drk_cookie (drk_cookie) wrote,
drk_cookie
drk_cookie

  • Mood:
  • Music:

[ER] - Una semplice domanda

Titolo: Una semplice domanda
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 077: Cosa?@ fanfic100_ita 
Rating: Verde
Set In Time: dopo il matrimonio (03/05/2007). Diciamo agosto/settembre 2007. Nessun riferimento ad episodi specifici.
Note alla mia pazzia: Come sempre, la città d'origine di Luka è misteriosa, anche se potrebbe essere Dubrovnik. Io propendo, comunque, per la Dalmazia. Non so se ho azzeccato il dialetto, ma, insomma, potrebbe essere. Ogni maltrattamento della lingua croata è solo da imputare a me. Chiedo scusa.
Disclaimer: I personaggi utilizzati non sono miei, ma appartengono ai loro creatori. Io non ho alcun diritto su di loro e non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

Sabato parto. Vi saluto con questa storia che, tengo a precisarlo, NON è angst.
Buone vacanze a tutti!

 

Abby voleva mettersi d’impegno. Di lì a qualche giorno sarebbero partiti per la Croazia e lei non sapeva quasi quale fosse l’unità monetaria da utilizzare. Era chiaro che la cosa non le faceva onore, anche se a Luka non sembrava importare troppo.

 

Il punto fondamentale della vicenda era che il loro piccolo erede, Joe, conosceva e sapeva pronunciare molte più parole croate di quante non ne sapesse lei. E questo era decisamente umiliante, considerando che il bambino aveva a malapena due anni.

 

Proprio quella mattina il suo splendido bambino prodigio aveva prodotto un verso che a lei era sembrata un’accozzaglia di lettere senza senso, ma che, vista la reazione entusiasta di suo marito, non poteva che avere un significato:

 

“Certo, piccolino, che ti do i cereali! Me li chiesti persino ‘per favore’”

 

Umiliante. Decisamente.

 

Conosceva Luka da quasi otto anni, e la sua lista di parole croate era composta da dieci/quindici parole, tra cui tata, hvala, dobar dan, voda, molim e, naturalmente, la romanticissima, volim te.

 

Vergognoso.

 

Motivo per cui era andata in biblioteca alla ricerca di qualcosa di utile e se ne era uscita con una Guida Routard. E, comunque, poteva essere un’ignorante spaventosa, ma non le era sfuggito lo sguardo completamente confuso della bibliotecaria quando aveva visto la copertina del volume che, effettivamente, era abbastanza intonso.

 

Almeno io so che esiste un posto chiamato Croazia; so persino dove si trova. 

 

 

A casa, stesa sul letto, un pacchetto di biscotti al cioccolato aperto accanto a lei, aveva cominciato a sfogliare distrattamente le pagine, godendo del fatto che marito e figlio erano al parco a dar da mangiare alle anatre. Subito quel pensiero la intristì un po’: quasi certamente, quel piccolo traditore avrebbe imparato una parola nuova. Doveva sbrigarsi. Sapeva che era stupido entrare in competizione col proprio figlio, ma Joe era così recettivo . Stupida, certo che lo è, è in piena età dello sviluppo.

 

Guardò di nuovo la guida, aperta sui capitoli riguardanti le informazioni generali. Lesse qualcosa, saltando qualche riga, quando la sua attenzione fu calamitata da un trafiletto relativo alla lingua.

 

Bene, bene.

 

Iniziò a leggere:

 

“... In Croazia si parlano tre dialetti, distinti dal modo di dire 'Che cosa?' (Ca? Kaj? Što?). Il cakavo è parlato in Istria, nelle isole a nord di Korcula e in qualche regione del litorale. Il kajkavo è usato nella regione di Zagreb, mentre nelle altre regioni si trova lo štokavo... quest'ultimo si articola a sua volta in tre varianti legate alla pronuncia dell'antica vocale 'jat', diventata 'i', 'e' o 'ije' a seconda delle zone, per cui la parola 'latte' si presenta alternativamente sotto la forma di mliko, mleko, mlijeko."* 

 

Alzò lo sguardo, smarrita. Era uno scherzo. Doveva esserlo. Uno lo sa che il croato è una lingua complessa, ma vedersi sbattuta la conferma a pagina trentaquattro di un manuale era tutto un altro paio di maniche. Ma Luka ne era al corrente? E se sì, come poteva tenere a mente il tutto? Ma soprattutto: come accidenti era organizzata la mente di Luka? Rilesse di nuovo le righe, ma la realtà non cambiava.

 

Si sentì improvvisamente scoraggiata: era impensabile che, da sola, avrebbe potuto imparare il croato. Ma non se la sentiva di chiedere a Luka, tipo scolaretta, con tanto di lezioni di pronuncia e compiti da fare. Considerando che l’uomo a volte le si rivolgeva nella sua lingua madre le sarebbe sembrato eccessivamente scortese ammettere che lei non ci aveva mai capito nulla. No, non poteva.

 

Sospirò tristemente, appoggiando la guida sul copriletto. Masticò distrattamente un biscotto e rifletté. Pensò a Luka e si concentrò sul suono della sua voce mentre usava il croato.

 

Rilesse di nuovo il paragrafo ed ebbe una specie di illuminazione. Rivide (e risentì) Luka, durante uno dei loro classici mattini, quando lui, rientrato da un turno di notte, languiva a letto mentre lei doveva alzarsi, preparare la colazione ed occuparsi di Joe. E mentre faceva tutto questo si rivolgeva a lui con varie domande a cui, inevitabilmente, lui rispondeva con voce impastata di sonno e stanchezza: “Što?”

Chiaramente, lui con quella suo unica domanda non le stava augurando il buon giorno - che poi si dice dobar dan, lo sai persino tu - , ma, semplicemente, le stava domandando “Cosa?”, ovvero: tesoro bello ripeti che non sono abbastanza coerente da ascoltarti. Luka, quindi, parlava lo štokavo. Perciò poteva anche dimenticarsi le altre due versioni proposte sulla guida. Si sentì meglio. Da sola, era riuscita a capire una cosa fondamentale di Luka; solo qualche anno prima non ce l’avrebbe fatta.

Il suo momento di gloria privata venne interrotto dai suoi due uomini che, dopo essere entrati in casa, stavano salendo le scale.

Luka si affacciò sulla porta e lei fece appena in tempo a nascondere la guida sotto il cuscino:

“Stai bene?”

Ma poi notò i biscotti semi aperti e le sorrise: “Mhh… biscotti al cioccolato a letto! Tu sì che sai come si vive… Joe, andiamo a lavare le manine, così poi ne mangiamo un po’ anche noi!”

Abby si posizionò meglio sul letto, ancora felice della sua scoperta, ed ascoltò i rumori provenienti dal bagno: acqua che scorreva, rumore di schizzi, risatine e parole. In croato, ovviamente. Ma, per la prima volta, non ne era spaventata, né tantomeno intimorita. Lei sapeva.

Dal bagno sentì che Luka le stava chiedendo qualcosa. Non afferrò le sue parole e, perciò, innocentemente, si lasciò sfuggire un perfetto: “Što?”

In due secondi netti Luka era di nuovo sulla soglia della camera da letto, con gli occhi spalancati ed un’espressione piuttosto buffa.

Abby sorrise: “Vuol dire ‘cosa’, giusto?”

“Sì… ma come fai a…”

“… sapere che tu parli lo štokavo? Luka, credi che io sia così poco interessata alla tua cultura?”, sollevò un sopracciglio, inclinando il capo.

Osservò divertita il pomo d’Adamo di Luka salire e scendere, mentre lui cercava una risposta. Nulla.

“Tataaa!”, salvato in corner da Joe. La voce del bambino sembrò svegliarlo dalla sua trance. Le fece un sorriso, uno dei suoi, commentando:

“Devo dire che sei molto sexy mentre parli croato”, la fissò ancora qualche secondo e poi andò a recuperare il bambino.

Abby sospirò a fondo. Sapeva di essere arrosita, maledizione a lui. Si stiracchiò sul materasso, sentendo sotto la schiena la Routard. La ripescò da sotto il cuscino e la mise nel cassetto, senza degnarla di un secondo sguardo: per quel giorno aveva imparato abbastanza. Ci sarebbero state altre occasioni per tirare fuori una parolina di croato e per guadagnare quello sguardo da Luka.

 

 

* Le Guide Routard: Croazia, Milano: Touring editore, 2004, pag. 34 

 

 

Tags: books, character: abby lockhart, community: fanfic100_ita, fandom: er, one-shot, pairing: luby
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

    Your IP address will be recorded 

  • 4 comments