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[ER] - Trilogia di Vukovar - Capitolo 02/03

Titolo: Trilogia di Vukovar - Capitolo 02/03
Fandom: ER Medici in prima linea
Coppia: Luka Kovac/Abby Lockhart
Prompt: 052: Fuoco@ fanfic100_ita 
Rating della storia: Giallo
Rating del capitolo: Giallo
Set In Time: Direi Stagione 13. E' nato Joe, ma non si fa riferimento a nessun episodio in particolare.
Note: Come sempre, le parti in corsivetto sono i pensieri dei protagonisti. La storia è angst, io vi avviso (con un titolo del genere cosa vi aspettavate?). Ogni inaccuratezza geografica è solo ed esclusivamente causa mia.
Questa storia è dedicata alla Regina dell'Angst di Criminal Minds, skurni . Perché ancora non ti ho dedicato nulla per festeggiare la fine dei tuoi studi.
Disclaimer: I personaggi utilizzati non mi appartengono, ma sono di tutti coloro che li hanno creati. Naturalmente io non ci guadagno nulla.
Tabella: http://drk-cookie.livejournal.com/3641.html

 

Sta andando a fuoco. Stomaco, viscere, gola e tutto l’insieme stanno protestando vivamente e dolorosamente.

Tenta di prendere fiato e sopprimere l’ennesimo conato.

Fallisce.

Sto per morire, è sicuro.

Il bussare preoccupato di Abby lo distoglie dai pensieri macabri.

“Hey… tutto bene?”, lo sta spiando da dietro la porta aperta a metà, gli occhi vigili come quelli di un animale selvaggio.

Luka solleva lo sguardo con fatica e la osserva implorante: non ha certo la forza di risponderle.

Abby spalanca la porta, cercando di mantenere fuori la preoccupazione. Ma si rende conto di fallire. La preoccupazione è la loro fidata compagna da quando hanno deciso di partire.

La donna si accovaccia vicino a lui, appoggiandogli una mano sull'avambraccio. Ascolta il suo respiro affannoso per qualche secondo, studiando attentamente le linee sconnesse del suo viso, il pallore spaventoso della pelle, e lo strato sottile di sudore che la fa luccicare. Gli sposta una ciocca di capelli dalla fronte:

"Passato?"

Luka può solo fare un breve cenno, prima di afflosciarsi su se stesso come un panno sporco.

Rimane fermo immobile, accartocciato, per un tempo che sembra interminabile. Abby lo fissa, atterrita, senza parole. Fa per alzarsi a prendergli un bicchiere d'acqua, anche se non se la sente di lasciarlo da solo, anche se solo per pochi istanti, ma la sua voce la ferma:

“Joe?”, un sussurro. Abby si deve sporgere in avanti per poterlo sentire bene.

“Non ti preoccupare. Sta dormendo”. Usa lo stesso impercettibile tono di voce. Come se il bambino fosse in quella stanza con loro.

“Non avremmo dovuto portarlo… non…”, la voce ha un timbro diverso, ora. Panico. E rimorso.

“Luka…”, la donna cerca di interromperlo. È previdente; sa quale sarà la sua prossima frase. Infatti non si sbaglia, ma fa male lo stesso sentirglielo dire.

“… avrei dovuto portare te. Che ci fai qui? Come puoi stare qui? In questo posto desolato, terribile… qui…”, si mette le mani sul viso, quasi arpionandosi la pelle. Attraverso le dita che coprono gran parte del volto e degli occhi, Abby vede le lacrime bagnarli le guance.

Abby si sente un mattone sullo stomaco. Lo sa che Luka non si sta riferendo solamente a Vukovar. La città è ricostruita, i segni del massacro quasi tutti spariti, cancellati. La città vuole andare avanti. Il “posto desolato” di Luka altro non sono che i recessi tenebrosi ed angoscianti della sua anima; ricordi oscuri, odori lontani ed acri; urla abominevoli; sangue e paura. Ciò che lui non mostra mai; ciò che lei non può immaginare; ciò di cui entrambi hanno paura. Non chiudermi fuori, te ne prego, voglio vedere, voglio capire.

Lui non si è mosso. Non sarà una cosa spontanea, non l’accoglierà in questo spicchio di vita così come l’ha accolta nel suo letto, nel suo cuore. Abby, fai qualcosa. È il tuo turno.

Risolutamente, gli afferra i polsi e cerca di allontanare le mani dal suo viso. Sulle prime non cede, i muscoli a resistere, a lottare contro di lei, ma poi, a fatica riesce nel suo intento. Gli stringe le mani e lo costringe a guardarla negli occhi.

Ha il respiro affrettato ed irregolare, come qualcuno che ha finito una corsa lunga e faticosa, ma che sa che non può ancora fermarsi. Il respiro di qualcuno che, sotto sotto, non vuole arrendersi. Abby lo interpreta come un segnale positivo.

“Va tutto bene, tranquillo”

Lei inizia a rallentare il proprio respiro, augurandosi che lui cerchi di fare lo stesso. Passa qualche minuto e l’espediente di Abby sembra funzionare: adesso stanno respirando in sincronia, piano, a fondo, con lunghe boccate.

“Meglio, ora?”

Non le risponde: semplicemente si lascia cadere in avanti, appoggiando la testa sul suo petto. Lei gli accarezza teneramente i capelli madidi di sudore. Sente la sua pelle bruciare sotto i polpastrelli e si trova a desiderare che il calore eccessivo si trasferisca a lei: la tua sofferenza è la mia… nella buona e nella cattiva sorte.

La voce di Luka è calda contro la sua pelle, ma è un caldo piacevole, come la prima brezza primaverile che ti accarezza:

“Danijela era la mia vicina di casa. Sai, eravamo i classici bambini cresciuti insieme. Nella nostra via abitavano una decina di ragazzi della nostra età. Tutti insieme. Sempre. Da bambini, passavamo pomeriggi interi a giocare nella stessa casa, nello stesso giardino; da ragazzi, ci si trovava per fare i compiti insieme. Un bel gruppo unito. Danijela, io non l’ho mai notata veramente, ma era lì. Sono stati i nostri amici a “decidere” che ci saremmo dovuti sposare, erano convinti che già a quattordici anni io e lei fossimo innamorati. Ma tra noi due non è mai successo niente fino ai diciannove anni. Per caso, comunque. La stavo riaccompagnando a casa e, credimi, eravamo amici, perfettamente amici, e io l’ho guardata e ho pensato la amo. D’improvviso, lo capisci?”

Abby lo capisce bene. Una volta, guardando distrattamente Luka addormentato, in testa le si era formato lo stesso pensiero cristallino ed inaspettato lo amo. 

“E gliel’ho detto. Lei ha sorriso, imbarazzata, ha fatto danzare i lunghi capelli neri, ha spalancato gli occhi e… mi ha ringraziato. Ho dovuto aspettare fino al giorno dopo per una vera dichiarazione. Da lì è stato facile, in discesa. I bambini… erano fantastici, bellissimi. E li amavo così tanto. Sai, non si capisce cos’è l’amore totalizzante fino al momento in cui tuo figlio ti guarda per la prima volta”

Abby annuisce. Joe.

"Vukovar era il nostro futuro. E' stata la loro tomba. E io, mai, ho portato loro in fiore, un pensiero. Nulla. Come a volerli nascondere. Ma nella mia mente sono stati un pensiero costante. Spesso doloroso, il marchio del mio errore, il ricordo del mio fallimento. Ma poi... poi gli anni passano, i ricordi è come se sbiadissero, le ferite tendono a cicatrizzarsi, a rimanere prurito indistinto e fastidioso. E poi..."

Alza lo sguardo e trova gli occhi di Abby, che lo fissano attenti e pieni d'affetto. Sente che nessuno lo ha mai ascoltato così, nessuno lo ha mai capito così.

"... poi tu. Sul mio percorso dissestato e buio, sei arrivata come reggendo una candela. E, quasi d'improvviso, sono tornati i ricordi allegri: la risata di Jasna, il gattonare di Marko, le loro prime parole, Danijela che impastava la farina muovendo i fianchi come un'onda. E faceva ancora male, ma era un male diverso, era un male che causavo a te; perché non capivo come potessi amare loro e amare te contemporaneamente con la stessa intensità. Pensavo che tu meritassi di più, che non dovessi sentirti paragonata a nessuno. Pensavo di fare torto a tutti, ma poi ho capito. Il passato ci fa del male solo se noi glielo concediamo. E' per questo che tu conoscerai tutti i ricordi belli di loro. Sempre che tu li voglia conoscere"

Abby accenna un sorriso, asciugandosi una lacrima. L'amore che prova per quell'uomo rannicchiato con lei su un freddo pavimento di una remota città croata arde come il più caldo dei soli. Ed è vivo, pulsante.

Si fissano un attimo, intensamente, e poi, insieme guardano fuori dalla finestra. C'è l'alba, lì fuori. La palla di fuoco ancora tenue che è il sole li saluta, quasi dolcemente. Un'altra notte, un nuovo giorno. Sempre e solo loro due. Sopravvissuti di nuovo.

 

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, community: fanfic100_ita, fandom: er, long fic, long fic: trilogia di vukovar, pairing: luby
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