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[ER] - Un viaggio inaspettato - Capitolo 05/09: Sotto la neve

Titolo della storia: Un viaggio inaspettato
Titolo del capitolo: Sotto la neve
Fandom: ER Medici in prima linea
Claim: Luka Kovac, Abby Lockhart
Prompt: 070: Tempesta@ [info]fanfic100_ita
Rating: Giallo (ci sono tante brutte parole... ho sofferto di momentanea Sindrome di Tourette)
Set In Time: Stagione 9, nel dettaglio subito dopo la 09x10: Hindsight. Quindi, Luka è in piena fase autodistruttiva, Carter ed Abby stanno insieme (ebbene sì) e John è a Boston a trovare il padre. Siamo all'incirca a Natale.
Note: Long-fic; What If?; il corsivetto sono i pensieri dei personaggi.
Note alla mia pazzia: Questa storia è molto angst. Ma parecchio. Al punto da sentirmi in dovere di avvisare. Ma è il Luka della stagione nove e quindi ci può stare.
Disclaimer: Luka Kovac ed Abby Lockhart non sono miei, ma appartengono a tutti gli aventi diritto. Non ci guadagno nulla, solo il divertimento a scrivere su di loro.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html


L’idea non le era sembrata malvagia. Camminare un po’ sotto la neve, che cadeva lentamente, e sperare che l’aria fredda del primo giorno dell’anno riuscisse ad eliminare la sbornia madornale che Luka si era preso. Solo che adesso la situazione è peggiorata: la neve è aumentata d’intensità, per le strade non c’è quasi nessuno, ma non sono tutti festaioli pazzi i croati?, e le labbra di Luka stanno diventando blu.

“Ma quanto manca?”

“Ancora un po’… ci siamo quasi… credo”

“Ma io sono stanco”, nel dirlo si sbilancia in avanti, inciampando nei suoi piedi.

Abby lo odia. A fondo. Intensamente. Totalmente. E prova lo stesso sentimento nei confronti di se stessa. Perché mai nella vita riesce a sfuggire dai casini; no piuttosto ci si butta a capofitto.

Sbuffando, aumenta la stretta sul braccio di Luka, ben conscia del fatto che, comunque, non riuscirebbe a tenerlo in piedi.

“Ma non possiamo fermarci un attimo?”

“No… non sotto questa tempesta di neve”, ma lui si è già seduto sulla panchina di una pensilina dell’autobus. Abby cerca di farlo alzare un paio di volte, ma si vede costretta a demordere. Rimane in piedi, di fronte a lui, saltellando per non morire di freddo.

“Sistemati almeno la sciarpa intorno al collo”

Lui la guarda allucinato: “Ma non ho freddo!”

“Guarda cosa mi tocca fare…”, con movimenti rapidi gli lega al meglio la sciarpa, assicurandosi che fiocchi di neve e vento gelido non si intrufolino sotto il cappotto.

Silenzio.

Abby si guarda attorno. Sono da soli. E di sicuro non passerà nessun autobus.

“Bello, vero?”

La voce del croato ha quasi perso la sua intonazione ubriaca. Sembra quasi sobrio, se non fosse per gli occhi lucidi.

Abby non risponde, non sapendo bene a cosa lui si stia riferendo. Continua a saltellare sul posto, maledicendo la neve sempre più intensa. E Luka non sembra intenzionato a muoversi tanto presto.

"Sembra un presepe... la vedi quella chiesa?", fa un cenno con la testa, indicando qualcosa alle spalle di Abby.

Lei si gira momentaneamente e nota, tra i fiocchi larghi ed infiniti, il tetto di un campanile. Continua a guardare, ascoltando la voce di Luka.

"E' dove mi hanno battezzato, ho fatto Confessione, Comunione e Cresima. E naturalmente è lì che mi sono sposato"

"E i tuoi figli...", si blocca. Deglutisce imbarazzata.

"Solo Jasna è stata battezzata lì. Marko... be'... eravamo già a Vukovar ai tempi e spostarsi non era facilissimo. Il funerale... quello è un'altra storia"

Abby sospira, pensando a quanto deve essere angosciante passare davanti alla chiesa in cui hai celebrato così tanti momenti allegri, pensando, inevitabilmente, al fatto che i tuoi figli non si potranno sposare lì dentro, che non potrai accompagnare tua figlia all'altare. La forza dell'ultimo pensiero è come un pugno che la stende. Si siede accanto a lui, dimentica del freddo, desiderando di essere ubriaca a sua volta. Gli passa una mano attorno alle spalle, cercando di essere la sua ancora, nello stesso modo in cui gli ha preso la mano qualche ora prima.

Luka non dice più nulla. Rimane fermo a guardare davanti a sé, immaginandosi i bei momenti che non verranno mai, ricordandosi la chiesa bardata a festa. Ecco Danijela, con il vestito bianco a sfiorare il terreno e il velo di tulle sul viso; e Jasna, a piangere come una disperata per l'acqua che il prete le ha versato sulla fronte. Polvere eri e polvere ritornerai. Nel frattempo, una bella merda di purgatorio, anzi no, un bell'inferno in terra, per te, maledetto, che sei sopravvissuto una volta in più del previsto. Così impari a cercare di mischiare le carte, a cercare di decidere cosa è meglio per gli altri. Non sei padrone nemmeno della tua, di vita, cosa ti da' il diritto di decidere per chi ti ama?

Luka si prende il volto tra le mani, chinandosi in avanti. Abby è colpita dal movimento repentino ed improvviso.

"Luka..."

Lui non le risponde. Continua a tenersi la faccia tra i palmi, torturato da ciò che era e da ciò che è.

E bravo, già che ci sei, trascina giù nello schifo persino Abby, che ha avuto solo la colpa di volersi prendere cura di te. Ed adesso è qui, su quessa fottutissima panchina, in mezzo a questa fottutissima tempesta, quando invece potrebbe starsene al caldo del suo appartamento di Chicago a godersi il Nuovo Anno insieme al suo ragazzo. Kovac, lasciatelo dire, che magari non ti è ancora chiaro: fai schifo. Sei un essere disgustoso e detestabile; avresti dovuto restarci secco qualche sera fa sulla Viper e invece hai quasi fatto fuori la piccola e dolce Erin, anche lei vittima innocente. Smettila. Lascia perdere. Falla finita. Qualunque cosa, ma piantala di trascinarti dietro chi conta qualcosa, chi ti mostra un minimo di comprensione.

Sente la bile salire veloce lungo la sua trachea e, rima di poter dire qualunque cosa, si trova a rigettare il poco che ha mangiato e il molto che ha bevuto al party. Confusamente, sente la mano di Abby che gli tiene indietro i capelli e che gli evita di vomitarsi sul cappotto. Finiti i conati, lascia passare ancora qualche secondo prima di tirarsi su. Quando si solleva, il suo mondo perde i contorni e si allunga e allarga davanti ai suoi occhi, come visto attraverso un caledoscopio. La tempesta, con i suoi fiocchi larghi e confusi, non lo aiuta di certo. Sbatte gli occhi un paio di volte, e il mondo sembra tornare suo amico.

"Meglio?"

Abby gli sta massaggiando la schiena, visibilmente preoccupata. La temperatura dev'essere scesa ancora, e Luka non è decisamente più nelle condizioni di stare fuori. E se adesso non riesco più a farlo camminare? Se dobbiamo rimanere qui ad aspettare che passi qualcuno? Ma se la tempesta blocca tutto?

"Scusami"

"Dobbiamo muoverci. Tu hai bisgno di bere qualcosa di caldo. E anche io", rispondendogli si alza, muovendo i piedi per riattivare la circolazione.

La prospettiva di mettere qualcosa nello stomaco fa tornare la nausea a Luka, ma sa che lei ha ragione. E poi, non è giusto che lei si penda tutto il gelo perché lui è un inutile idiota.

"Ok. Dammi una mano"

Lei gli allunga un braccio e lui gli si aggrappa con tutta la forza che ha. Si solleva pesantemente, per nulla stabile. La testa lo sta uccidendo e la neve rende tutto più difficile.

"Ti ricordi la strada, vero?"

"Be'... sì"

"Allora andiamo. Tirami fuori da questa tempesta", ha il tono di chi sa che si può fidare. Persino nella sua folle crisi d'identità, Abby rimane uno dei suoi punti fermi.

Lei gli sorride brevemente, emettendo piccole nuvolette di vapore condensato: "Da questa parte"

E, insieme, aggrappati l'uno all'altra, si avviano verso casa.




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La chiesetta che si vede dalla pensilina dell'autobus esiste, solo che non è a Dubrovnik, ma a Sibenik. Ebbene sì, io su quella panchina ad aspettare il pulman ci sono stata davvero. Solo che al posto del freddo c'erano qualcosa come 30°. E' lo stesso, no?

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: un viaggio inaspettato, pairing: carby
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