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[CSI: NY] - Corsa contro il tempo - Capitolo 02: 20 Maggio 2009 - Parte 1

Capitolo 02: 20 Maggio 2009 - Parte 1

Il pomeriggio era scivolato lentamente in serata e la serata in nottata. Poco dopo mezzanotte, Flack studiò il suo orologio da polso, si stropicciò gli occhi, si alzò stiracchiandosi e dichiarò che sarebbe andato a prendersi un caffè.

“Uno anche a me, grazie”, fu il solo commento di Stella.

Lui le sorrise, “Era sottinteso. Che persona pensi che sia? I miei mi hanno educato bene!”

Pochi minuti dopo, al suo rientro, la collega stava guardando la foto di un altro sospettato. Lui appoggiò le due tazze sulla scrivania ed estrasse un pacchetto di biscotti dalla tasca.

“Che ne dici di questo?”, gli chiese Stella.

“Albert Mullighan, veterano dell’Iraq. Perché è in questa lista?”

“Ha provato ad arruolarsi anche per l’Afghanistan ma è stato scartato.”

“PTSD?”

“In parte… quando è stato rifiutato, per due volte, ha commesso qualche atto di vandalismo alle proprietà governative. Nulla di grave. Da qualche mese, però, sembra tranquillo.”

“Qui dice che ha avuto un bambino.”

Stella sospirò. Per qualche minuto continuarono a lavorare in silenzio.

“Jess è stata punita, vero?”, chiese la donna all’improvviso.

Flack non si scompose. Non era un caso che avesse scelto di essere lì con la criminologa. “Più o meno. Diciamo che al momento ha perso il suo status ‘eseguo gli ordini, ma ho una certa libertà di movimento’”

“Capisco… però il compito datole è un po' esagerato.”

“Stella… ha lavorato sotto copertura ad un caso a cui non era stata assegnata, un caso che non doveva esistere per di più”, Flack terminò alzando leggermente la voce.

“Mi dispiace” lei gli toccò un braccio.

“No, non... sapevo che stavate combinando qualcosa, ma… ti dirò una cosa che non dovrà mai uscire da qui… me lo prometti?”

“Ha la mia parola”, sorrise lei.

“Ho avuto paura. Non so cosa farei se le succedesse qualcosa. Abbiamo discusso, lei è uscita sbattendo la porta, ma sai una cosa? Non è importante: anche se dovesse odiarmi, sarebbe viva.”

Stella valutò per un secondo le parole del collega, “È ancora arrabbiata?”

“Nuhh, so farmi perdonare”, concluse con una risata.

“E noi due? Siamo a posto?”

“Certo… sempre che tu non stia organizzando qualcos’altro di misterioso e pericoloso. Però confesso: un viaggetto in Europa me lo farei volentieri”, le fece l’occhiolino.

***

Danny stava cercando di capire se Terrence Davis gli piacesse o meno. Doveva ammettere che il giovane era parecchio affabile, oltre che dotato di spirito imprenditoriale, ma non riusciva del tutto a fidarsi di lui. Oh beh, tanto è un informatore di Flack.

Si girò verso il detective, in preda all’ennesimo starnuto.

“Salute!”, disse divertito. Era sempre bello ridere alle spalle dell'amico.

“Maledetti gatti…”, mugugnò Don.

Terrence li accolse nel suo ufficio; era stato proprio lui a chiedere di incontrare Flack il prima possibile.

“Allora… e sii conciso o faccio venire la protezione animali per i gattacci.”

“È un leopardo.”

“Seh, seh… perché hai chiamato?”

“Sono un uomo d’affari e mi piace che il mio locale funzioni bene. E sai cosa bisogna fare per far andare le cose per il verso giusto?”

“Cos’è? Imprenditoria del nuovo millennio? Davis, veloce!”

“Controllare i clienti. Farsi una cerchia di clienti fedeli ed affidabili. Niente scavezzacolli.”

“La sparatoria di qualche mese fa c’entra qualcosa con questa nuova filosofia?", si informò Danny.

Terrence arrossì, “Può darsi.”

Flack si mangiò un sorrisetto.

“Comunque… se i clienti si divertono e sono tranquilli, tornano. E se tornano, portano soldi e magari altri clienti.”

“E quando tocchi l’acqua ti bagni”, commentò Flack. “Sto finendo la pazienza, è l’ultimo avvertimento.”

“C’erano dei tizi strani stasera. Clienti nuovi, mai visti”, finalmente, Terrence andò al punto.

“Perché strani?”

“Erano in tre. Due ben vestiti e ben ordinati. Abiti puliti e stirati, linee dritte, niente fronzoli, colori neutri. Ed anche l’aspetto: capelli corti, niente barba. L’altro, invece… trasandato, jeans strappati, maglietta larga e sformata, colori sgargianti, capelli lunghi ed incolti. Hanno parlato fitto fitto tutta sera. Quando una delle mie ragazze si avvicinava per gli ordini tacevano ed aspettavano. Se ne sono andati dopo un paio d’ore.”

“Li riconosceresti?", Flack aveva socchiuso gli occhi, all’erta. C'era qualcosa nelle parole di Davis che aveva solleticato il suo istinto di poliziotto.

“Non proprio. Non mi sono avvicinato. Ma Josie ha portato loro da bere per tutta la serata. Ve la chiamo, se volete”, Terrence concluse, facendo un gesto verso una delle porte del suo ufficio.

Josie studiò i due poliziotti con circospezione. Era vestita in modo sexy, abitino stretto e tacchi alti, ma aveva un visetto ingenuo e da bambina, cosparso di efelidi dorate.

“Sapresti tracciare l’identikit degli uomini che hai servito stasera?”, chiese Don, dopo essersi presentato.

La ragazza sembrò esitare per un istante, incerta sul da farsi. Poi, a voce bassa e titubante, disse: "Potrei fare di più... diciamo che conosco uno dei tre."

“Lui sa che lo hai riconosciuto?”, volle sapere Flack.

Lei si guardò gli abiti, facendo scorrere le dita dalle lunghe unghie laccate sul tessuto “Mhh… no. Per lui sono solo la sorellina fastidiosa di Freddy, il tizio con cui qualche volta gioca a basket. Si fa chiamare Crazy Tony, ed è il proprietario di un’autofficina. Gliel’ha lasciata il padre… anche se non credo che oggi ne sarebbe molto contento.”

Flack e Danny si guardarono brevemente negli occhi, scambiandosi uno sguardo d’intesa. Si alzarono.

“Grazie, Josie”, Don le strinse la mano. Poi fece un cenno a Davis, “Ci vediamo. Fai il bravo, Terrence.”

“Ora non lo sono stato? Lo sai cosa meriterei…”

Flack lo gelò con lo sguardo, “Questo non è il luogo né il momento.”

***

Jessica Angell era stanca. E nervosa. E, probabilmente, anche un po’ annoiata. Aveva bussato già ad una decina di porte, ma non aveva ottenuto nulla. Molti dei proprietari si erano arrabbiati per essere stati tirati giù dal letto e tutti le avevano fornito risposte smozzicate e rancorose. Senza smettere, però, di apprezzare l’aspetto fisico della detective. Jess ne era esasperata: al prossimo un angelo caduto dal cielo tutto per me era certa che non avrebbe potuto evitare di prendere a pugni il malcapitato. Sbuffando, rispose al cellulare che stava trillando nella tasca della giacca.

“Angell.”

“Abbiamo un indirizzo!”, nonostante l’ora e la situazione, la voce di Don sembrava piena di eccitazione. Dovevano aver trovato una pista promettente.

“Inviamelo. Vado lì con una pattuglia.”

“Ci andiamo insieme.”

“Flack…”, lei si sentì quasi offesa e messa da parte. D’altra parte era lei che, fino a quel momento, aveva dovuto subire tutti quegli esseri umani patetici.

“Ascolta…”, lo sentì esitare, “Non voglio rubarti il merito o dire che non hai fatto nulla fino ad ora. So quanto dev’essere stato palloso quello che hai fatto, ma è meglio se siamo in due. Chi modifica auto per farne macchine da guerra non ha scrupoli. Di nessun tipo.”

Lei rimase in silenzio per qualche istante e poi dovette trovarsi d’accordo con lui. “Ti aspetto, allora.”

***

Dopo aver parlato con Crazy Tony, Flack sedeva in macchina, rimuginando, muto. Detestava il modo in cui il proprietario gli aveva rivolto la parola, il suo stupido atteggiamento di superiorità; detestava il modo in cui aveva squadrato Jess, dicendole di avere un posto nel letto se era stanca; detestava come aveva dovuto fare il macho per farsi dare retta; detestava aver quasi dovuto minacciarlo per farsi dare risposte sensate. Ma soprattutto, detestava quello che il mondo sembrava diventare un giorno dopo l’altro. L'unica consolazione era che Crazy Tony, non del tutto volontariamente, li stava seguendo su una volante per un interrogatorio approfondito.

“Tutto okay?”, Jess lo guardava dal sedile del passeggero.

Lui non disse nulla, scuotendo la testa.

“Terra chiama Flack”, riprovò lei.

“Scusa… è solo che… io sono un uomo e non lo sopporto. Non capisco come fai tu a non fare una strage ogni volta che ti ritrovi davanti degli imbecilli sessisti del genere.”

“La violenza è normalmente l’arma dei suddetti imbecilli sessisti”, commentò con un sorrisetto.

“Hai ragione… pensi che riusciremo a trovare la vera identità della persona dietro a tutto?”

“Perché? John Doe ti suona forse finto?”, domandò lei con sarcasmo.

“Mi fa venire in mente quello di Seven. Ricordi?”

“Detectiveee!”, Angell lo imitò alla perfezione, “Bel film. Quando tutto questo sarà finito lo riguardiamo.”

“Col lavoro che facciamo dovremmo guardare solo commedie romantiche, ed invece...”

Lei scoppiò a ridere sentendo il suo tono rassegnato e sconvolto allo stesso tempo. La tensione si era sciolta, ed il viaggio proseguì tranquillo fino alla centrale.

Tags: character: danny messer, character: don flack, character: jessica angell, character: stella bonasera, fandom: csi: ny, long fic, long fic: corsa contro il tempo
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