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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 09: Ora

Nota: In questo capitolo si parla in maniera un po' cruda di violenza sulle donne. Be warned!

Capitolo 09: Ora

Grieg si muoveva agile nel traffico, manovrando il furgone senza difficoltà. Fischiettava, ma quasi non se ne rendeva conto. Il suo incontro col detective era stato assolutamente magnifico. Gli era piaciuto il modo in cu aveva tentato di fare il duro, ma poi si è comportato come una ragazzina quando ha visto l'acqua. Ha compensato a pieno il fatto che ho dovuto sprecare parte di quel preziosissimo liquido. Thomas ridacchiò tra sé; sapeva che le visite successive sarebbero state ancora più divertenti. Almeno per me.

Svoltò l'angolo e notò una donna dai capelli rossi che attraversava sulle strisce pedonali. Non era Janet, anche perché quella non era una zona che lei era solita frequentare, ma Grieg non poté fare a meno di pensare a lei. Per quanto circuirla fosse stato facile ed aveva avuto i suoi bei risultati, Thomas stava cominciando a preoccuparsi un po'. Magari presenziare ad una festa diventata cerimonia commemorativa poteva essere anche allettante, ma come avrebbe fatto a liberarsi di Janet? Se le fosse successo qualcosa di terribile, sicuramente quel Taylor dallo sguardo di falco si sarebbe ricordato dell'uomo che l'aveva accompagnata alla serata, sarebbe magari risalito a lui ed allora... fine. Potrei sempre uccidermi dopo aver terminato col detective. Tanto nessuno sa di me. Però... però io non sono uno di quei kamikaze fuori di testa, se non posso godere della mia vendetta che senso ha?

Sospirò. Con le altre donne era stato facile. Lui e suo fratello erano stati d'accordo.

***

"Ti ricordi cosa diceva papà?", chiese Thomas, vedendo l'espressione incerta di Carl.

"Che ogni uomo che si rispetti ha delle esigenze"

"E queste donne...", stava guardando il movimento di fronte al loro banco del pesce. In quel momento una bella ragazza in tacchi alti ondeggiò davanti a loro. Thomas scosse la testa, "Guardale... sembra che se la stiano cercando."

Il fratello maggiore seguì l'incedere della bionda con sguardo cupo, "Già..."

***

La loro prima vittima era stata la giovane e timida Alice Wells. Veniva spesso a compare il pesce da loro, fermandosi per qualche istante davanti al banco per studiare la mercanzia e facendo infinite domande. Sembrava che non se ne intendesse per nulla, che addirittura quasi non le piacesse, eppure ogni due/tre lunedì veniva da loro.

***

"È perché vuole qualcos'altro...", aveva suggerito Thomas, stupendosi della sua audacia.

Carl era stato d'accordo. Quasi senza accorgesene aveva cominciato a progettare un modo per rapirla. La cosa era cresciuta velocemente: un attimo prima si confidavano su quanto sarebbe piaciuto loro avere Alice in un posto isolato dove nessuno la potesse sentire, ed un attimo dopo, stavano preparando il capannone con tutta l'attrezzatura necessaria.

Un venerdì, la giovane si era avvicinata. Era tardi, ed al mercato c'era poca gente. Carl l'aveva servita - era lui quello che stava al banco, visibile a tutti - mentre Thomas aspettava in disparte, non troppo lontano, ma nascosto. Quando Alice gli era passata vicina, senza notarlo, lui l'aveva seguita e, dopo qualche passo, l'aveva approcciata dicendole che aveva dimenticato del pesce. Lei non era sembrata preoccupata; d'altronde credeva di aver riconosciuto l'uomo che era sempre sembrato gentile, anche se schivo. Si era voltata con un mezzo sorriso e Thomas aveva calato il fermacarte a forma di veliero sulla sua fronte. Il furgone era parcheggiato lì vicino, e Carl era già al volante.

Alice si era svegliata legata ed immobilizzata in un capannone umido e buio. Non avrebbe mai più visto la luce del sole.

***

Alice... Miranda... Maria... Stephanie... I nomi delle loro vittime gli frullavano in testa, insieme ai loro bei faccini puliti e dolci. Erano castane perché Thomas sapeva che era così che le preferiva suo fratello e voleva fargli un regalo assecondando i suoi gusti. Grieg ricordava con particolare affetto Maria: era stato un gioco lungo e divertente... almeno per noi...

***

Maria Rubio stava urlando, i lunghi capelli bruni a coprirle parte del viso. Era sporca, nuda, dolorante e terrorizzata. I suoi due aguzzini se ne erano andati - o così lei sperava - e cercava di illudersi che, a furia di urlare, qualcuno l'avrebbe sentita.

"Disubbidisci ancora, vero?", uno dei due fratelli, Thomas, aveva spalancato il portone e le si era avvicinato con sguardo minaccioso, "Ti abbiamo già detto che non devi strepitare come una gallina... che tanto non serve a nulla", aveva allungato una mano per stringerle un capezzolo. Lei alzò, se possibile, il volume delle urla. "Basta!", la schiaffeggiò.

***

Thomas sospirò: aveva resistito parecchio, al punto che la polizia aveva cominciato a domandarsi se il terribile Pescatore si fosse fermato. Lui e Carl avevano dovuto tagliarle le corde vocali per farla stare zitta. E comunque alla fine è schiattata lo stesso... tutte uguali...

Poi, mentre stavano per decidere chi sarebbe stata la prossima vittima, il detective Flack aveva fatto la sua comparsa. Me lo rivedo camminare sicuro verso il banco... io ero nel furgone, come d'abitudine, e forse quella è stata la nostra fortuna. Il poliziotto, accompagnato da Messer, aveva fatto qualche domanda, niente di troppo fastidioso o dettagliato, e poi si era allontanato. Thomas aveva tirato un sopisro di sollievo, ed anche Carl, ma dopo qualche giorno il viscido infame era tornato, più agguerrito che mai. Thomas non c'era quel giorno, ma si ricordava bene di quello che gli aveva raccontato il fratello.

***

"Quello schifoso... 'E dove'era qui e dov'era lì... e cosa stava facendo... e da quanto gestisce questo banco...'. Non la finiva più"

"Vuole parlare anche con me?", aveva chiesto Thomas con una punta di apprensione.

"No", Carl aveva sorriso freddamente, "di te non sa nulla. E nulla deve sapere."

***

Thomas non si era fatto altre domande. Non voleva nemmeno sapre come i vicini di banco al mercato non avessero confidato alla polizia che si trattava di sue fratelli. Ma probabilmente, io e Carl passavamo davvero come la stessa persona. Si guardò di sfuggita nello specchietto retrovisore, studiando i baffi. Anche perché questi me li sono fatti crescere dopo.

Per un po' non era successo più nulla, poi un giovedì il detective era di nuovo lì. Il suo sguardo strafottente e trionfante la diceva lunga: stringeva tra le mani un mandato per un campione di DNA. Carl non aveva potuto fare altro che sottoporsi al test. Thomas era a conoscenza del fatto che i gemelli omozigoti avessero lo stesso DNA e quindi sapeva di essere al sicuro, allo stesso modo in cui suo fratello fosse in pericolo. Infatti, i risultati lo avevano inchiodato. E quel Flack... maledetto, te la ridevi mentri trascinavi via mio fratello, l'unica famiglia rimastami. E Carl... lui cercava di ribellarsi, e scalpitava, urlandoti di tutto. Ma lo ha fatto solo peché io potessi essere salvo. E tu, tu non ti sei mai chiesto se quelle donne avessero fatto qualcosa per attirare la nostra attenzione, se il loro comportamento non avesse giustificato in qualche modo le nostre azioni.

Thomas sopirò di nuovo. Spense il furgone e scese. Aveva parcheggiato un po' lontano. Non importava: per quello che si apprestava a fare un po' di riscaldamento era necessario.


Tags: character: don flack, fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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