drk_cookie (drk_cookie) wrote,
drk_cookie
drk_cookie

  • Mood:
  • Music:

[ER] - Destini Incrociati - Capitolo 21 - Studio del Dr Ira Goldstein

Il teatro Donizetti non ha rispetto per chi fa l'abbonamento da 10 anni. Questo è un dato di fatto. Perché ritengo che cancellare 3 turni d'abbonamento (tra cui la mitica "prima" del venerdì sera) sia un metodo estremamente perverso per premiare la fedeltà.

Comunque, buona lettura.
Ah, cacchio, quasi dimentico: il monologo di Luka mi è stato ispirato dal monologo di Savigny, personaggio del meraviglioso Oceano Mare di Baricco (perché io, le mie fonti, le cito)
Iniziamo:

STUDIO DEL DR. IRA GOLDSTEIN

“So well trained,

so animal

Come Undone, R. Williams

 

Luka era in piedi e guardava fuori dalla finestra. Fuori, il giardino era dissetato dalla pioggia battente e viva. Dentro, nessuno parlava. La stanza era rischiarata dai fulmini e l’unico rumore era quello del temporale. Luka respirava ad intermittenza, aspettando pesantemente la domanda di Ira che, come una sciabolata, arrivò.

“Luka, puoi parlarmi del Congo?”

Ira aveva parlato con un tono di voce gentile ed abbastanza basso, quasi non volesse disturbare la maestosità della Natura che fuori stava dando spettacolo. Luka non voleva rispondere. Cercò affannosamente di non pensare e di lasciar cadere l’argomento ma, all’ultimo minuto, si trovò a rispondere.

“Non c’è molto da dire. Ero là a fare del volontariato. Stavo alla clinica di Matenda per fare delle vaccinazioni. I ribelli ci hanno attaccato. La maggior parte dei medici se n’è andata. Io e Patrique siamo rimasti con tre o quattro pazienti che non potevano essere spostati. La notte i ribelli sono tornati. Stavo male, avevo la malaria. Ci hanno catturato. Hanno ucciso tutti gli uomini tranne me. Basta. Stop. Non c’è altro”

Ira rimase sorpreso dalla freddezza nella voce di Luka. Era come se stesse commentando una serie di diapositive che scorrevano una dopo l’altra nella sua testa. Naturalmente c’era molto di più.

“Così è troppo semplice, Luka. Non voglio la versione breve. Voglio la vera verità”

Luka si voltò di scatto. Nei suoi occhi si agitava una tempesta peggiore di quella fuori. I lampi illuminavano il suo viso facendogli assumere un aspetto quasi cadaverico. Ma quanta vita dentro quello sguardo!

“La verità? Vuole sapere la vera verità?”

La voce era il rumore di una cascata.

“Tutto andava bene, c’erano i ribelli ma erano lontani, e poi non so perché ho deciso di rimanere quando si sono fatti pericolosi, forse un senso di superiorità del tipo ‘ho già visto tutto questo, so cosa fare’, ma ho sbagliato, la superbia di difendere tutti, e così ci hanno catturati, non so, davvero, già stavo male avevo la febbre, la notte prima l’avevamo passata nella foresta, pioveva come oggi, e io tremavo e Patrique voleva aiutarmi e io volevo che se ne andassero, era rischioso, ma loro sono rimasti, anzi Patrique, Chance e sua madre sono rimasti, gli altri partiti nella notte, mentre dormivo tremando in preda alla febbre, e poi eravamo lì legati per i polsi, insieme a persone che non avevo mai visto, non so, e dovevamo stare in ginocchio, le mani dietro la schiena, e io non riuscivo, ero debole e cadevo con la faccia nella polvere e i ribelli a prendermi a calci finché non mi rialzavo e c’era il sole, un caldo afoso e noi sotto a morire, poi hanno preso la mamma di Chance e l’hanno trascinata in una tenda e io l’ho sentita gridare ma non ho potuto fare niente, siamo rimasti ancora lì e poi uno ad uno ci hanno sparato e hanno ucciso Patrique, lo so perché mi è schizzato il suo sangue in faccia, ed era caldo, più caldo del sole e io sono caduto ancora e non so, non capivo più, stavo male e forse loro hanno creduto fossi un prete, forse la mamma della bambina li ha convinti, ma non mi hanno ucciso, ma non m’importava perché stavo morendo, ne avevo l’assoluta certezza, stavo morendo, finalmente, ed ero calmo, non avevo paura, forse avevo finito di soffrire, ero pronto, pronto a morire, non so cos’è successo, chi mi ha portato via da Matenda, ma quando mi sono svegliato ero sdraiato su un pavimento sporco e tremavo, deliravo, imploravo, chiamavo la Morte che venisse a prendermi, ma no, c’era solo qualcuno che tentava di darmi da bere, acqua che non riuscivo a trattenere e poi mi sono addormentato di nuovo e credevo, ancora, che sarei morto, e invece al mio risveglio stavano per caricarmi su un aereo e rimandarmi a Chicago, io che volevo morire, forse la mia vita è morte, non so, e c’era Carter che mi aveva salvato ma io non lo sarò mai, salvato. Salvato”

Aveva parlato quasi senza respirare. Adesso il suo fiato si rompeva in rantoli irregolari e rumorosi. Ira si alzò e gli mise una mano intorno alla vita. Luka gli collassò addosso.

“Devo sedermi”

Senza una parola il dottore lo aiutò a sedersi e gli tenne una mano sulla spalla. Luka stava tremando. Guardò ancora fuori.

“Piove”, la voce, adesso, era un bisbiglio senza forza, “come quella notte passata nella giungla. Cercavo di distinguere i rumori della foresta, ma in verità riuscivo solo a pensare che la prima volta che ho baciato Danijela pioveva così. Adesso mi viene in mente solo quella notte, la paura e i miei tremiti. Mi hanno strappato ancora un ricordo. Cosa posso fare?”

L’ultimo sospiro si ruppe in un singhiozzo. Ira tentò di consolare Luka, ma niente può guarire un’anima che trae la forza dai ricordi.

Così giovane e così tanto dolore. Dov’è la giustizia?

Tags: character: luka kovac, fandom: er, long fic, long fic: destini incrociati
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic

    Your reply will be screened

    Your IP address will be recorded 

  • 6 comments