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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 45: Casa di Luka


Due righine di grazie al reparto di Chirurgia plastica che si è occupato del mio nonnino in questa settimana. Anche se il chirurgo sembrava uno strano avanzo hippy e, per i corridoi, giacevano dimenticati camici nuovi, guanti sterili e siringhe (lo so!). Tranquilli, non ho giocato a ER rubando qualcosa. Sono stata brava.

Passando alla storia: è l'ultimo capitolo! Come sempre questa cosa mi commuove un po', perché è stato un lunghissimo (e a tratti agonizzante) viaggio. Grazie a tutte le persone che hanno letto e che hanno commentato. E' stato divertente.
Una precisazione: vi giuro (e ho anche dei testimoni) che la storia è stata scritta prima che Zabel & Co. partorissero la Stagione 12. Quindi eventuali richiami a dialoghi realmente accaduti non sono voluti. Se c'è qualcuno che ha "copiato", ecco, quella non sono io. Ehehe... ;P

Let's go!

 

CASA DI LUKA

“And tell me you love me

come back and haunt me”

The Scientist, Coldplay

 

Luka teneva gli occhi fissi sulle mani di Abby che stavano stringendo il volante. Osservava i piccoli movimenti dei muscoli sotto la pelle e si stupiva di quanto fossero aggraziate e sottili le sue dita. Nell’abitacolo regnava il silenzio, ma nessuno dei due sembrava notarlo. Luka spostò gli occhi sul profilo di Abby: lo vedeva chiaramente, ben definito dalla luce che entrava da fuori. Avrebbe voluto percorrere quel profilo perfetto con un dito; sentirlo sotto il suo tocco, assaporare quella pelle liscia e calda e fermarsi sulle sue labbra morbide. Dovette respirare a fondo per calmarsi. Girò il viso verso il finestrino.

Abby ruppe il silenzio: “È incredibile. Adesso è la donna che deve portare a casa l’uomo.” Luka fu percorso da un brivido al suono della sua voce: “Lo sai che non ho la macchina… e poi è inutile che ti lamenti: te l’ho detto che avrei potuto prendere un taxi.”

Era vero. Ma Abby aveva voluto a tutti i costi accompagnarlo. Non riusciva ad immaginare altro che loro due in macchina a dividere l’intimità offerta dall’abitacolo. Cambiò marcia e, senza volerlo, gli sfiorò un ginocchio. Arrossì. Lui sembrò non notarlo.

“Bel matrimonio, vero?”, Luka cercava di apparire non imbarazzato.

“Già. Erano proprio belli”

“E felici. Credi che durerà?”

Abby era stupita. Luka, l’amante dell’amore eterno, metteva in dubbio il matrimonio. “Beh, sono innamorati”

“A volte non basta. È tutto una lotta sai? Bisogna resistere e crederci…”

Abby lo interruppe: “Eccoci!”

Lui la fissò negli occhi per la prima volta da quando erano saliti in macchina: “Saliresti a bere un caffè?”

Lei gli sorrise ironicamente: “Un caffè? Kovač, è la scusa più vecchia del mondo.”

Lui allora aprì la portiera: “Va bene, niente caffè.”

Lei gli afferrò un braccio: “Non posso salire lo stesso?”

Dopo pochi minuti Abby stava fissando la Chicago addormentata dalla finestra del salotto. Adorava quella vista; da lontano, la città sembrava innocente e incantata, le faceva dimenticare tutta la violenza che scorreva in quelle strade. Ma dov’è andato Luka? Si girò a cercarlo e notò qualcosa di nuovo: un pianoforte nero e lucido occupava un angolo della stanza.

Luka tornò. Si era tolto la giacca e allentato la cravatta, sbottonando i primi due bottoni della camicia. Lei vide che era a piedi nudi.

“Scusami, ma le scarpe mi stavano uccidendo”

Lei non lo ascoltò: “A cosa ti serve un pianoforte?”

Lui le sorrise: “Secondo te?”

“Sai suonare?”

“Strimpello qualche melodia”

“Te l’ha insegnato tua madre?”

“Come fai a sapere che…”

“La foto sulla libreria… suoneresti per me?”

Luka voleva rifiutare, ma davanti a lei la sua volontà si sbriciolava. Si sedette al piano e cominciò timidamente. Abby continuava a guardare il paesaggio sentendo che la musica la stava avvolgendo; era molto dolce e romantica, e poteva sentire in ogni singola nota la passione che Luka ci stava mettendo. Un brivido la percorse e lo fissò. Lui incontrò i suoi occhi e smise di suonare.

“Vieni qui”, la voce di Abby era un sussurro.

Lui si alzò e si fermò a pochi millimetri da lei. Con entrambe le mani le sollevò delicatamente il volto e la guardò. Lei sentiva il calore delle sue dita sul suo viso e pensò che non era mai stata così bene.

“Abby…”, erano talmente vicini che le loro labbra quasi si sfiorarono. Luka non riusciva a respirare davanti ai suoi occhi brillanti, “Io… sei bellissima… non so cosa dire… sei bellissima. Oddio… cosa mi hai fatto?”

Lei sorrise appena sentendosi le gambe molli e il cuore che accelerava i battiti. Al suo sorriso lui credette di morire e di non riuscire più a parlare. Nella sua testa si affollavano milioni di immagini che la riguardavano e ogni volta che tentava di dire qualcosa si rendeva conto che la frase non avrebbe avuto senso. Lei continuava a fissarlo, in attesa.

Luka chiuse gli occhi per un secondo e quando li riaprì erano pieni di lacrime: “Non posso andare avanti così. Tu… non so. Vorrei poter fissare questo momento per sempre, ma se non te lo dico impazzirò. Volim te, ti amo. E non basta. Perché le parole «ti amo» sono riduttive per quello che provo. Se stanno nella mia mente sono piene e complete, ma poi quando le pronuncio mi sembra perdano di significato. Ti amo talmente tanto che non riesco a ricordare un momento in cui io non ti abbia amata. Non voglio più aspettare, ti voglio adesso… se solo tu sapessi quanto sei meravigliosa…”

Lei pensò che fosse un sogno, ma realizzò che i sogni non potevano essere così belli. Le ci volle un attimo per ritrovare la voce e le parole: “Ti amo. Nessuno mi aveva mai detto niente del genere… che ti avevo detto? Che ne sarebbe valsa la pena. E so quello che provi realmente. Lo so che va ben oltre le parole. L’ho visto al ritorno dal Congo, quel giorno in ospedale, quando c’era mia madre, alla mia laurea e quella sera con la magnolia… in tutto questo tempo non ci siamo mai persi e stavolta saremo più forti di qualunque cosa”

Lei lo abbracciò e si baciarono. Tra le sue braccia Abby decise che non se ne sarebbe mai andata da lì, che avrebbe lottato, se necessario, ma che Luka sarebbe stato sempre l’unica cosa importante per lei. Lui era il futuro, il Principe Azzurro che sua madre le aveva augurato di trovare.

Poco dopo, in camera da letto, si resero conto che nessuno dei due aveva dimenticato l’altro. Le loro mani ripercorrevano percorsi conosciuti e segreti, perdendosi nella perfezione del momento. Non c’era imbarazzo, ma solo tenerezza. E amore, quell’amore che i “ti amo” non riuscivano a esprimere a pieno.

Dopo aver fatto l’amore Abby si appoggiò a Luka e respirò il suo odore. Sospirò.

“Laku noć”, la sua voce la raggiunse.

Lei sorrise: “Laku noć.” E adesso sì, che aveva davvero un senso augurarsi la buona notte.

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati, my family, my life
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