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[ER] - Notti d'Africa - Capitolo 12


Ma è una vita che non posto più mie fiction! Che dispiacere immane!
Ri-ecco Notti d'Africa. Ci avviciniamo alla fine, ragazzi.
Buona lettura!

skurni , hai fatto il tuo sogno "Clooney"? ;)



 

12.

 

“Lo sai, una volta mi hai parlato di stelle e del fatto che qualcuno non potesse vederle nel tuo stesso momento…”, ci aveva pensato per giorni, Carter, prima di fare quella domanda. Le notti passate tranquillo a letto, mentre Luka era ricoverato non erano state come si aspettava. O almeno, non del tutto. Certo, aveva dormito e recuperato il sonno perduto, ma i pensieri strani e contorti di quei giorni avevano continuato ad affacciarsi. Ed una volta si era ritrovato a pensare alla notte in cui tutto era cominciato. Le stelle. Così lontane e numerose da sembrare irreali. E la lacrima di Luka. Così reale da far paura. E allora si era deciso a trovare un po’ di coraggio, e che diamine, e chiedere spiegazioni. Adesso, guardava Luka seduto vicino a lui, nella solita posizione raccolta, con le ginocchia tenute contro il petto. Ormai non poteva immaginarselo in nessun altro modo. Gli occhi del Croato brillarono per un istante mentre lo fissavano attraverso le lunghe ciglia che li incorniciavano.

 

Rimasero un attimo in silenzio e Carter si domandò se Luka gli avrebbe risposto. Ma deve farlo: non è colpa sua se mi trovo in questa situazione? Non può tirare il sasso e poi nascondere la mano. Ma Carter sapeva che Luka era come una specie di divinità capricciosa, che cambiava le regole del gioco di volta in volta. E la cosa strana era che nessuno se ne lamentava.

 

“Credevo che non me lo avresti mai chiesto”, silenzio, “è stato un po’ snervante cercare di farti superare il punto di sopportazione”, fece un sorrisetto, uno dei suoi.

 

Carter aggrottò la fronte. Ma come? Lui ha tirato fuori la storia apposta? Ma perché? Perché si sentiva solo e voleva qualcuno che lo ascoltava? Mi ha usato? Deglutì, sentendosi stupido. Gli tornarono in mente tutte le voci che circolavano su Luka, sul suo essere così senza sentimenti, sulla sua capacità di sfruttare al meglio qualunque situazione per trarne vantaggio. “Vuoi dire che tu…”, non voleva finire la frase.

 

L’altro sorrise ancora: “Ma no! Non crederai davvero che io abbia potuto usarti per sfogarmi? Che razza d’uomo credi che sia? Ok, non sono perfetto, ho fatto cose di cui vergognarmi, ma, John, davvero tu pensi questo di me?”

 

Adesso sembrava quasi addolorato. Come se tutti i discorsi fatti in precedenza non avessero avuto valore. Come se quella notte passata appoggiato a lui a parlare della sua voglia di vivere non fosse mai esistita.

 

“No. È che io… io, non so Luka”, pronunciò il suo nome con fermezza, come per chiudere il discorso. Ma poi guardò l’altro, che lo fissava con gli occhi spalancati e il respiro un po’ affrettato. Gli sembrava un bambino in cerca di conferme, e Carter capì di essere forte come lui, se non di più. Gli faceva forse un po’ pena, Luka, che cercava di rifarsi una vita lontano da tutto ciò che aveva sempre amato ed in mezzo a persone che non gli concedevano il minimo sbaglio. “No, davvero. È che gli altri…”

 

“Gli altri, gli altri. Loro credono di conoscermi, ma che ne sanno di me? Non ne sanno nulla, nemmeno, per dire, come si chiamava mia moglie. O il nome dei miei figli”

 

“Tu sei molto riservato, non lasci avvicinare nessuno”

 

“Ci hanno mai veramente provato? Fino a quando sono stato perfetto e preciso, come un automa, gli andavo bene. Quando ho iniziato a non farcela più e a cedere, mi hanno voltato le spalle, criticandomi in continuazione. Credi che io sia sordo, John?”

 

“Credevo che non ti importasse quello che pensavano gli altri di te”

 

“Mi importa se ciò che credono che io sia è qualcosa che non esiste e loro non lasciano spazio ad altro”. Rimasero ancora in silenzio. Carter si sentiva stranamente fortunato: nessuno aveva mai visto quel Luka, che, forse, era il Luka vero. Lo fissò e pensò che doveva essere terribile perdere tutto e non trovare più il proprio posto. “Sai John, io ti invidio. Tu hai tutto. Amici, amore… ti ricordi del tuo problema di tossicodipendenza? Non ho mai visto tanto supporto morale e tanta tolleranza. Tra voi siete molto di più che colleghi, voi siete amici”

 

Non era la prima volta che qualcuno lo invidiava, ma non era mai successo che qualcuno lo invidiasse per i suoi amici. Anzi, lui si era sempre ritenuto un po’ sfortunato in qual campo, forse a causa del fatto che i suoi genitori non lo avessero riempito d’amore. Sospirò e si accorse che davvero poteva contare su un intero ospedale di amici. In più, ne aveva qualcuno anche fuori. Luka aveva il suo lavoro, ma poi? Involontariamente, rabbrividì nella serata afosa. “Luka, io ti sono amico”

 

“Davvero?”, ancora lo sguardo da bambino.

 

“Certo”

 

“Lo sarai anche a Chicago?”

 

“E perché non dovrei?”

 

“Bene”, Luka fece una piccola pausa, come per valutare la cosa. Chiuse un secondo gli occhi e poi li riaprì, fissandoli in quelli nocciola di Carter: “E allora… è Abby, John, è Abby”

 

Abby? Che storia è? Come Abby, la mia ragazza? Quella che mi sta aspettando a Chicago? Abby? “Ma Luka, Abby…?”, ma era troppo tardi, l’altro se ne era già andato in un frusciare leggero d’erba.

Tags: character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: notti d'africa, pairing: carby
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