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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 27: 2° Round


Buona domenica!
Mi vergogno profondamente di questo capitolo. E' brutto. Ma devo far progredire la storia. Quindi, se volete mantenere la stima che avete di me come scrittrice, vi sconsiglio di leggere.
Ah, segnalo che in questo capitolo viene utilizzato un linguaggio per adulti. Niente di sconvolgente, però. Ma tanto nessuno leggerà, giusto?!?!

 

2° ROUND

“Questa è la mia vita

se ho bisogno te lo dico

… sempre io che pago

non è mai successo

che pagassero per me”

Questa è le mia vita, Ligabue

 

Era lunedì. La mattinata sembrava fosse iniziata bene, e tutti si auguravano fosse il preludio di una buona settimana. L’ospedale aveva messo in moto il suo perfetto ingranaggio che funzionava a pieno ritmo. Impiegati, medici, infermieri e pazienti interagivano l’uno con l’altro in armonia, con cadenza sincronica e precisa.

Luka era di buon umore. Era una bella giornata e suo padre era venuto in ospedale a trovarlo. Se ne stava tranquillo in accettazione con un’espressione di piacevole beatitudine dipinta sul volto. Tra un paziente e l’altro Luka lo guardava e, quando i loro occhi si incrociavano, riusciva a vedervi fieri lampi d’orgoglio per lui. Alle undici arrivarono Abby e Kerry, pronte a dare il cambio al povero Carter, che si trascinava tra le corsie, reduce da un turno di notte indescrivibile.

“Buongiorno sig. Kovač! Come sta?”

“Ciao Abby. Tutto bene. Sono venuto a vedere come se la cava Luka”

“Ah, Kerry, tu non lo conosci. Kerry, lui è Josip Kovač, il padre di Luka. Sig. Kovač, lei è la Dr. Kerry Weaver, capo di medicina d’urgenza”, Abby si allontanò.

I due si strinsero la mano.

“È un piacere. Luka mi ha parlato di lei e della sua efficienza”

“Grazie. Comunque il lavoro di Luka aiuta a far funzionare questo posto…”

“Ah sì?”, Josip spostò lo sguardo su suo figlio che, a pochi metri da lui, stava parlando con una giovane donna nervosa. Josip notò il modo in cui Luka si protendeva verso di lei, come volesse assicurarle tutta la sua protezione. Chiedendo scusa, Kerry andò a cambiarsi.

Josip sospirò: “Ma guardatelo! Non è bellissimo, il mio bambino? Quel camice sembra fatto apposta per lui…”

“Ha ragione… sono Haleh, la capo infermiera. Le porto un caffè?”

“Sì, grazie! Molto gentile”. Che posto confortevole. Fanno di tutto per metterti a tuo agio.

Intanto, in salottino, Sam aveva dato vita a un piccolo spettacolo:

“… l’ho invitato a salire e poi…”, Abby entrò. Sam la ignorò e continuò: “… gli ho offerto un caffè… e ci siamo seduti sul divano e lui mi ha baciata. Ma non un bacio tenero, un bacio da assatanato! Ed ha iniziato a toccarmi ovunque, con quelle mani così grandi. Ci siamo spogliati e l’abbiamo fatto una volta, lì sul mio divano…”, intorno iniziarono le prime risatine. Abby si vergognò per Sam. Ma guarda a che punto siamo arrivati. “Poi, senza smettere di baciarci, siamo andati in camera da letto, ma sullo stipite della porta l’abbiamo fatto ancora. E quando eravamo a letto, ho pensato che lui si meritasse il servizio completo, se capite cosa intendo. E devo dire che l’ha molto gradito. Non sapete quanto era eccitante sentirlo gemere in croato…”. In croato? La testa di Abby scattò quasi dolorosamente e fissò Sam. Cosa sta dicendo?

“Scusa? Io sono entrata da poco, potrei sapere chi è ‘sto mago del sesso?”

“Dovresti saperlo. È Luka, no? O forse quando lo faceva con te…”

“Questo non ti riguarda. Ma quando è successo?”

“Sabato sera!”

“Sabato sera?”, Abby scoppiò a ridere, “Mi pare proprio impossibile!”. Ripensò per un momento al profumo della magnolia. “Comunque se lo dici tu”

Abby corse immediatamente da Luka e lo mise al corrente. Luka, che stava parlando con Josip, impallidì e chiamò Sam. Lei lo raggiunse, seguita da Amira, Malik, Yosh e Lydia.

“Cos’è che avremmo fatto sabato?”

“Lo sai…”

“No, io so che sono uscito con Abby, Carter e la sua ragazza e poi me ne sono andato a casa”, il tono era basso, teso.

“Uffa, va be’, l’ho inventato. E allora?”

“Ti pregherei di lasciarmi fuori da ogni tuo discorso futuro, grazie”

“Oh, fai il santarellino, adesso!”

Luka rise amaramente: “Ti scoccia che non ti ho scopato, vero?”

“Come ti permetti?”

“Io?!”

Ormai la discussione era degenerata. Kerry e Josip tentarono di calmare le acque, ma inutilmente. I due litiganti toccarono diversi argomenti e arrivarono al più temuto:

“Non dirmi che sono una cattiva madre! Tu che ne sai? Non ne hai, di figli!”.

Abby trattenne il fiato.

“Non ce li ho più, hai ragione”

“Perché? Te li ha portati via un assistente sociale?”

L’ospedale si spense. Non c’erano più rumori, solo il respiro affannoso di Josip, che dovette sedersi. Il mio Luka, il mio Luka…

La voce di Luka era calma e fredda come una tomba: “No, più semplicemente sono morti a causa della guerra…”

Abby si mise le mani sugli occhi, Kerry era paralizzata e gli altri non respiravano quasi. Sam accusò il colpo e attaccò nuovamente:

“E con che diritto ti eleggi ‘Padre dell’anno’? Dov’eri quando i tuoi figli morivano? Avresti dovuto essere lì con loro, e invece… chissà com’erano spaventati. Eh, Luka, rispondi, dov’eri?”

Luka non reagì. Nei suoi occhi smise di passare la vita e il suo sguardo si opacizzò. Gli tremava il labbro, mentre le parole di Sam prendevano pienamente forma nella sua testa. La guardò e il suo sguardo vittorioso lo frantumò in mille pezzettini. Allora, traballando, si girò e, correndo, incespicando scappò via di lì.

Nessuno lo seguì. Nessuno ancora aveva registrato cos’era successo. Nessuno aveva capito che non era stato un film, ma la realtà. Rimasero lì, gli sguardi vacui, a fissarsi inutilmente…

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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