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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 07: Ora

Capitolo 07: Ora

Il negozio scelto era gestito da uno svogliato poco più che ventenne, molto più interessato al suo cellulare che alle persone che entravano a fare compere. Thomas era sempre più stupito dalla dilagante inerzia che sembrava colpire i più giovani. Quando lui era stato bambino, e poi adolescente, era stato un treno in corsa, sempre pieno di voglia di fare.

***

Dopo due giorni di pioggia incessante i gemelli Grieg cominciavano davvero ad essere stufi. Avevano già giocato a tutto il giocabile che avevano in casa, rischiando di fare anche arrabbiare di brutto la mamma quando avevano deciso che le tende del salotto erano perfette come liane per provare ad essere Tarzan.

"Uffa...", sbuffò Thomas.

"Noia...", gli fece eco Carl.

"Pioverà per sempre?", Thomas domandò un po' scioccamente mentre guardava fuori dalla finestra, notando i rivoletti d'acqua che correvano lungo i marciapiedi. Sembravano dei fiumiciattoli che correvano verso il mare e... "Idea!", urlò suo fratello dietro di lui. Chissà come l'uno riusciva sempre a leggere nel pensiero dell'altro.

"Vado a prendere i giornali vecchi", si offrì Thomas, uscendo come un fulmine dalla stanza.

Una ventina di minuti dopo, avevano già costruito una piccola flotta di navi di carta, pronte a solcare il mare in tempesta.

"Come faremo ad uscire?"

"Tranquillo, la mamma sarà felicissima di liberarsi di noi per qualche ora... e poi, chi vuoi che ci possa vedere con questo tempaccio?", Carl parlava con l'esperienza che solo un fratello maggiore - seppur di poco - poteva avere. "Il problema è un altro", continuò, "con la pioggia rischiamo che le barche affondino subito... ci vorrebbe... ah, la paraffina!", schioccò le dita. Thomas non disse nulla. "È una sostanza impermeabile, farà sì che le barchette resistano. Dobbiamo prenderla. Io dico alla mamma che usciamo, tu vai nello scantinato e prendine un po'. Ce n'è sicuramente un barattolo sulle mensole in fondo." *

***

Thomas se lo ricordava ancora quel pomeriggio passato a rincorrere barchette che lottavano contro le feroci correnti ai lati della strada. Fantasia. Ed inventiva. Qualcosa che sembrava destinato a sparire, a causa dell'eccessivo uso di cellulari ed altre amenità tecnologiche. Grieg guardò di sfuggita il ragazzo: stava ridacchiando come un ebete di fronte allo schermo del telefonino. Si incamminò tra le corsie, trovando subito quello che cercava. Afferrò quasi senza pensare due bottigliette d'acqua e poi andò alla cassa. Grugnì un po' infastidito per richiamare l'attenzione del cassiere. Stava passando troppo tempo, e non voleva rischiare di arrivare in ritardo. Anche perché ho un altro stop prima...

Stava per pagare quando la sua attenzione venne attirata da qualcos'altro. Senza indugi afferrò uno degli oggettini appesi e lo fece aggiungere al conto. Poco dopo, era sul suo furgone, diretto al luogo più importante e significativo di tutti.

La lapide si trovava in un appezzamento isolato e mal tenuto. Probabilmente il custode se ne occupava solo a tempo perso, quando non doveva eseguire gli ordini dei cittadini di Manhattan ricchi e prepotenti. Non che la cosa stupisse Thomas, d’altra parte come si può giustificare una tomba ultra-curata e splendente? Chi la starebbe pagando? Sia mai che la polizia si metta a controllare… ma, onestamente, lo stato della tomba non importava al sopravvissuto. A lui importava solo avere un posto dove piangere ed onorare il fratello. Un posto vicino a lui. Poi, finito tutto, dove tutto significava “divertimento col detective Flack”, avrebbe cercato di trasferire Carl vicino all’Oceano, al loro Oceano. Chissà se potrò cremarlo? Sarebbe bellissimo poter spargere le sue ceneri tra le onde…
Ovviamente, in quell’angolo dimenticato del cimitero non c’era nessuno. Thomas osservò la pietra scura e rovinata, messa lì giusto per dare un minimo segnale. Il nome inciso sopra era mezzo rovinato. Alcune lettere erano state scolpite male, con dimesioni diverse. Thomas lesse il nome a bassissima voce, imprimendosi nella testa il suono, immaginandosi il volto del fratello ed il suono della sua voce. Rivide il suo sorriso divertito e furbo, l’espressione che aveva quando il piano riusciva e loro sfuggivano ancora alla giustizia.
“Ciao…”, osservò la pietra per qualche secondo, sentendo la risposta nella sua testa.
“Ecco, insomma… ci siamo. Devo ammettere che avevo i miei dubbi, e tu lo sai, ma ho deciso di agire comunque. L’ho fatto per te, e per noi, perché ti ho sempre voluto bene, a te solo, ed ancora te ne voglio.
Il bastardo è al sicuro… aspetta, è al sicuro dal mio punto di vista, non so quanto lui si consideri tale…”, ridacchiò divertito, “anzi, tra poco dovrò andare a trovarlo, sia mai che si inventi qualcosa per scappare. E lo sappiamo tutti e due quanto sia coriaceo se si impegna…”
***
Guarda qui…”, Thomas commentò tra sé e sé, guardando un mezzo ritaglio di giornale. Il titolo dell’articolo che aveva destato preoccupazione, tratto da un periodico pubblicato dalla polizia di New York, recitava: “Il detective Donald Flack Junior torna al lavoro dopo la terribile esplosione”. Nella foto l’uomo riconobbe la solita faccia col solito sorriso di superiorità.
“Solo tre mesi e mezzo dopo…”, si disse amaramente Thomas. Aveva avuto modo di visionare le fotografie scattate dal detective Taylor in ospedale, e non riusciva a credere che Flack avesse potuto recuperare in così poco tempo. Avrebbe potuto essere un problema. Carl doveva sapere. Con attenzione, prese la pagina e la ripiegò con cura, non riuscendo a sopportare oltre quell’odioso sorriso da vincente viziato. Poi, afferrò un foglio bianco ed una penna.
"Il pirana", cominciò a vergare nella sua scrittura piuttosto infantile, "nonostante gravemente ferito, è tornato combattivo in un batter d'occhio. Bisogna sempre fare attenzione ai pirana." Mise una firma rapida ed irriconoscibile, sperando che nessuno di troppo curioso e dedito al lavoto intercettasse il pacchetto. Si stava scoprendo troppo ed era rischioso. Alcune guardie carcerarie erano ben peggio del loro obiettivo. 'Ed alcune di loro, è sicuro, lo conoscono pure. E magari lo stimano anche... che schifo!'
***
Qualche settimana dopo era giunta la risposta di Carl. E, ancora una volta, il fratello maggiore aveva saputo inforndere in Thomas la forza necessaria. Nella sua risposta stringatissima aveva semplicemente scritto una frase all'apparenza poetica: "Anche il più crudele dei pirana ha un lato tenero... ed è quello dove batte il cuore" . Era bastato, perché Thomas sapeva che per riprendersi del tutto dalla batosta della perdita della sua amata, il detective ci aveva messo ben più di tre mesi.
“Secondo me la ama ancora…”, comunicò alla tomba. D’altronde, anche lui era ancora legato a Carl. “Dici che dovrei sfruttare questa cosa? Fargli pesare che è morta e che lui è da solo?”, Thomas sapeva che poteva essere la ciliegina sulla torta nel grande piano di tortura, ma una parte di lui era titubante. Lui sapeva cosa voleva dire sentirsi impotenti davanti alla morte.
“E tu no, invece”, disse a suo fratello mezzo imbarazzato e stupito di aver, non solo pensato, ma anche pronunciato una frase del genere. Non era mai successo che lo considerasse colpevole di qualcosa o che non prendesse le sue difese. Mai. Ma lui ti ha lasciato solo. Thomas allontanò dalla sua testa quella voce malevola, convincendosi che non poteva biasimare Carl per essersi tolto la vita: sicuramente, stare in carcere era stato terribile. No, doveva continuare col suo piano. Era la cosa giusta da fare. Sono solo stanco.
Si chinò ad accarezzare la lapide, soffermandosi sulle lettere bislacche. Poi depositò ai piedi della tomba un piccolo veliero di plastica, comprato al supermercato. Fatto ciò si risollevò e, senza guardarsi indietro, si allontanò. Era ora di dare da bere agli assetati.
* Episodio chiaramente e liberamente tratto da It, scritto dal maestro dell'horror. mister Stephen King.

Il dramma: sto scrivendo una nuova fiction su CSI: NY, ma devo riguardare Pay Up. Non posso farcela...
Tags: character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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