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To die, to sleep; To sleep: perchance to dream


Rubo la citazione al caro Amleto per narrarvi i miei ultimi sogni. Potete riesumare Freud, se vi va.

-          Martedì notte ho sognato di essere su un pulman tipo gita scolastica, anche l'atmosfera era quella, sapete, piedi sui sedili, musica a tutto volume, risatine idiote. Ci si stava dirigendo a Vukovar (ebbene sì, persino mentre dormo), e la guida, che poi era la mia “vecchia” guida di Split che ci ha accompagnati a Plitvice l’estate scorsa, si raccomandava caldamente di fare attenzione, perché Vukovar era pericolosa (c’era ancora la guerra, credo) e che, mai e poi mai, avremmo dovuto contraddire le forze di polizia/esercito/guardie e avremmo dovuto fare tutto quello che ci dicevano. Io guardavo la mappa insieme al mio vicino di sedile (un perfetto sconosciuto), tentando di capire queli fossero i punti più rischiosi o dove potessero essere le mine. Non siamo mai entrati a Vukovar; mi sono svegliata prima.

-          Mercoledì notte, però, ero ancora in Croazia (non ricordo dove), e volevo assolutamente andare a Sibenik. Nessuno della mia compagnia voleva venirci, allora decidevo di andarci da sola in macchina (fattibile). Ricordo l’autostrada e l’uscita per Sibenik. Il centro della città era incredibilmente simile al centro della città in cui abito (assurdo e falso: Sibenik e la mia città non c’entrano nulla) e io mi muovevo con tranquillità lungo le strade alla ricerca di un parcheggio. Il mio intento era, infatti, parcheggiare e visitare la città a piedi. Una volta trovato parcheggio mi rendevo conto di due cose: era un parcheggio con disco orario (i cartelli erano scritti in italiano, naturalmente) e la mia macchina era diventata una bicicletta. Non volendo beccare una multa, perché poi, in Croazia, non sapevo dove pagarla, prendevo la mia bici e me la trascinavo dietro. Camminando mestamente verso il centro, "inciampavo" quasi in due ragazze. Ascoltandole parlare, mi rendevo conto che erano italiane e io le importunavo presentandomi. Loro, dopo uno sguardo schifato, si allontanavano lasciandomi lì. Decidevo, quindi, di visitare un museo e ci entravo con la mia bicicletta (che era diventata mini per l'occasione). Il museo aveva una scaletta che scendeva in una specie di cripta. Nella stanzetta, la classica guida e un gruppo di turisti. Italiani. Ci siamo messi a parlare di cucina tipica e mi sono svegliata.

Devo avere paura, vero?  

Tags: dream night
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