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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 40: Luka


Ieri, lago Maggiore. Al solito, nel ristorante dove mi sono fermata a mangiare il piatto che volevo era finito. Mi domando cosa mi illudo ancora. Ma almeno c'era il sole.

 

LUKA

“Leggero, nel vestito migliore

senza andata né ritorno

senza destinazione.

Leggero, nel vestito migliore

sulla testa un po’ di sole

ed in bocca una canzone”

Leggero, Ligabue

 

Camminava veloce, quasi saltellando tra le pozzanghere, cercando di ripararsi come meglio poteva sotto i tetti o i baracchini dei venditori ambulanti. Quell’anno la primavera si stava facendo davvero desiderare. Il tempo ti regalava due giorni di sole e poi una settimana di diluvio universale. Sospirò. Non vorrei bagnarmi troppo, mi ricordo fin troppo bene cos’è successo l’ultima volta. Il problema non sarebbe esistito se quella mattina fosse uscito con un ombrello, ma Luka non credeva agli ombrelli. Era convinto che durante un acquazzone ci si bagnava lo stesso e in più l’ombrello occupava spazio, era ingombrante. Però quel giorno stava quasi rimpiangendo di non avere un’altra idea a riguardo.

Scorse l’insegna di un bar ed entrò. L’ambiente era piccolo, accogliente e ben illuminato. Luka scelse un tavolino d’angolo e si sedette. Al centro del tavolo c’era un vaso contenente dei rami di fiori di pesco che profumavano appena. Si tolse il cappotto bagnato e aspettò qualcuno che venisse a prendere la sua ordinazione. Dopo pochi secondi una cameriera giovane e carina si materializzò: “Ha già deciso?”

“Sì. Vorrei un caffè e…”, lo guardo di Luka si spostò su una vetrinetta che esponeva dolci di tutti i tipi. Guardò attentamente la torta di frutta, il tiramisù, la torta margherita ricoperta di zucchero a velo e la millefoglie farcita con crema pasticcera e panna. Optò per quest’ultima: “… una fetta di quella millefoglie. Non tanta, però, giusto per assaggiarla. Grazie”

La cameriera terminò di scrivere sul suo blocchetto e poi fissò Luka: “Posso dirle una cosa?”

Luka era sorpreso: “Certo”

“Non vorrei che la prendesse male, però… lei è l’uomo più bello che abbia mai visto. E non è solo per l’aspetto fisico è che… non so come spiegarlo… lei sembra così felice. La sua presenza emana una luce capace di rischiarare una giornata come questa”

Luka arrossì e sorrise imbarazzato: “Grazie. È uno dei più bei complimenti che qualcuno mi abbia mai fatto. Grazie davvero”

La cameriera si allontanò e Luka cercò di fingere indifferenza passandosi una mano tra i capelli. Li sentì bagnati e decise di andare in bagno a darsi una sistemata. Si studiò nello specchio: sembro quasi un profugo. Era vero. I capelli in disordine e fradici, la barba che doveva essere fatta, la carnagione un po’ pallida, gli occhi leggermente arrossati. Anche se… Anche se non aveva più il solito sguardo triste e vuoto. Ne rimase sconvolto: per un attimo credette di essere faccia a faccia con uno sconosciuto, con qualcuno che aveva voglia di fare e di vivere. Sono io? Capì che Ira non l’aveva fatto diventare una persona nuova, ma l’aveva fatto diventare quello che era anni fa, quello che era sempre stato, non solamente una parte buona in contrasto con una malvagia, ma lui, Luka, Bene e Male insieme a convivere. Era un essere umano, un uomo, ed era vivo. Si commosse e finalmente si riconobbe per quello che era e sarebbe stato. Eccomi. Ringraziò Ira per il lavoro che aveva fatto e si ripromise di mettersi in contatto con lui.

Uscì dal bagno e trovò la cameriera che lo aspettava con il suo ordine: “Tutto bene?”

“Sì, grazie”

Mangiò la sua torta con gusto come se fosse la prima cosa che mangiava dopo anni. E forse era proprio così. Qualcuno aveva tolto il velo che aveva davanti agli occhi e ora lui vedeva le cose per come erano davvero: colorate, luminose e belle. Pensò a tutte le persone che avevano toccato la sua vita: persino Sam non gli faceva più paura. La vedeva nella sua immaturità e nella sua preoccupazione di crescere un figlio da sola. Finì il caffè e decise di rimanere ancora un po’.

Arrivò di nuovo la cameriera: “Com’era?”

“Delizioso. Ci voleva proprio. Penso che rimarrò finché non smette di piovere, se non le dispiace”

Lei lo fissò e inclinò la testa a destra: “Può rimanere quanto vuole. Comunque non piove più”

Luka guardò fuori. Non solo non pioveva più, ma stava addirittura uscendo il sole. Era sorpreso: “Ma?!”

“Succede a volte. Mai fare affidamento sul tempo”

“Beh, allora vado. Grazie di tutto. Arrivederci”

“Arrivederci”.

Luka uscì e camminò piano per la strada, godendo dei primi raggi del sole che bucavano le nuvole. Si ricordò di quello che soleva dire sua nonna: dopo il buio, si poteva sempre sperare nella luce.

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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