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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 44: Ricevimento


Oggi ho imparato che. se sulla macchina esce allarme 001, allora bisogna sostituire la ventola. Lo so che non vi interessa, però mi pareva giusto rendere partecipi anche voi. E, mi raccomando, per le righe ottiche ricordatevi di specificare la corsa utile degli assi.

Questo detto (sì, volevo fare un po' la figa, qualche problema?) ricordo che Destini è la mia opera giovanile e che quindi fa schifo. Siate buoni con me. Soffro già a sufficienza.



 

            RICEVIMENTO

“If you knew how happy you are making me

I never thought that I’d love anyone so much”

It Feels Like Home To Me, C. Kreviazuk

 

 

Non appena entrarono nella sala vennero sommersi da grida di gioia ed applausi. John e Kem salutarono velocemente gli ospiti e poi si diressero al centro della sala dove era stato preparato il loro tavolo. Si sedettero insieme ai rispettivi genitori ed il pranzo iniziò. Il loro primo pranzo da marito e moglie. Tutti e due si sentivano particolarmente emozionati e da principio pensarono di non poter mangiare nulla, ma davanti ai piatti cambiarono idea.

Luka, Abby, Jing- Mei, Susan, Chuck, Peter, Chleo, Haleh, Steve, Lidya ed Al erano seduti a un tavolo che presto si guadagnò la palma del più casinista. Il fatto era che tutti erano troppo contenti di trovarsi lì. Nel bene e nel male durante quell’anno erano successe molte cose che avevano cementato il gruppo.

Luka si guardò attorno: “Cos’è, il tavolo County Cook?”

Susan rise: “Ci tengono sotto controllo così almeno se si sente male qualcuno sanno dove trovarci”

Abby continuò: “Cosa probabile, vista l’età media degli altri invitati… quello là in fondo avrà centoventi anni!”

Un altro scoppio di risate scosse la tavolata.

Al contrario degli altri, Chleo e Peter sembravano essere un po’ a disagio. Chleo non era mai veramente appartenuta a quel Pronto Soccorso e Peter, negli anni, aveva legato davvero solo con Carter che, ovviamente, non poteva sedere lì con lui. Osservò Kovač: gli sembrava diverso dall’ultima volta che l’aveva visto. Era come più leggero, sollevato. Come se qualcuno gli avesse tolto il peso che sembrava portare sempre sulle spalle. Peter tornò alla realtà di colpo: Haleh stava parlando con lui:

“Allora, Dr Benton, come va il lavoro?”

“Bene, bene. Ho orari flessibili in modo da poter stare dietro a Reese”. Peter si voltò verso suo figlio, seduto al tavolo con gli altri bambini. Stava ridendo. Peter si rilassò: grazie ad un apparecchio di ultima generazione, l’udito di Reese era quasi perfetto.

“E Reese? È diventato davvero grande…”

“Già. Va a scuola, adesso. E pensare che mi sembra ieri il giorno in cui è nato”

“Quando meno se lo aspetta avrà sedici anni e vorrà fare la patente”

Nel frattempo, al loro tavolo, i due sposi si fissavano. Intorno, i quattro genitori parlavano di lune di miele, case e quant’altro, ma loro non li sentivano. Non sarebbe importata la destinazione del viaggio di nozze o la casa in cui avrebbero vissuto, l’unica cosa fondamentale era che sarebbero stati insieme.

Kem sussurrò: “Vorrei che oggi non finisse mai”

“Nemmeno io, amore”

Vennero interrotti da Luka che, battendo la forchetta contro il bicchiere, stava richiamando l’attenzione. Era il momento del discorso. Si alzò in piedi.

“Buongiorno a tutti. Volevo iniziare con una piccola precisazione: per noi colleghi John è semplicemente Carter. Di conseguenza, e mi rivolgo a tutti i Carter presenti, se nel mio discorso sentirete il vostro cognome non siete voi i destinatari. Potreste chiedere: perché non usare John? Ma perché Carter è Carter e così sarà nei tempi”

Qualcuno rise. Luka aspettò che tornò silenzio e poi continuò: “Allora, sono veramente contento che Carter abbia sposato Kem”, disse ponendo l’accento sul nome della donna. Gli sposi e il suo tavolo scoppiarono a ridere, “Voglio dire, alla fine si è deciso, no? E comunque, Kem, quell’anello, sì proprio quello che hai al dito, non era per te. Originariamente era per un’altra ragazza, che credo tu conosca bene in quanto tua damigella… te la sei ingraziata per tenerla d’occhio, eh? Però, sai come si dice: le disgrazie di una sono le fortune di un’altra…”. Le risate continuarono. Susan e gli altri ormai erano alle lacrime. “Ma basta scherzare. Torniamo seri. Sono contento che possiate provare l’amore totalizzante che vi ha fatto decidere di passare la vita insieme. La vostra storia ci insegna che non si è mai troppo distanti o troppo diversi. Siete un esempio di speranza. Vi ammiro. Tanti auguri e… Carter, grazie!”

La sala applaudì mentre i due sposi si baciarono teneramente. Poi Carter prese la parola: “Volevo ringraziare Luka per questo carinissimo discorso, ma soprattutto perché se non fosse stato malarico e moribondo in Congo io non sarei mai partito e non avrei mai conosciuto Kem”, si voltò verso di lei, “Ti amo, lo sai, ed è l’unica cosa che conta”. Guardò di nuovo gli invitati: “E comunque credo che la damigella indosserà un altro anello! E adesso, si balla!”

L’orhestra cominciò a suonare. Carter prese Kem per mano e la condusse sulla pista dove iniziarono a ondeggiare piano seguendo il ritmo lento.

Dopo qualche minuto altre coppie si unirono a loro. Al tavolo, Luka guardò Abby: “Vuoi ballare?”

Lei sorrise e le si illuminò lo sguardo: “Sì”

Un attimo dopo stavano volteggiando leggeri. Lei aveva chiuso gli occhi e aveva la testa appoggiata al suo petto. Sotto il suo orecchio sentiva il battito regolare del suo cuore. Sospirò e si strinse di più a lui che ricambiò la stretta. Per qualche sciocco motivo stava immaginando che il matrimonio fosse il suo, il loro, e che sarebbero stati loro a stare insieme per sempre. Ma forse non lo erano già?

Luka teneva la testa piegata in avanti e la sua guancia poggiava sopra i capelli di Abby. Con la mano destra le cingeva la schiena, sentendo la morbidezza del tessuto del vestito e la sottile linea della sua colonna vertebrale che seguiva ogni movimento. Avrebbe voluto sollevarle il viso e guardarla negli occhi, ma sapeva che non avrebbe resistito e l’avrebbe baciata. Doveva parlarle. La situazione stava diventando insostenibile. Ma in quel momento non voleva pensarci. Voleva solo starsene così, a ballare, con Abby tra le braccia. Il resto non era che un punto indistinto e lontano…

Tags: character: abby lockhart, character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati, my job
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