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[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 22: Casa di Luka

Eccomi!
Dalla Croazia ho portato un ricordino speciale: un bel raffreddore! Volevo ringraziare i vari autisti dei pulman che tengono l'aria condizionata a temperatura congelatore. Accidenti!
Buona lettura a tutti comunque!
Ah, blateravo di cavolate e quasi mi dimentico: le parti tra asterischi sono da intendersi in croato.

CASA DI LUKA

“E un angelo bianco seduto vicino alla finestra”

Ninnananna, Modena City Ramblers

 

Josif Kovač non riusciva a dormire. Il cambiamento di fuso orario non gli era ancora passato e, nonostante a Chicago fosse l’una di notte, il suo organismo segnava le otto di mattina. E ho anche l’abitudine di alzarmi presto. Abitudine che suo figlio aveva ereditato. Ma, ovviamente, per Luka non era mattina e quindi se ne dormiva tranquillamente nella sua stanza.

Dopo essersi girato un’altra volta nel letto Josif decise di alzarsi. In punta di piedi andò in salotto e si guardò intorno. Al centro della stanza un bel divano in pelle nera, rivolto alla vetrata che dava sulla città. A sinistra una libreria piena di libri, fogli e… Josif si avvicinò. Dallo scaffale tre persone gli sorrisero: lui, qualche anno prima, Niko e Luka, così felice. Quanto tempo era che non rideva più così? In parte un’altra foto, racchiusa in un’elegante cornice d’argento: Nina, sua moglie e mamma dei suoi due figli, seduta al pianoforte a suonare. Josif si girò. Dall’altra parte della stanza una mensola su cui erano appoggiati uno stereo e un’infinità di CD. Appeso alla parete un suo quadro: uno dei pochi non astratti, raffigurante un angelo, di spalle, con la testa girata verso l’osservatore. Si intravedeva un occhio che portava dentro di sé una malinconica dolcezza. Luka non lo sapeva, ma era così che suo padre lo vedeva. Josif era orgoglioso di essere riuscito a conservare il suo segreto. Spostò lo sguardo lungo la parete. Un’altra foto. Stavolta il solito gruppo di amici: Ivan, Natalija, Nadija, Goran, Miran, Ivana e Slobo. Gli inseparabili. Al centro, Luka, il loro preferito. E poi un altro dei suoi dipinti, astratto stavolta. Josif sbadigliò e andò in cucina. Prese un bicchiere d’acqua e lesse il giornale aperto sulle ultime dichiarazioni di Bush. Luka aveva scritto commenti ironici ovunque. Certe cose non cambiano mai. Spinto da un impulso improvviso si avviò verso la camera di suo figlio. La porta era socchiusa e Josif entrò.

Luka dormiva beatamente, girato su un fianco e con la bocca socchiusa. Aveva le coperte tirate su fin sotto il mento. L’uomo si sentì sopraffatto da un’ondata di tenerezza: non importa quanti anni avrà, sarà sempre il mio bimbo…

Se lo ricordò, piccolo, nella culla ed in braccio a Nina, mentre succhiava avidamente dal suo seno. Il suo Luka. Così forte e fragile, tanto da volerlo lì a Chicago, perché la terapia si stava rivelando troppo difficile. In quattro e quattr’otto Josif aveva preparato le valige ed era partito. All’aeroporto Luka gli era sembrato troppo magro ed indifeso, quasi potesse rompersi per la forza del suo abbraccio. Ma, durante la cena, il padre aveva visto brillare negli occhi di suo figlio qualcosa dell’antico splendore che lo aveva fatto sperare. Gli mancava quel Luka un po’ pazzo che aveva imparato a suonare il pianoforte da solo, quel Luka che non si arrendeva davanti a niente, quel Luka che una volta aveva baciato la fidanzata di Niko, senza sapere che lei sarebbe diventata sua cognata. Quel Luka che aveva stretto con tanto amore e devozione la mano di sua madre mentre stava morendo e lei non aveva potuto far altro che dedicare a lui l’ultimo sguardo.

Luka continuava a dormire. Sul comodino, un bicchiere d’acqua, le pillole contro la malaria e un libro appena iniziato. Come al solito Luka se ne stava rannicchiato nella sua metà del letto e Josif poté facilmente sdraiarsi sull’altra metà. Sincronizzò il suo respiro con quello di lui e gli prese una mano. Sentiva un fortissimo desiderio di proteggerlo. Quanto vorrei che tu avessi ancora cinque anni. Era facile farti stare bene, allora. Cinque anni: un’età che né Marko, né Jasna avevano raggiunto. Non pensarci adesso. Il tuo tesoro è qui con te. Strinse un po’ più forte la mano e Luka si svegliò.

“Tata?”

* “Shhh, mi dispiace di averti disturbato. Torna a dormire, è ancora presto” *

* “Va bene. Papà?” *

* “Sì?” *

* “Grazie. Ti voglio bene” *

* “Anch’io.* Laku noć

Laku noć

E anche Josif si addormentò.

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
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