduto. Ames. Perchè tirare ancora fuori l'uomo che aveva messo così in pericolo le loro vite? Cosa poteva esserci a collegare le due situazioni? Ames. Luka si accorge che il respiro di Joe si è appensantito. Lo guarda, cercando di muoverlo il meno possibile: si è addormentato. Un po' sente di invidiarlo; i problemi di Joe spariscono in un secondo.

 

Luka si alza per portare il figlio al piano di sopra. Non può fare a meno di notare la porta della loro camera da letto ancora chiusa. Abby non l'ha chiuso fuori solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Luka lo sa fin troppo bene.

 

Mette Joe nella culla e gli da' un bacio sulla fronte. Poi, si avvia quasi trascinando i piedi verso la loro stanza.

 

Alza la mano e, prima di bussare, fa un sospiro. Prende coraggio. Poi, lascia che le sue nocche sfiorino appena il legno.

 

Da dentro, la sua voce lo raggiunge.

 

“Non c’è bisogno di bussare. È anche camera tua, no?”

 

Luka alza gli occhi al cielo per un secondo e poi si decide ad entrare. Abby è seduta sul letto, apparentemente molto interessata a quello che succede fuori dalla finestra. In effetti, non si volta a guardarlo. Quasi come se non si fosse resa conto della sua presenza. Luka odia queste situazioni. Perchè nella sua vita nulla è mai facile?

 

“Abby?”

 

Lei finalmente si gira. Lo sguardo è indecifrabile, anche se non promette nulla di buono.

 

“Cosa... Ames... perchè...”

 

“Perchè? Tu mi chiedi anche perchè? Ma Luka...”

 

È sempre più delusa e si vede fin troppo bene. Lui si siede sul letto, poco distante da lei. Si passa le mani nei capelli, in un gesto di frustrazione.

 

“Te l’ho detto... è solo un lavoro”

 

“Ed io ti ho risposto che non è per quello”

 

“Andiamo avanti così ancora a lungo o cerchiamo di capirci qualcosa?”

 

“A me lo chiedi?”

 

“Sei tu che hai tirato fuori Ames...”

 

“Luka, le tue belle sinapsi falle funzionare...”

 

“E’ così da te offendere quando non riesci a spiegare”

 

Lei si volta di scatto, fulminandolo con i suoi occhi castani. Si alza di slancio e, con grandi falcate, raggiunge la porta.

 

Lui non dice nulla, ma il suo sguardo è più che eloquente. Non la seguirà ancora, è chiaramente stanco di tutta questa storia. Prima di abbassare la maniglia, lei lo guarda ancora. Vorrebbe uscire senza dire nulla, ma qualcosa di indescrivibile le fa cambiare idea. Nelle sue parole non c’è solo rabbia, ma anche tristezza. E forse paura.

 

“Ames, Luka. E tutta la faccenda del nascondermi le cose, di tenermi all’oscuro, di... come hai detto?... di proteggermi. Non mi piace. Io voglio essere partecipe. Non sei più da solo, siamo una famiglia”

 

“Lo so. È per questo che...”

 

“Luka, no dai. Non ancora la storia del ‘voglio proteggerti’. Sono un’adulta. Io...”, sospira e allontana lo sguardo. Poi lo sposta ancora su di lui. È più calma, adesso. “... con Ames... ho avuto così paura. Ed all’inizio ero arrabbiata e...”

 

“Pensavo non mi sostenessi, fossi contro di me... non so...”

 

“Perchè lo pensi?”

 

Sa che tocca a lui, adesso, a parlare. Ora o mai più.

 

“Kerry... tu non mi hai perdonato di averla licenziata. Ma non ho avuto scelta. Giusto da parte tua essere in disaccordo col tuo capo, ma io non sono solo il tuo capo. Sapevi che avrei dovuto licenziare un assistente, non...”

 

Lei capisce, finalmente. Si avvicina a lui e lo interrompe, mettendogli l’indice sulle labbra.

 

“Basta”

 

Gli sorride appena, addolcita. Lo ama. Chissà come può aver pensato cosa ci facesse con lui.

 

“Allora? È stato tanto riprovevole quello che ho fatto?”

 

“Sai una cosa? Gestirti come amante, compagno e padre di mio figlio è più che sufficiente. Forse è meglio che non sei più il mio capo... almeno esco dal clichè di quella che sta col boss... sai quanto io detesti gli schemi, vero?”

 

Anche lui sorride. Poi, lascia che le sue braccia l’avvolgano.

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot, pairing: luby
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