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[ER] - Un viaggio inaspettato - Capitolo 02/09: In volo

Titolo della storia: Un viaggio inaspettato
Titolo del capitolo: In volo
Fandom: ER Medici in prima linea
Claim: Luka Kovac, Abby Lockhart
Prompt: 057: Pranzo@ fanfic100_ita
Rating: Giallo (ci sono tante brutte parole... ho sofferto di momentanea Sindrome di Tourette)
Set In Time: Stagione 9, nel dettaglio subito dopo la 09x10: Hindsight. Quindi, Luka è in piena fase autodistruttiva, Carter ed Abby stanno insieme (ebbene sì) e John è a Boston a trovare il padre. Siamo all'incirca a Natale.
Note: Long-fic; What If?; il corsivetto sono i pensieri dei personaggi.
Note alla mia pazzia: Questa storia è molto angst. Ma parecchio. Al punto da sentirmi in dovere di avvisare. Ma è il Luka della stagione nove e quindi ci può stare.
Disclaimer: Luka Kovac ed Abby Lockhart non sono miei, ma appartengono a tutti gli aventi diritto. Non ci guadagno nulla, solo il divertimento a scrivere su di loro.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html


 

La risposta alla sua domanda “Quando partiamo?” era stata “subito”, ma, naturalmente, subito si era rivelato essere un po’ complicato. Abby aveva dovuto andare al County e praticamente implorare Kerry per avere del tempo libero. La rossa aveva storto il naso ed alzato la voce, ma la presenza pallida e smunta del Croato che aveva accompagnato Abby l’aveva fatta capitolare. Luka sarebbe stato meglio lontano da lì, lo aveva già deciso, e magari Abby gli sarebbe stata utile ad evitare di ammazzarsi.

Quindi l’infermiera avrebbe potuto partire ad una sola condizione: trovare qualcuno altrettanto esperto che potesse sostituirla. Haleh e Lydia, nonostante adorassero il periodo natalizio insieme alle loro famiglie, non avevano saputo resistere agli occhioni di Abby e Chuny non si sarebbe mai lasciata sfuggire l’ipotesi di vedere Abby partire con Luka mentre l’attuale fidanzato non ne sapeva nulla. Un ghiottissimo pettegolezzo.

Ripensando all’ultimo giorno di frenesia, Abby allunga un po' le gambe, mentre la hostess le appoggia il vassoio con il pranzo sul tavolino. Luka è quasi raggomitolato accanto a lei ed è sicuramente scomodo. Gli aerei non sono fatti per le persone alte.

“Vuoi che cambiamo posto? Magari sei più comodo vicino al corridoio…”

Sulle prime lui non risponde, intento a sollevare la pellicola trasparente che ricopre il suo vassoio, poi le arriva la sua voce:

“Preferisco il posto vicino al finestrino. Mi piace guardare giù”

Abby ridacchia tra sé, intimamente sorpresa e divertita: è la frase più lunga che lui ha pronuniciato da quando sono partiti. Forse allontanarsi da Chicago gli farà davvero bene. Si rilassa un po’ e decide di guardare cosa le hanno portato per pranzo.

Il vassoio non è particolarmente invitante; qualche maccherone, sicuramente freddo e scotto, un po’ di cocomero tagliato malamente, una fettina di carne, altrettanto fredda, un pezzo di formaggio, inquietatamente di colore giallo/verdognolo, un po’ di pane con una porzione di burro e qualcosa che dovrebbe essere una fetta di dolce, ma che sembra un mattone.

“Pensi che le compagnie aeree ci vogliano punire?”

Luka la fissa, masticando qualcosa. Non è troppo schizzinoso, non più almeno, non dopo aver provato cosa significhi davvero avere fame.

“Perché gli forniamo del lavoro e li stressiamo al posto di scegliere un’altra compagnia? Può darsi”

Sempre meglio: ci ha messo persino una battuta.

“Ma come fai a mangiarlo?”

“Mi aiuta a passare il tempo. E se mi avvelenano, li posso sempre denunciare”

“Se non muori prima”

Lui le sorride, anche se l’allegria non arriva ai suoi occhi: “In più, dopo anni di Doc Magoo’s ho degli anticorpi da battaglia”, lo osserva spalmare il burro sul pane con l’attenzione che dedica alle procedure mediche più complicate.

È questo a farla decidere, la dedizione che ci mette sempre, la dedizione che sembrava sparita. Toglie il cellophane, aspettandosi di sentire l’odore del cibo, che, però, non arriva.

“Non sa di nulla. Sembra plastica”

“Lo è, probabilmente”, distintamente si può sentire il rumore del cocomero che si spezza tra i suoi denti. Abby sente vacillare la sua intenzione di mangiare.

“Guarda che poi a Francoforte ci fermiamo poco… non so se riuscirai a prendere qualcosa da mangiare”

Si preoccupa per lei e la cosa lo fa stare bene. Era da un po’ che non provava più nulla; forse non tutto è perduto.

Lei non gli risponde, ma infilza un maccherone, portandoselo poi alla bocca. Sembra una bambina che deve prendere una medicina amara e lui sorride. Stavolta anche i suoi occhi si illuminano. L’unica che riesce a farlo rallegrare, anche se non vuole farglielo sapere.

Per qualche minuto mangiano in silenzio, gli occhi fissi sui piatti. Quando il silenzio diventa troppo pesante Abby lo rompe, con una frase inaspettata:

“Carter si è arrabbiato a morte”

“Lo puoi biasimare?”

“Per niente”

Silenzio di nuovo. Le dispiace per Carter, ma qualcosa le ha impedito di dire di no a Luka.

“Sai… Dubrovnik è una città molto romantica. Potresti invitarlo”

Lei lo fissa come si fissa chi ha perso la ragione: “Scusa? Mi stai dicendo che dovrei proporre al mio ragazzo di passare qualche giorno con me nella città del mio ex e che il mio suddetto ex sarà lì con noi? Mi vuoi morta?”

“Detto così suona terribile…”

“Luka, è terribile…”

“E comunque quello morto sarei io”

“Dai… non è vero!”

“Abby, Carter mi odia”

“E’ reciproco”

Non è vero!”, è offeso, adesso, “Io non lo odio…”, lei lo sta fissando intensamente. Luka si sente imbarazzato: “… mi irrita solo, ecco”

“Molto maturo. D’altra parte il combattimento di scherma è ancora fresco nella mia memoria”

Luka si concentra di nuovo sul piatto, spezzando con la forchetta il formaggio. È sempre più imbarazzato. Non gli piace ricordare quella giornata, anche se le varie figuracce fatte da Carter sono un bel ricordo per il suo orgoglio. Chi è che va in giro sempre a dire che sono un bravo ragazzo?

Abby sospira, appoggiando le posate di plastica nel piatto. Il suo pranzo è ancora quasi tutto lì; alla fine, non è riuscita a mangiare quell’accozzaglia di cibo plastificato. Adesso è persa in quel giorno di febbraio: sa che dovrebbe pensare a John, ma continua a sentire la voce di Luka che declama Amleto. Lo fissa di sottecchi, mentre sta ancora sminuzzando il formaggio.

“La prima notte di nozze, eh?”, lo chiede con dolcezza, prima ancora che la sua mente si renda conto di averlo chiesto. Di quante cose avrebbero dovuto parlare senza mai riuscirci davvero?

Lui chiude gli occhi per un secondo, cercando il modo di affrontare la risposta: “Ci amavamo molto”

Si stanno guardando adesso e lei vede i suoi occhi lucidi, quasi come se volesse piangere. Brava, Abby.

“Lo so. Credo di averti invidiato. Credo di invidiarti ancora… tu sei sempre così idealista riguardo all’amore. Ci amiamo allora ci sposiamo. Ci ameremo per sempre. L’amore paga. Lo fai sembrare semplice”

Lui allontana lo sguardo ed abbassa la voce: “Idealista? Non più ormai. Ormai non sono più nulla…”

Prima che lei possa chiedergli cosa ha detto vengono interrotti dalla hostess: “Caffè?”

Luka si riscuote, grato della presenza della giovane: “No, grazie”

Abby lo guarda incuriosita: “No?”

Lui si limita ad un “Legge di Murphy”, mentre la hostess versa il caffè ad Abby.

Lei lo osserva da sopra la tazza fumante, ricolma di liquido scuro ed aromatico: “Cioè?”

Lui sta per spiegare, quando una perturbazione improvvisa fa sussultare l’aereo. Abby, colta di sorpresa, si rovescia qualche goccia di caffè sulle dita: “Uh! Scotta!”

Lui la guarda, con un vero sorriso a dargli luce: “Appunto. Non appena la hostess ti verserà del caffè bollente, un’improvvisa perturbazione ti farà ustionare”

Lei, che ha appoggiato il caffè sul tavolino e si sta asciugando le dita, è costretta a scuotere la testa e sorridere, completamente divertita. Non lo sa cosa li apetterà durante il viaggio, ma è sicura che non si pentirà di essere partita con lui. 

 





Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: un viaggio inaspettato, pairing: carby
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