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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 13: Ora

Capitolo 13: Ora

Inginocchiato, a testa china, con un dolore sordo a pulsargli dietro il ginocchio, Thomas Grieg capì di avere fallito. Aveva calcolato tutto, ogni aspetto materiale, era stato attento e preciso, non aveva lasciato tracce, non un nome, non un indirizzo, eppure... ho sbagliato ancora. L'altra volta era stata una stupida traccia di stupido DNA ed ora cosa mai sarà stato? Quale invisibile traccia hanno trovato per essere arrivati fin qui? Mac Taylor lo scosse dalle sue riflessioni facendo scattare le manette ai suoi polsi. Mac Taylor, il migliore della Scentifica, che nemmeno in questa occasione si è fatto distrarre dallo spettacolo osceno del suo amico torturato. Mac Taylor, freddo come uno degli iceberg che ci sono negli oceani, blocchi di ghiaccio indistruttibili e letali.

Lo strattonò per farlo alzare e lui obbedì, come se tutta la forza lo avesse abbandonato. A cosa servirebbe, comunque? Sono disarmato, non mi ucciderebbero, mi vogliono vivo. Per la prima volta dall'arresto del fratello, Thomas si sentì spaventato: il carcere era qualcosa di terribile, un posto pieno di agenti che, probabilmente, conoscevano Flack e che lo avrebbero tormentato ogni singolo giorno che gli restava da vivere.

Venne passato in altre mani, mani d'acciaio che lo strinsero. Grieg guardò a chi appartenessero: ironia della sorte, il proprietario era il detective che aveva incontrato mentre si allontanava da quello che era stato il suo appartamento. Si ricordò che aveva riso di lui, quante ore fa? Non molte...

Scagnetti ed altri due, Velasquez e Brown, lo trascinarono via, mentre il detective di ghiaccio probabilmente decideva che era il caso di rivolgere la sua attenzione al moribondo. In un attimo, Grieg fu all'aperto. Si guardò attorno: il sole stava per cominciare il suo commiato giornaliero. Grieg si stupì: aveva immaginato tante cose per il detective, tanta paura, angoscia e dolore. Aveva immaginato che ci sarebbero voluti giorni, giorni, prima che qualcuno riuscisse a scoprire cos'era successo, eppure non erano passate nemmeno ventiquattro ore. I tre poliziotti lo spinsero all'interno della macchina che aspettava lui. Intorno, qualcosa come un milione di divise blu lo osservavano con rabbia. Aveva pensato che si sarebbe sentito grande e meraviglioso, ma sotto tutti quegli sguardi non poteva far altro che sentirsi minuscolo ed insignificante. Un uomo piccolo che non meritava il pù piccolo segno di comprensione, un uomo che per una strana vendetta aveva cercato di privare il dipartimento di polizia di uno dei migliori detective. Entrò e si accasciò sul sedile. La portiera gli venne sbattuta in faccia. Pensava che sarebbero partiti subito, invece Scagnetti si mise alla radio e disse qualcosa: sicuramente qualche aggiornamento per la Centrale. Grieg si guardò intorno; ora, che non potevano più vederlo, i poliziotti sembravano più rilassati, alcuni addirittura sorridevano, la tensione e il livore di poco prima spariti.

Thomas si sentiva sperduto ed totalmente abbandonato per la prima volta da quando era morto suo fratello. Quando c'era ancora Carl, il suo tempo era trascorso a cercare di comunicare col carcere ed ad organizzare il piano per eliminare Flack. Era quasi assurdo, ma... è come se quel detective maledetto fosse diventato parte della mia vita, le sue abitudini, i suoi amici, il suo lavoro, la sua famiglia, i suoi hobbies... come se conoscessi lui meglio di me. Ma io ho mai saputo veramente chi sono? Quanto mi ha fatto male davvero mio padre? Quanto ci ha feriti davvero?

Sospirò per tenere a bada la nausea e guardò fuori dal finestrino: i paramedici stavano uscendo dal container, spingendo una barella. Grieg sperò che il corpo trasportato fosse completamente ricoperto dal lenzuolo, ma la speanza morì subito: gli occhi erano chiusi, il volto era spaventosamente cereo, c'eano lividi e tagli ovunque, ma le labbra erano coperte da una maschera d'ossigeno e Thomas vide anche il torace che, seppur a fatica, si sollevava ed abbasava. Mac Taylor camminava accanto alla barella, il viso piegato verso Flack. La sua mano destra stringeva la sinistra dell'amico. Di fronte all'ambulanza la barella si fermò, Taylor lasciò la mano del detective e fece scorrere la sua lungo il polso ed il braccio per arrivare alla spalla. Lì si fermò e si lasciò andare ad una carezza leggera e tenera, sempre continuando a fissare il volto di Flack.

Grieg sentì qualcosa spezzarsi: aveva pensato che Taylor fosse freddo, distaccato. Aveva pensato che fosse stata solo una traccia a farlo arrestare. Si sbagliava: la sua sconfitta era stato l'affetto che legava quegli uomini e quelle donne. Thomas si era sentito veramente amato solo da suo fratello. Nessun altro, al di fuori della sua famiglia, lo aveva fatto sentire capito ed accettato. Nel gesto amorevole del detective Taylor, Grieg capì che poteva esistere famiglia anche senza legame di sangue. Che, a volte, puoi scegliere da chi vuoi farti volere bene.

Prima che l'ambulanza si chiudesse, i suoi tre compagni di viaggio salirono in macchina. Lui si trovò accanto a Brown, un tipo che non aveva mai visto. Temeva potessero fargli qualcosa, ma nessuno disse nulla o fece gesti inaspettati. Il viaggio fu silenzioso, ed era quasi irreale, come se a nessuno importasse veramente di lui, ora che Flack era al sicuro. Se Grieg aveva pensato, anche solo per un minuto, che sarebbe stato la star, quel silenzio distaccato era l'ennesima conferma di quanto si fosse sbagliato.

In un attimo furono al distretto. Come in trance, Grieg si lasciò trascinare all'interno e poi in una delle sale per gli interrogatori. Si sentiva ancora addosso lo sguardo di tutti i poliziotti che aveva incontrato e quindi, quando si trovò seduto da solo si sentì sollevato. Respirò a fondo, cercando di mantenere la calma. La saletta in cui l'avevano messo era magari la stessa in cui aveva dovuto confessare Carl; era piccola e fredda, con le pareti tinte di un monotono grigio. Era triste e desolata, il posto in cui gli assassini perdevano la libertà.

Dopo un momento troppo breve la porta si spalancò: Scagnetti e Taylor entrarono e si sedettero davanti a lui.

"Hai diritto ad un avvocato...", cominciò Mac.

Thomas scosse la testa. Avvocato o meno non lo avrebbero mai lasciato andare. Era già colpevole del caso del Pescatore e poi c'era tutta la faccenda del sequestro.

"Bella idea brillante, Thomas!", si complimentò ironico Vince.

"Ce l'avevo quasi fatta...", si lasciò scappare l'uomo, felice di vedere gli occhi del detective brillare di rabbia.

"Raccontaci come hai fatto. Non ti interromperemo", chiese Mac.

"Lui ha arrestato mio fratello, l'ha messo dentro, ma Carl non meritava di essermi portato via."

Scagnetti aprì la bocca per dire qualcosa, ma Taylor, toccandogli il braccio, lo fermò.

"Abbiamo deciso di vendicarci. Ci scambiavamo lettere, lui le indirizzava ad un certo padre Raymond. Ed io, usando lo stesso nome, gli rispondevo. Scrivevamo frasi brevi, messaggi in codice. È stato divertente. Poi ho cominciato a spiare Flack, lo seguivo, stavo sotto casa, segnavo i suoi turni. Sapete che fa boxe, adesso? È così da lui. Comunque... mi sono fatto crescere i baffi e me ne stavo nell'ombra, nascosto dietro gli angoli. Poi, Carl si è ucciso ed io ho agito. Sapevo che il piano non era del tutto pronto, un po' ho dovuto improvvisare, ma il detective doveva pagare. Avevo già ucciso in passato, e pensavo di avere imparato. Ma una persona può impiegarci tanto - troppo - a morire. Colpa mia, alla fine."

Terminò. Aveva parlato guardando dritto davanti a sé, senza esitazioni e pause. Nella testa dei due poliziotti continuavano a risuonare le sue ultime parole; Scagnetti digrignò i denti, al colmo della rabbia, ma Mac intervenne ancora prima che potesse succedere qualcosa.

"Ma i suoi turni, altre informazioni. Come hai fatto ad ottenerle?"

Grieg rise, "Chiedetelo alla rossa Janet. È stata più che disponibile con me."

Mac si alzò e Scagnetti fece lo stesso, "Spero che ti sei goduto le tue ultime ore, Grieg: perché erano le ultime da uomo libero."

"Come facevi a saperlo?", chiese Vince, una volta usciti dalla stanza.

"Che bisognava lasciarlo parlare ed avrebbe detto tutto? Conosco il tipo. Ad interromperlo, non si fa altro che cominciare un botta e risposta che ti fa perdere solo tempo", o te ne fa guadagnare, vero, Don?

"Già. Vado in ospedale, adesso", diede un colpetto a Mac sulla spalla. "Bel lavoro, Taylor"

L'altro non disse nulla, limitandosi ad annuire col capo.

Tags: character: mac taylor, character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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