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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 38: County Cook Hospital, Chicago


Oggi il "mio" tecnico ha rivolto a me e alla mia collega il seguente complimento:
"Voi due come livello di bellezza fisica siete all'altezza delle fughe delle piastrelle del pavimento"
Che galante, eh?

Andiamo a Destini, va'. Allora, Ivan è un mio personaggio originale, Ve lo cito, anche se viene appena accennato, perché, da sempre, in tutte le mie storie, Ivan è il migliore amico di Luka. Mi piace pensare che sia un Serbo un po' pazzo che vuole a Luka un mare di bene.
Poi, il capitolo tratta temi "politici". Non è mia intenzione offendere etnia alcuna. Be warned.
Ogni inaccuratezza storica/ideologica è mia.
Ricordo che le parti tra asterischi sono da intendersi in serbo-croato. 

COUNTY COOK HOSPITAL, CHICAGO

“Be a hero, be a star

anything but what you are.

You deserve to be loved”

To be loved, Curtis Stigers

 

 

Luka era seduto in salottino a bersi un caffè. Ancora due ore e poi se ne sarebbe andato a casa. Nel pomeriggio aveva un sacco di impegni: doveva andare dal sarto con Carter per il suo vestito, fare la spesa (se voleva mangiare) e telefonare ad Abby per sistemare gli ultimi dettagli della tesi. Ah sì, ci stava anche una scappata in “Jugoslavia”. Luka sorrise tra sé e sé. Jugoslavia. Chissà come ci è venuto in mente di chiamare il centro così. Forse perché lì dentro non facciamo distinzioni etniche. Certo, se nei Balcani scoprissero che c’è ancora una Jugoslavia in giro…

Arrivò Carter con la solita espressione sospesa tra il beato e il terrorizzato. “Ah eccoti. Ti ricordi l’appuntamento dal sarto?”

“John, respira, certo che mi ricordo”

“Forse avevi ragione quando hai detto che il matrimonio era troppo vicino. Sono sommerso di cose da fare!”

“Ma no, vedrai che ce la farai. Vuoi un caffè? L’ho appena fatto”

“Prepari anche il caffè, adesso? Comunque, no grazie. Sono già abbastanza nervoso”

“Avete scelto le partecipazioni? E le bomboniere?”

“Le partecipazioni le abbiamo spedite stamattina e le bomboniere le ordiniamo domani. Anche il fiorista è stato avvisato”

“Allora hai quasi finito! Stai tranquillo! E poi, anche se tutto non viene esattamente perfetto non è un problema. Mi ricordo che quando mi sono sposato Ivan aveva dimenticato le fedi a casa e ha fatto una corsa a prenderle dieci minuti prima dell’inizio della cerimonia”

Carter si sentì rivoltare lo stomaco. “Oddio”

“Ma Danijela non lo ha mai scoperto! E poi, dai, io non sono come Ivan”

“Luka, io non lo conosco”

“Va bene. Allora: è avvocato penalista, Serbo, per di più…”

“Hai ragione. Mai fidarsi degli avvocati!”

Scoppiarono a ridere allegramente. Ormai Luka parlava senza problemi del suo passato e la cosa era stata notata. Tutti ne erano stati contenti: Luka sembrava più reale e avvicinabile.

In quel momento la testa di Abby fece capolino dalla porta: “Bello che c’è chi ha tempo per divertirsi. Luka, tu che sei poliglotta, vieni a sentire se riesci a capire questo paziente”

“Eccomi!”

Il paziente in questione era stato portato in Emergenza Due. Giaceva sul lettino ad occhi chiusi, mentre Kerry, Haleh e Connie iniziavano i primi esami.

“Ma non è cosciente”

“Oh sì, è svenuto un paio di minuti fa. Comunque puoi restare qui per quando si sveglia? Magari puoi aiutarci a capire da dove viene, ok?”

“Ok. Ma come è arrivato qui?”

“E’ entrato barcollando e mormorando qualcosa in una lingua straniera. Era solo e non sappiamo cosa gli è successo”, intanto Haleh gli aveva tolto la camicia. Luka osservava distrattamente quando il suo sguardo venne attratto da un tatuaggio sul bicipite destro dell’uomo. Impallidì di colpo e si allontanò dal lettino; Kerry notò subito il suo movimento.

“Luka, cosa c’è? Lo conosci?”

Senza togliere gli occhi dal tatuaggio Luka rispose: “Quel tatuaggio. È il simbolo delle Tigri Bianche di Arkan”

Nessuno nella stanza aveva capito il riferimento. La spiegazione di Luka si prolungò: “è un Serbo, un četniko, per essere precisi. È uno di quelli che ha compiuto i crimini più efferati in Croazia”

Kerry fissò Luka. Il significato delle sue parole aveva raggiunto la sua mente: “Ne sei sicuro?”

“Certo. Ma non me ne andrò. Ha bisogno di un interprete”

Passarono altri minuti. La stanza era silenziosa. Kerry aveva trovato un’emorragia interna a livello dell’addome e stava aspettando il consulto chirurgico. Ad un certo punto l’uomo si svegliò. Luka lesse la confusione nel suo sguardo e si avvicinò a lui, tentando di restare calmo: * “Stia tranquillo. Si trova in ospedale. Si ricorda cos’è successo?” *

L’uomo annuì: * “Un incidente… ho sbandato con la macchina… e poi…” *. Chiuse gli occhi.

Luka ripeté a Kerry e poi disse al paziente che stavano aspettando il chirurgo. Aveva un tono basso, cercava di assumere un atteggiamento confortante, ma era fin troppo cosciente del fatto che avesse paura.

L’uomo lo fissò: * “Lei è croato?” *

Luka non poteva negare: “Da”

Alla sua risposta l’altro scattò con forza inaspettata e tentò di raggiungere Luka che, istintivamente, si era già allontanato. Kerry lo tenne giù: “Buono! Stia fermo!”. Il Serbo, intanto, stava gridando verso Luka. Non appena questi uscì dalla porta, il malato si calmò.

Arrivò Elizabeth e Kerry raggiunse Luka. “Tutto bene?”

“Direi di no”

“Ti va di parlarne?”

“Non ancora. È ridicolo. Il mio passato mi segue persino in America”, scosse la testa, “non finirà mai”

“Vuoi andare a casa?”

“No, mi passerà. E poi io sono più forte di lui, giusto?”. Il suo sguardo cercava conferme.

“Hai ragione. E sei anche migliore. Non solo di lui, ma di un sacco di persone”. Kerry gli sorrise e lo lasciò solo. Luka sospirò e si concentrò: a volte era davvero difficile comportarsi da uomo.

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati, my job
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