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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 39: Studio del Dr. Ira Goldstein


Domani mio fratello parte per la Libia, dove si fermerà un mese per lavoro. Buon viaggio, Fabry! Speriamo che tutte quelle ore di inglese siano servite a qualcosa...

Riguardo al capitolo: mi permetto di consigliare la lettura di 1984 di Orwell e di Waiting For Godot di Beckett. Sono due libri meravigliosi (e attuali).
Buona lettura.

 

STUDIO DEL DR IRA GOLDSTEIN

“…che le stelle ti guidino sempre

e la strada ti porti lontano”

La strada, Modena City Ramblers

 

Era il giorno. Nessuno lo aveva detto, ma lo sapevano entrambi. Il giorno. Luka era nervoso, quasi come la prima volta che era stato lì. Guardava ancora Ira attraverso il tavolo, ma aveva imparato a leggere le sue espressioni. Non gli faceva più paura con le sue domande. Ormai, ad essere onesti, non c’era più nemmeno niente da chiedere.

Ira si sentiva un groppo in gola. Luka era stato il paziente che aveva sempre cercato. Aveva anche pensato che non ce l’avrebbe fatta, che avrebbe fallito con lui. In quei momenti di sconforto era stato Luka che, incredibilmente, lo aveva aiutato. Una telefonata, una risposta non ovvia, un sorriso rassicurante. A volte c’era davvero da domandarsi chi tra i due fosse stato il paziente e chi il terapeuta. Ira era cambiato, migliorato. Luka l’aveva migliorato. Un vero e proprio transfert. E quel giorno sentiva che qualcuno gli stava strappando via un pezzo di cuore.

“Luka, ti ricordi cosa mi hai detto alla nostra prima seduta?”

Lui sorrise appena: “Ho commentato il suo cognome”

“Non ti sei mai chiesto cosa significasse Goldstein in 1984?”

Luka ci pensò un attimo. I suoi occhi si illuminarono: “Per il Grande Fratello era il Male, ma per il protagonista era il simbolo della fuga. La fuga dal sistema, verso la libertà, per trovare se stessi e la propria individualità… un qualcosa di positivo, insomma”

Sulle prime, Ira non obiettò. Centro ragazzino. Poi: “Credi che esistesse davvero?”

“Forse è un’utopia. La maggior parte delle persone lo odiava. E’ difficile lasciare ciò che si crede di essere per trovare ciò che si è veramente… anche se ne vale la pena. Basta trovare il Goldstein giusto, no?”

“Ma se hai appena detto…”

“Quella era un’utopia, questa no. Ho io una domanda: Godot esiste? Arriverà prima o poi?”

Ira fissò Luka e rise. Gli piaceva questo giochetto: “Beh, dipende se lo si aspetta e come lo si aspetta. Forse è già arrivato. Anzi, il mio è già qui”

“Come fa a esserne sicuro?”

“Basta saper cercare. Ciò che aspettiamo è con noi”

Luka rise e la stanza fu rischiarata. Un tempo, l’unico rumore che la riempiva erano i suoi singhiozzi e lamenti. Ire si trovò a pensare a quanto gli sarebbe mancata la sua risata. Guardò l’orologio appeso alla parete. Alla fine dell’ora mancavano ancora trenta minuti. Trenta minuti. Alla fine. Si sentì come quando si torna a casa dopo essere stati in vacanza. Le valige chiuse, l’ultimo saluto al mare e poi via. Tutto finito. Aveva voglia di continuare a sondare l’anima di Luka, ma ormai sapeva che era tutto inutile. Cercò di mantenere la conversazione leggera, informale: “Sei contento per Carter?”

“Sì. Ho sempre saputo che avrebbe trovato la felicità. Doveva solo convincersi anche lui”

“Sai, hai sbagliato a scegliere Medicina d’urgenza. Avresti dovuto fare psicologia”

“Ma io volevo fare il dottore!”

Ira scosse la testa. Era la solita storia: gli psicanalisti non vengono considerati medici. Rimasero ancora in silenzio, rendendosi conto che ogni loro tentativo di dialogo era destinato a chiudersi in attesa dell’inevitabile.

Ira ci riprovò: “E con quel četniko?”

Luka non sembrava scosso: “Oh niente. È stato dimesso. Se avessi reagito avrei fatto ciò che lui voleva. È solo un essere umano, ignorante, certo, ma pur sempre un essere umano. Una mia crisi isterica di fronte a lui avrebbe riportato indietro il tempo. Ma io non voglio: siamo nel 2004, non nel 1991. Quell’uomo era solo una figura patetica e sbiadita”

Ira abbassò la testa. Mesi prima, sarebbe stato lui a pronunciare quelle parole e invece adesso Luka non ne aveva avuto bisogno. Era davvero la fine. Sentì i suoi occhi diventare lucidi.

“Dr Goldstein, un pensiero non è reale fino a quando non lo si dice. E, generalmente, una volta espresso, se è giusto, fa meno male di quando era solo immaginato”, gli tremava la voce sotto il peso di questa frase, “è finita, vero?”

La voce del medico era un sussurro: “Sì”. Era lui a sentirsi debole. Non era la prima volta che dimetteva un paziente, ma con Luka era tutto estremamente complicato.

Luka si alzò.

Ira guardò fuori dalla finestra: “Guarda, Luka, piove. A cosa pensi? All’Africa o a Danijela?”

“Penso a quello che ho perso, a quello che ero. Ma penso anche a quello che sono oggi, a quello che ho. Penso che sono felice, e che me la merito un’altra possibilità. Davvero. Io ci credo”

Ira si alzò a sua volta e lo abbracciò. Rimasero così un attimo, sentendosi due vincitori di una guerra ingiusta. Due eroi, pronti ad affrontare il mondo. Luka si staccò e si avvicinò alla porta: “Devo andare”, stava piangendo.

“Lo so”

Basta. Non c’era più niente da dire. Luka aprì la porta e uscì. Ira guardò ogni suo movimento. Buona fortuna, ragazzo, buona fortuna… e si lasciò cadere sul divano continuando a guardare la pioggia.

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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