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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 10: Quattro ore prima

Capitolo 10: Quattro ore prima

Dopo aver parlato con Janet, Grieg era stato a fare un po' di spesa. Aveva scelto un centro commerciale di una grossa catena: nonostante le telecamere di sicurezza, sapeva che se si fosse comportato in maniera anonima nessuno si sarebbe mai ricordato di lui. Oltre a comprare qualcosa da mangiare per sé - non che gli servisse in verità, aveva ancora del cibo in frigo - si era aggirato in cerca di attrezzatura specifica. Non sapeva quanto tempo gli avrebbe concesso il suo nuovo amico ma non voleva farsi trovare impreparato. Prima o poi dovrò farlo sparire dal mio container... non vorrei mai che la sua puzza di maiale diventasse parte integrante della zona. Quindi, aveva scelto una confezione di sacchi extra-large della spazzatura - "super tenuta!", si pubblicizzava sulla scatola - ed aveva fatto rifornimento di detergenti e disinfettanti. Potrei chiedere a Janet di procurarmi un po' del magico Luminol, almeno sarei sicuro di non aver lasciato tracce. Quello che ancora non aveva stabilito era dove scaricare il cadavere.

***

"Gettarle in mare?", aveva chiesto Thomas.

Carl aveva riflettuto per qualche istante. Poi, il suo viso si era illuminato, "Ma certo! Il posto in cui riappariranno sarà la loro destinazione finale... e poi il mare lava via le tracce"

***

Tutte tranne quelle sull'amo, vero Carl? Ma non poteva arrabbiarsi con lui; alla fine, quel DNA avrebbe potuto anche essere il suo. In coda alla cassa, cercava di apparire un cittadino comune. Si muoveva ordinato, cercando di non creare intoppi ed attirarsi le ire delle mille casalinghe newyorchesi che avevano fretta di correre a casa per preparare deliziose cenette ai loro maritini operosi. Era il suo turno: pagò in contanti - non aveva carte di credito o debito varie - e poi uscì con i suoi sacchetti pieni di acquisti.

Guidando verso casa, continuava a pensare al posto in cui lasciare le spoglie di Flack. Sapeva che non poteva buttarlo in mare, era una dei loro tratti distintivi, ma non voleva allontanarsi troppo da quello che era stato il loro modus operandi. D'altra parte, si trattava pur sempre di una vendetta.

Il lago di Central Park! Gli urlò la voce di Carl. Thomas sussultò: era una bellissima idea. C'entrava l'acqua, elemento chiave, ma era comunque diverso dal mare. E poi, il nostro caro detective andava spesso al laghetto con la sua adorata detective Angell. Che bel modo per abbandonare la terra; dovrebbe essermene grato.

Entrato nel suo isolato, parcheggiò il furgnone a qualche caseggiato di distanza da dove abitava; il padrone di casa non doveva sapere che era lì, ed infatti l'uomo non aveva la più pallida idea dell'esistenza di Thomas. Portando la borsa della spesa, scivolò lungo il muro, cercando di passare insosservato. Nell'androne non c'era nessuno, evento per nulla fuori dall'ordinario, e lui salì le scale velocemente, evitando, come sempre, l'ascensore.

Arrivato sul pianerottolo si bloccò, scioccato: davanti alla sua porta c'era un poliziotto con la sua intonsa divisa blu e l'entrata era bloccata dai nastri gialli. Grieg restò fermo immobile, cercando di non respirare. Lo sbirro non sembrava averlo visto, non che io me ne stupisca, questi qui mi noterebbero solo se avessi la forma di una ciambella. L'agente non sembrava nemmeno troppo sveglio, e Thomas era convinto che avrebbe potuto tramortirlo con facilità. D'altra parte, ho fatto lo stesso col super mega detective; questo qui, al confronto, è una mezza cartuccia. Però non poteva rischiare. Sicuramente dalla centrale lo avrebbero chiamato, e poi era probabile che ci fosse un altro agente nel palazzo. Tutti sanno che i piedipiatti girano sempre in coppia. Guardò con malinconia la porta di quella che era stata casa sua e poi, facendo pianissimo, evitando persino che il sacchetto facesse rumore, si girò ed affrontò i gradini. Scese di un piano e poi percorse il corridoio verso l'uscita d'emergenza. Aprì senza problema la porta e sgusciò sulla scala antincendio, e che dio beneica i newyorchesi e la loro necessità di fare uscite d'emergenza ovunque. Si mosse attentamente lungo il terrazzino cigolante e guardò dabbasso: ad occhio nudo, niente volanti della polizia. Decise di scendere. Arrivato in strada, si diresse di nuovo verso il furgone. Aveva bisogno di un diversivo.

Alla guida, si allontanò rapidamente dal suo ormai ex quartiere. Incrociò persino un'altra macchina della polizia e riconobbe al volante uno dei detective che di solito giocava a hockey con Flack. La cosa lo fece scoppiare a ridere. Anche se... sono stati veloci, fratellone, troppo veloci. Li avevo sottovalutati. Mi hanno trovato; forse non sanno dove mi trovo, ma sanno dove abito. E sanno il mio nome, o per lo meno il mio cognome. Ed avranno tirato fuori tutta la documentazione del caso. E se...

Basta! Lo interruppe Carl, intromettendosi. Devi mantenere la calma. New York ha milioni di abitanti.

Cosa devo fare?

Acqua.

La voce di Carl si zittì e, per un minuto, Thomas sì senti confuso. Ma poi, un sorriso dolce e rarissimo illuminò il suo volto, e, in men che non si dica, arrivò a destinazione.

Il lago era calmo, increspato a malapena dalla brezza gentile. C'erano poche persone e Thomas si sedette su una panchina ad osservare il paesaggio. Il suo piano orginale era stato quello di far soffrire il suo prigioniero più a lungo possibile, di prolungare al massimo il dolore e la paura, di guardarlo indebolirsi sempre di più, di ascoltarlo mentre implorava pietà. Il suo piano originale prevedeva qualche giorno di atroce agonia. Ma le cose adesso erano cambiate; doveva velocizzarsi. Si complimentò con se stesso per aver comprato già ciò di cui aveva bisogno. Si alzò dalla panchina e si avvicinò alla riva: l'acqua era abbastanza torbida e celava il fondo. Ma Thomas sapeva che era profondo abbastanza. E sapeva anche che le acque lacustri, seppur placide, erano letali quanto quelle marine.

***

"Il lago è noioso!", si lamentò Thomas. Per una volta, il padre aveva deciso di non portarli in mare.

"Ragazzo...", l'ammonì l'uomo.

"Ma...", il bambino cercò di ribattere, tirando su con il naso.

Il padre accostò la macchina e si voltò ad osservare il figlio. Lui si fece piccolo piccolo, mentre Carl, seduto acconto a lui, non emetteva fiato.

"L'acqua va sempre rispettata. Sempre. Ed un lago è pericoloso quanto il mare. Nonostante sia chiuso, le correnti formano dei mulinelli mortali, chiamati gorghi, che sono in grado di fare annegare anche i nuotatori più esperti. Adesso, silenzio."

***

Gorghi... quella parola misteriosa ed inquietante aveva continuato a ronzargli in testa per molto tempo. Thomas continuò a studiare il laghetto: sapeva che lì non si sarebbero mai formati dei gorghi, era troppo piccolo, ma a Thomas non importava. Quello che cercava lui era una tomba, un luogo dove mettere un corpo distrutto fisicamente e psicologicamente. Guardò bene la zona circostante, cercando di capire quale potesse essere l'ora migliore per agire. Nessuno doveva vederlo.

Dopo aver definito anche gli ultimi dettagli si allontanò, sentendosi sollevato: ancora poco, fratello mio, e sarai vendicato. Nel sangue e nell'acqua, com'è giusto che sia.

Tags: character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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