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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 28: Piccole tenerezze


Questo post "spontaneo" è dedicato a framasi1965Buona lettura.

 

PICCOLE TENEREZZE

“Dev’esserci, lo sento

in terra o in cielo un posto

dove non soffriremo

e tutto sarà giusto”

Cyrano, F. Guccini

 

Tutto quello che si riusciva a sentire era silenzio. Un silenzio spesso, come nebbia, e pesante, una lastra di marmo sul cuore. Tutti tacevano e si guardavano. Avevano paura. Paura che qualcosa di peggiore potesse succedere. Stavano rigidi, in piedi, immobili, ed in attesa. In attesa di qualunque cosa che potesse portarli via, strapparli da quell’inusitato silenzio. Poi, qualcuno, con un singhiozzo atroce, tornò in vita, ridestandosi dall’immobilità plastica di un attimo prima. Josip. Già seduto, si accasciò ulteriormente sulla sedia, appoggiando i gomiti sul banco e lasciando crollare la testa in avanti. Il suo dolore si ruppe in gemiti scomposti che nessuno capiva. Ma questo bastò a rianimarli. D’improvviso tutto l’ospedale si mosse: pazienti che entravano ed uscivano, voci bisbigliate o urlate, rumori di macchinari e telefoni che squillavano.

Risolutamente Kerry trascinò Sam in salottino e Carter corse da Josip, per accertarsi delle sue condizioni. Senza dire niente, Abby si allontanò dall’accettazione e percorse il corridoio del reparto. Si muoveva a scatti, evitando le persone e dirigendosi verso l’ultima porta in fondo. Sapeva che Luka era lì, non perché lui ci andasse spesso, semplicemente lei lo sapeva. Lo vide chiaramente nella sua testa, mentre, barcollando, entrava nella stanza, chiudeva a chiave e crollava sul pavimento. Era arrivata. Si fermò. Bussò piano, abbassando la maniglia che, chiaramente, era bloccata.

“Luka, sei lì?”

Nessuna risposta. Abby sentiva la sua presenza, l’odore della sua paura. Riprovò:

“Hey sono io. Luka apri la porta… per piacere…”.

Ancora niente. Intanto arrivò Carter, sorreggendo Josip. Haleh e Susan erano intorno a lei.

“Non risponde?”, “Forse non è lì”, “Hai provato a…”

“Basta! Ha bisogno di calma. Si spaventa di più se vi sente. Haleh, per piacere, puoi chiamare il Dr. Goldstein? Grazie”, aspettò un attimo, sospirò e poi si rivolse ancora alla porta: “Luka? Va tutto bene, c’è qui anche tuo padre”

Abby iniziò a sentirsi nervosa. Stava perdendo la speranza.

“Abby, puoi continuare?”, il sussurro di Josip la trafisse, “penso che ti stia ascoltando…”

Lei si sedette contro la porta e vi appoggiò la testa. Chiuse gli occhi:

“Ho tenuto la magnolia. La farò seccare. Peccato che il suo profumo andrà perduto”, parlava con calma, dolcemente, “una volta vorrei che tu cucinassi qualche specialità per me. Ti posso aiutare, se vuoi… Luka mi senti?”.

Ira arrivò trafelato. Abby continuò: “Luka? Mi dai un cenno, almeno?”

Niente. Poi un’idea le balenò in testa. Questo funzionerà di sicuro.

“Luka, ti ricordi quando stavamo insieme e io avevo i miei casini? La notte mi chiudevo in bagno a piangere e aprivo l’acqua perché non volevo farmi sentire da te. Idea stupida, eh?”. La sua voce tremava sotto il peso del ricordo, “Infatti tu te ne accorgevi sempre e tentavi di entrare in bagno ad aiutarmi. Ma non potevi perché mi chiudevo dentro. Sai, pensavo che ti avrei rovinato coi miei guai e avevo paura che se mi fossi confidata tu te ne saresti andato. Ti ricordi cosa facevi davanti al mio  mutismo? Ti sedevi e mi dicevi: «Adesso metterò il palmo della mia mano sulla porta, e se vorrai tu potrai appoggiare il tuo. Lo so, c’è una porta tra di noi, ma ti assicuro che starai meglio». Luka, sai una cosa? Io la appoggiavo la mano, e lì, seduta su quel pavimento freddo, sentivo davvero il calore del tuo palmo. Incredibile, no? Mi sembrava di sentire le nostre anime che si toccavano. E stavo meglio. Tu eri dentro di me, nel mio profondo. Ci sei sempre stato”, fece una piccola pausa, “adesso, prova a indovinare? C’è la mia mano su questa porta, Luka. Ti prego, io ti aspetto. Fallo per me”

Passarono cinque minuti durante i quali Abby non si mosse. Poi, la serratura scattò e la porta si aprì. Ne uscì Luka, pallido e distrutto. Teneva la mano destra avanti a sé. Abby vi appoggiò sopra la sua.

“è vero, Abby. Funziona…”, e accennò un sorriso. Josip corse e l’abbracciò. L’incubo, quello almeno, era finito.

Tags: character: abby lockhart, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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