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[ER] - Notti d'Africa - Capitolo 3


E siamo a -2... giovedì è vicinooooo!!

 

3.

 

Ci si accorge di come sia la vita nei momenti più inaspettati. Ci si sorprende davanti alla sua stranezza ma ineffabile bellezza; come se ci fosse un mantello di indicibile e fragile che avvolge tutto. Nella notte, con la testa invasa da questi pensieri, Carter cercava di discernere i soliti rumori africani: il movimento dell’erba, la brezza leggera, il canto di qualche uccello. Ma non sentì nulla. Silenzio totale ed assoluto. Il mondo era fermo nella suspance di qualcosa che stava per succedere. Un palcoscenico vuoto, circondato da un pubblico silenzioso e titubante. E, d’improvviso, il sipario si alzò. Lo spettacolo cominciò:

 

“Sei in anticipo… o forse sono io che adoro farmi aspettare come un grande prim’attore. Non credi?”

 

Ma come fa? Io penso una cosa e lui mi legge dentro. “Non saprei. È bello, però, starsene qui fuori ad aspettare. Ti dà il senso delle cose…”

 

“… dopo un giorno caotico. Lo so. È esattamente quello che penso anch’io”

 

“Perché mi hai voluto qui?”

 

“Io? Ho solo supposto che ci saresti stato. Non sei certo obbligato. Stai tranquillo che non mi offendo. Ho pensieri a cui pensare”

 

“Luka, ma cosa sta succedendo?”

 

La domanda era un po’ sciocca, da tipico film di fantascienza, dove il giovane chiede aiuto al super eroe che sta per salvare il mondo. In verità, era ben altro ciò che Carter avrebbe voluto dire. Qualcosa di un po’ più profondo. Una frase del tipo: cosa mi stai facendo? Coma fai a trascinarmi qui fuori ogni sera ad ascoltare quello che hai da dire? Perché io? Le sue parole rimasero sospese nel silenzio per un attimo. John scrutò il viso di Luka, assorto nella contemplazione della luna. Vide un sorriso incurvargli appena le labbra.

 

“Hai visto che luna? È proprio piena, stasera… vorrei che rimanesse così per sempre. E invece, da domani inizierà a calare e calare fino a diventare un piccolissimo spicchio. E sai una cosa? Perderà la sua forza. Guardala adesso: grande, luminosa… la padrona della notte. Fa quasi paura. Prima di sparire del tutto non verrà più presa in considerazione da nessuno. Non ci saranno più innamorati a giurare su di lei o a perdersi nella sua luce pensando all’amato. Strano, no? Eppure è sempre lei. A volte, nella vita, ci sbagliamo a giudicare una persona solo perché la guardiamo dalla prospettiva sbagliata”

 

Sospirò e continuò a fissare sopra di sé.

 

La luna. Carter non ci aveva mai pensato. Era chiaro che Luka si stava riferendo a qualcos’altro, a lui forse. Ma non poteva fargli la domanda diretta. Sapeva che non gli avrebbe risposto. Come quella volta, tra l’altro.

 

Rimasero in silenzio e John si stava quasi assopendo, quando:

 

“Senti? Stasera non stanno nemmeno sparando. Che abbiano capito? Che pace! Sembra di stare alla fine del mondo…”

 

Cosa ne sapesse Luka della fine del mondo rimaneva un mistero, però allora era vero: c’era davvero tutto questo silenzio. E la cosa strana era che Luka non lo stava rovinando con il suo bisbigliare sommesso, anzi, stava in qualche modo rendendo più vero quel silenzio, lo stava calando nella realtà, come se la natura avesse deciso di dedicarsi completamente alla sua voce. Era come se riconoscesse in lui un essere superiore degno di avere tutta la sua attenzione. Strano davvero.

 

“Quanto tempo passerà ancora? Quanto tempo prima di rivederti e sentirti mia?”

 

L’ormai familiare tono spezzato e sofferente.

 

“Luka…”

 

“È finita, John. Non posso più stare qui. La luna mi fa troppo male… mi dispiace di averti trascinato in tutto questo. Ora devo andare. Buona notte”

 

Si alzò piano e si allontanò leggero, quasi sfiorando il terreno, come, forse, sanno fare gli angeli. Carter era sempre più confuso. Non riusciva ad afferrare il senso di tutta la faccenda. Di una cosa era certo: Luka stava soffrendo e lui non lo avrebbe mai lasciato da solo. Inspiegabilmente, ne era rimasto coinvolto. Sparito Luka, un uccello lanciò il suo richiamo da un ramo; il vento rispose in un frusciare di canne. Il rumore era tornato. Ovvio, lo spettacolo era finito, l’attore aveva abbandonato il palco e la natura gli stava tributando un meritatissimo applauso.

Tags: character: john carter, character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: notti d'africa, pairing: carby
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