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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 34: Carter


skurni, questo è tutto per te, anche se non è molto bello. Ancora complimenti!



 

CARTER

“And I want to thank you

for giving me the best day of my life

just to be with you

is having the best day of my life”

Thank You, Dido

 

Tramonto di un soleggiato primaverile che sollevava lo spirito e calmava l’anima. Semplice gioia che ti prendeva al solo guardare gli alberi in fiore, un’esplosione viva di colori, e calore che ti pervadeva quando i raggi del sole giocavano sulla tua pelle e s’intrufolavano sotto di essa, per toccarti il cuore.

Quanto può essere bella la vita? A volte, basta un momento così per farti sentire indispensabile… seguendo il corso dei suoi pensieri, Luka continuava a fissare la piccola Chance. L’intervento era andato a meraviglia e adesso la bambina stava muovendo i suoi primi passi con la protesi. Stentava un po’, ma presto avrebbe imparato. Oltre a Luka, anche Maisha e Angélique guardavano estasiate e commosse. Un miracolo. Una piccola vita che si incamminava verso un futuro che, solo qualche mese prima, sembrava perduto. Luka si allontanò, sentendosi stranamente felice. Incontrò Kem. Elegantissima, in un lungo abito nero, decorato da piccole pagliuzze dorate che mettevano in risalto il colore dei suoi occhi.

“E ma che meraviglia!”

“Grazie. John è pronto?”

“Vado a vedere. Stai attenta che nessuno ti rapisca”

Luka incrociò John che usciva dal bagno, tentando di tenere una ciocca di capelli in ordine. Anche Carter era ben vestito: smoking scuro, camicia bianca, papillon. Una cosa ben fatta. Luka sorrise: “È la serata in cui si eleggono i più belli di Chicago? Kem ti sta aspettando…”

“No! Sono in ritardo!”. Carter aumentò il passo. Luka faticava a stargli dietro: “Dove andate?”

“A cena e a ballare… ti racconto domani, ok?”

“Ok. Buona serata!”

Carter abbracciò Kem ed insieme uscirono. Il ristorante era molto di classe. Luci soffuse, candele e un’orchestra di archi in un angolo. Carter e Kem, seduti al loro tavolo, erano persi in un mondo tutto loro. Lui la guardava attraverso la luce della candela e si stupiva di quanto fosse bella. Sembrava una creatura non terrena, con la pelle vellutata e i grandi occhi verde scuro che riflettevano la fiammella rossa e gialla che danzava convulsamente. Le sfiorò una mano: “Vuoi ballare?”

Si alzarono e si lasciarono trasportare piano dai violini, che esprimevano a pieno le melodie congiunte dei loro cuori. John volteggiava tre metri sopra terra, incredulo che una cosa del genere potesse succedere proprio a lui. Tenere Kem tra le sue braccia era l’unica cosa che avesse un senso.

Ballarono ancora un po’ e poi uscirono dal ristorante. Chiamarono un taxi e salirono. Mentre si lasciavano trasportare dai propri pensieri Carter si ricordò improvvisamente di qualcosa. Si girò e fissò Kem.

“Che c’è?”

“Senti… ti ricordi quando sei venuta a Chicago?”. Era nervoso. La voce gli tremava leggermente mentre sentiva qualcosa aggrovigliarglisi nello stomaco. “Ti ho chiesto se avevi l’immagine di noi due in taxi e mi hai risposto di no. Ecco, voglio regalarti un ‘momento- taxi’ tutto nostro. Io ti amo, davvero. Quello che provo per te non è niente in confronto a quello che provavo per le altre. Lo so, ci conosciamo da poco ma… Kem, vuoi sposarmi?”

Kem spalancò la bocca, sentendo il suo cuore accelerare i battiti. Si voltò verso il tassista: “Si fermi, la prego. Devo scendere!”

La macchina si fermò e lei si buttò fuori. John rimase inebetito. Spostò gli occhi sull’anello che una volta era stato di sua nonna. Forse sei tu il colpevole. Non capiva. Lei lo amava, ne era sicuro, e allora? Respirò a fondo e scese dalla vettura. Gli tremavano in po’ le gambe mentre si avvicinava a Kem.

“Tutto bene?”

“Scusami John. Io ti amo e vorrei sposarti, ma…”

Un brivido di paura lo percorse: “Ma?”

“La mia testa mi dice che è troppo presto”

“E il tuo cuore?”

“Lui non desidera altro”

Carter le sfiorò una spalla. Sentì che tremava: “Senti, non dobbiamo sposarci domani. Possiamo anche aspettare un po’ di tempo. A me basta sapere che un giorno sarai mia moglie e che mi starai accanto finché Dio lo vorrà”

Lei lo fissò. Le brillavano gli occhi di lucenti lacrime. “Sei meraviglioso. Ti amo”

“È un sì?”

“Sì!” Si baciarono con passione. “E l’anello? L’ho solo intravisto, ma mi è parso molto bello…”

Lui glielo infilò. E tutto fu come tutti e due l’avevano sempre sognato, perfetto.

 

Lo ammetto, tre metri sopra terra fa tanto Moccia, ma io l'ho scritto prima di lui. Giuro!
Tags: character: john carter, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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