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[ER] - Winter In Bosnia

Titolo: Winter In Bosnia
Fandom: ER Medici in prima linea
Claim: Luka Kovac, Abby Lockhart
Prompt: 061: Inverno@fanfic100_ita
Rating: Verde
Set in Time: Stagione 8: Luka è in Bosnia con Medici senza frontiere.
Disclaimer: Luka, Abby, Gordana, il fratello di Luka non sono miei, ma sono di quei signori americani che conoscete bene. Ivan, invece, è solo ed esclusivamente mio. Faccio tutto questo per la gloria e non per i soldi.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html


Ha ricominciato a nevicare. Il vetro è un po' appannato agli angoli, ma il centro è ben pulito ed è facile vedere i fiocchi larghi e candidi che scendono dal cielo.

Ti sei quasi dimenticato di quanto possano essere freddi gli inverni da queste parti; quasi come a Chicago ti viene da pensare, ma in America è un freddo diverso, è un freddo facilmente sopprimibile con la quantità industriale di apparecchiature per il riscaldamento.

In Bosnia, invece, è tutta un'altra storia. Nel campo di Medici Senza Frontiere sembra, a volte, di essere ancora ai tempi della guerra. Una stufetta elettrica ronza in un angolo della stanza. Ed è tutto quello che c'è. Ti stringi nella coperta di lana rubata dal tuo letto, cercando di non pensare a quanto sarà freddo, poi, il materasso.

Come ogni martedì sera, ti ritrovi davanti al computer, ansioso di far fruttare al meglio il tuo turno di connessione internet. Hai le solite due/tre mail da scrivere.

A tuo fratello: Ciao, qui tutto bene. Fa freddo, ma si lavora duramente, quindi è facile dimenticarsene. Tu come stai? E i bambini? E Marija? Manda un bacio al papà e digli che se trovo un attimo di tempo ad un'ora decente lo chiamo per scambiare due chiacchere.

A Ivan: Ivan! Tutto come sempre. A volte mi domando per quale ridicolo motivo senta ancora la necessità di punirmi. Perché è questo che sto facendo, vero? Però stare qui mi fa riflettere. Non è come Vukovar, ma non ci va nemmeno troppo lontano. Riesco almeno a senrirmi utile. Mi piacerebbe riuscire a chiamarti un giorno di questi, ma dubito che ci riuscirò. Mal che vada ti telefonerò quando rientrerò a Chicago. Mi fa male sapere che siamo tutte e due nei Balcani e che non ci possiamo incontrare. Continua a fare il tuo lavoro anche se a volte ti sembra inutile. Ti abbraccio.

A Gordana (o ad uno dei pochi amici a cui farebbe veramente piacere ricevere una sua mail): Heilà! Ogni tanto decido che è il caso farti avere mie notizie. Sono in Bosnia, con MSF. E' il solito casino, te lo puoi immaginare. Ma credo che non sia così male. Tu, sta sempre a Zagabria? Meglio così, va', meglio che stai lontana da capre ed affini...

Poi, ti fermi, assorto. Ti ritrovi a controllare gli indirizzi nella tua rubrica, sperando che un giorno o l'altro quello che ti serve si materializzi. Non succede mai. Anche perché, riflettendoci a fondo, cosa le potresti scrivere? Cosa terresti nascosto? Cosa vorresti farle sapere? Inconsciamente, per gioco quasi, inizi a battere sui tasti:

Abby, l'inverno è duro. Fa freddo, ma non è solo quello. Il freddo ce l'ho dentro, nelle ossa. Credo che ormai sia parte di me. Ho paura di non potermi più considerare un essere umano. 

L'inverno mi è entrato dentro. Mi sento arido, secco. Pensi che le piante, durante la stagione fredda, aspettino la primavera? Che sappiano, in un certo senso, che arriverà il caldo di nuovo?

Non sto troppo bene. E' terapeutica in modo inquietante, la Bosnia, perché mi fa riflettere e stare male allo stesso tempo. A Chicago tutto tendeva a sfuggirmi di mano. Anche tu mi sei sfuggita, o forse ti ho lasciata andare. Ma il punto è che non era mia intenzione. Ora, qui al freddo, l'ho capito: mi sento caldo solo in tua presenza. Mi sento... no, non vivo, sarebbe comunque troppo... ma... non lo, meno secco, meno arido. Speranzoso, forse. Come se sapessi che potrebbe arrivare la primavera.

Mi domando in continuazione cosa stai facendo, come ti vanno le cose.

Ti fermi a riflettere. Ti viene stranamente facile scriverle e ti piacerebbe sapere perché. La comunicazione non è mai stato il vostro forte. Hai sempre avuto paura di dirle troppo, perché lei è stata l'unica dopo Danijela a cui avresti confidato tutto.

Non hai una risposta. O forse quella che si presenta timida nella tua testa non ti piace per niente.

Le tua dita riprendono a danzare sui tasti.

Pensando a te, non sento più freddo. E' assurdo come le cose siano finite tra noi.

Mi manchi. E sei l'unica persona che mi manca veramente. Vorrei averti qui, insieme scacceremmo via l'inverno, così come lo scacciavamo via qualche anno fa.

Sorridi, al ricordo delle vostre mattinate caffè caldo - piumone a più strati - calzini di lana . Non puoi farne a meno. Lei ha il potere di farti sorridere anche se non c'è. Lei ti rimanda a qualcuno che eri e che non hai il diritto di essere più.

Chiudi gli occhi, rabbrividendo.

Quando li riapri ti ritrovi davanti le frasi che lei hai appena scritto. Ma ti rendi conto che ti manca qualcosa. Ti manca un indirizzo a cui mandare i tuoi pensieri.

Sospiri e selezioni il testo della mail. Schiacchi CANC senza pensarci troppo. La pagina è di nuovo bianca, anonima.

Lo devi ammettere con te stesso: lo sai perché ti viene così facile scriverle. E' facile perché lei non saprà mai. Perché, alla fine, sarai salvato dal tasto CANC.

Codardo, sei solo un codardo.

Ti stringi di nuovo nella coperta che hai intorno alle spalle. E' di nuovo inverno, è di nuovo arido. 

Tags: character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot
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