drk_cookie (drk_cookie) wrote,
drk_cookie
drk_cookie

  • Mood:
  • Music:

ER - 15x20: Shifting Equilibrium


Piccola postilla: l'ultima frase del report è un rimando a una meravigliosa fiction di skurni , che, a sua volta, si riferiva a un mio commento (sta diventando un circolo vizioso preoccupante...). Questo report è tutto per lei.
Alcuni personaggi potrebbero risultare OOC; me ne scuso con gli interessati.

 

Vi va una cosa nuova? Domanda retorica, naturalmente. Che vi vada o no, ve la beccate. Allora, questo non sarà un vero report, racconterò comunque l'ultima giornata di Neela, ma in modo diverso. Leggete e scoprite.

Lucien Dubenko

Guardava Neela, pensando a tutte le cose che avrebbe voluto (e dovuto) dirle durante gli anni passati insieme, ma che non aveva mai avuto il coraggio di pronunciare. Mi piaci. Che ne dici se andassimo a bere un caffè? Nascevano così le relazioni, e lui lo sapeva, ma Neela gli era sempre sembrata lontana e irraggiungibile. E poi, non era da lui fare il piacione con le studentesse; andava sicuramente anche contro qualche regola ospedaliera. Non era Tony Gates, o Simon Brenner. Lui era Lucien Dubenko. Diverso dagli altri. Firmò la sua ultima cartella e scorse la giovane che lo guardava, aspettandolo. Se ne sarebbe andata. Le andò incotro, parlarono per qualche minuto, lui glielo disse anche che lei, prima o poi, sarebbe tornata al County, che era il suo destino. Che lei lo ascoltasse o meno non aveva più importanza; mentre la guardava allontanarsi, tutta avvolta nel suo giaccone, Lucien fu colpito da una stilettata d'orgoglio. Era vero, lui non era come gli altri giovani medici, ma era questa la sua forza, il suo fascino. Se lei non se ne era accorta (o non aveva voluto accorgesene) affari suoi. Avrebbe fatto male per un po', ma poi sarebbe stato meglio. Aveva il suo lavoro e la sua vita.

Frank

Burbero. Era così che tutti lo consideravano, uno scontroso impiegato dell'accettazione. Erano loro, i medici, quelli compassionevoli e gentili, pronti a farti sentire a tuo agio con un sorriso. Per tutti quegli anni a Frank non era importato più di tanto: aveva abbastanza autostima da sapere che anche il suo lavoro era indispensabile. E poi gli piaceva fare il burbero, gli veniva bene. Nessuno si aspettava troppo da lui. Eppure anche lui aveva un cuore. Guardò Neela, ricordandosela giovane e inesperta, con gli occhioni spalancati, decisa e titubante allo stesso tempo. Gli piaceva fare il paragone, vedere come i "suoi" ragazzi maturavano negli anni, osservali un po' in disparte, buttando loro una battuta cruda, perché fossero preparati alla durezza della vita, perché il mondo, là fuori, mica ti trattava con i guanti. Non lo avrebbe mai ammesso, ma Frank a Neela voleva bene. Non avrebbe mai ammesso nemmeno che era stato sveglio fino alle due per preparare la pentolaccia con la faccia di Gandhi. E, sopra ogni cosa, non avrebbe mai ammesso che quasi sicuramente, quella sera, partita Neela, finita la festa, solo, nella cucina di casa sua, con sua moglie addormentata, avrebbe fatto un brindisi alla giovane. E sì, perché no, avrebbe versato pure una lacrimuccia, ripensando a lei, alla strada che aveva fatto e lieto, che lei, di strada, ne avesse ancora da percorrere. Con un grugito infastidito rispose al telefono e lanciò un'occhiataccia a Sam che lo stava fissando. Nessuno avrebbe mai scoperto il suo cuore tenero. Era il suo segreto più segreto. Sorrise tra sé e sé, stando attento a non farsi notare.

Simon Brenner

A Simon non piaceva parlare di sé. Non solo: lui detestava qualunque cosa diventasse troppo profonda e intima. Non era sempre stata così la faccenda, naturalmente, quand'era bambino, prima che quell'uomo... beh... Simon amava le cose tenere, intime. Con la madre parlava sempre di come si sentiva e lei ne parlava a lui. Da molti anni si era convinto, invece, che spiegare come ci si sentiva era solo una sciocca perdita di tempo. E allora fingeva; fingeva che andava tutto bene, che lui stava bene, evitava le domande e le situazioni rischiose. Ma poi era arrivata Neela, con quel suo sguardo pieno di domande che aspettavano risposte. E a lui piaceva in modo travolgente, in modo caldo. Per questo la teneva lontana e vicina allo stesso tempo, perché non poteva raccontarle, ma non poteva nemmeno fingere che lei non ci fosse. E, alla fine, lei se ne andò. Non a causa della loro non-relazione, ma perché voleva il suo futuro lontano da lì. Voleva altro. Simon l'ammirava per il suo coraggio, per essere stata in grado di ammettere che le cose, a Chicago, non andavano bene. Doveva parlarle, doveva dirglielo che lei era stata importante, perché l'aveva aiutato a capire che la sciocca perdita di tempo era il fingere di essere ciò che non si era. Lui aveva dei problemi, ma nasconderli non lo avrebbe aiutato. Aveva passato dieci anni a non vivere e non ce la faceva più. Lei glielo aveva fatto capire e meritava di sentirselo dire. Dopo, avrebbe guardato l'aereo partire e si sarebbe sentito meglio. Ne era sicuro.

Abby Lockhart

Abby attaccò il telefono con un sospiro. Pregò che Neela prendesse quel maledetto aereo, perché non avrebbe tollerato un'altra telefonata di dubbi e follie. Capiva che per l'amica potesse essere difficile fare una scelta così definitiva; d'altronde qualche anno prima si era ritirata da quel programma rivoluzionario di ricerrca ed era finita a fare la cassiera al Jumbo Market. Tutto perché aveva avuto paura. E chi non ce l'aveva? Abby era stata terrorizzata all'idea di lasciare Chicago, ma, dopo un anno, capiva che era stata la scelta giusta. Come le aveva detto Luka era sempre meglio sapere che non sapere. Neela avrebbe dovuto scoprire la verità, era inutile immaginarsi le cose. Anche perché ormai non era più una ragazzina. Abby si guardò intorno, studiando attentamente il disegno di Joe (un arcobaleno mezzo storto) e le foto della sua famiglia appese alle pareti. Tra poco gli amichetti del figlio se ne sarebbero andati e Luka sarebbe rientarto dal lavoro. Non vedeva l'ora di raccontargli la novità. Sospirò di nuovo, pensando alla serata tranquilla ma piacevole che l'attendeva: si augurò, per Neela, la stessa pace e gioia che provava lei. L'amica ne aveva senz'altro bisogno. E se lo meritava.

Ray Barnett

Ray capì che qualcosa stava per cambiare quando vide lo sguardo del ragazzo che stava aiutando con la fisioterapia. Lo vide spalancare gli occhi, come incantato. Di certo, stava seguendo le curve di qualche bella ragazza nei paraggi. Una qualche bella ragazza nuova, visto che, ormai, il suo paziente le aveva ammirate tutte, quelle del vecchio staff. Ray si girò a valutare la fonte di cotanto stupore e... perse per qualche istante la capacità di pensiero. Neela. Era lei, davvero, ed era lì. La più talentuosa chirurga di Chicago nella modesta clinica di Baton Rouge. Sicuramente lo aveva fatto per lui, per loro due. Ray sentì un'ondata di emozione scuotere tutto il suo corpo e le si avvicinò, sorridendole. Eccola, a pochi passi, così vicina da poterla toccare. La sua Neela, che aveva scelto, alla fine. Si dimenticò di tutte le volte in cui lui era stato una seconda scelta, si dimenticò di quanto avesse sofferto per lei, si dimenticò del loro ultimo incontro a Chicago, quando lui l'aveva lasciata così, facendo finta che non le importasse di lei. Balle, naturalmente, un inutile bluff che gli era sembrato non servisse a nulla. Ma lei adesso era qui e lui aveva vinto. Prima di parlarle un'ultima considerazione arrivò alla sua mente: sotto sotto, alle mie braccia, non ci tengo poi così tanto...

Tags: report: er s.15, serial tv, serial tv: er
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

    Your IP address will be recorded 

  • 0 comments