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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 05: Ora

Capitolo 05: Ora
L’acqua aveva riempito il secchio completamente cominciando a trasbordare sull'asfalto. Grieg sbatté le palpebre un po’ instupidito – si era di nuovo perso in qualcuno dei suoi ricordi – e si rimproverò a mezza voce: sprecare acqua era una cosa terribile che andava evitata in qualunque modo. Detestava chi non rispettava quella semplice regola, chi non capiva l’importanza vitale del liquido trasparente. Sicuramente, quel cane legato nel mio container butterà via acqua come se niente fosse, mi sembra di vederlo che si fa docce interminabili… ah, ma pagherà anche per questo…
Raccolse il secchio di plastica blu e lo trasportò senza la minima fatica. Camminava comunque piano, sapendo che qualcuno avrebbe potuto notarlo, lì sulla banchina, e Grieg non voleva dare l’impressione di essere di fretta. O di essere nervoso o guardingo. È una normalissima giornata per me e non c’è nulla di strano. Nulla. Non vedetemi, cittadini di New York, lasciatemi continuare indisturbato.
Arrivato davanti al suo furgone, Thomas depositò il secchio a terra, facendo attenzione a non rovesciarlo. Poi aprì il portellone e, da uno scompartimento laterale, estrasse un flacone di sapone biologico. Era quasi strano vedere un omaccione come lui utilizzare del detergente di quel tipo, ma l’acqua andava rispettata. E se lo scarico finiva in mare – ed era così – doveva essere meno nocivo possibile. Aggiunse al liquido solo due gocce di sapone e, poi, utilizzando la sua fidata spugna pulisci tutto, cominciò a sfregare il cassone, dove quel maiale schifoso si è permesso di sanguinare. Man mano che sfregava e la macchia si annacquava fino a sparire del tutto, Thomas si sentiva sempre meglio. Nessuno lo stava disturbando e nessuno sapeva che Flack era nelle sue mani. Tutto stava andando secondo i piani. Sempre sfregando con vigore, Thomas ripensò all’importanza della pulizia. Era stato proprio Carl a spiegarglielo, e lui ascoltava sempre le lezioni di suo fratello.
***
"La polizia, in questi anni, sembra sempre trovare prove inesistenti. Uno crede di aver pulito tutto e poi salta fuori un peletto, una macchiolina, una traccia invisible ad occhio nudo, e quelli ti incastrano. Noi non dobbiamo fare questo errore. Puliamo tutto, sempre. Piuttosto lava due volte, se non sei sicuro. Lavoriamo nell'industria alimentare; chi può prendersela con noi perché siamo troppo puliti?"
Thomas beveva le parole di suo fratello, ammirato. Carl non sbagliava mai. Anche nei momenti peggiori, come ad esempio quando l'ultima ragazza era quasi riuscita a liberarsi, l'uomo aveva mantenuto il suo aplomb impassibile e con calma e freddezza aveva chiuso la questione. Thomas, al contrario, si sentiva sempre un po' inferiore e non riusciva ad essere preciso come il fratello. Era per quello che preferiva torturare le ragazze: usando guanti e tute protettive, non rischiava di lasciare impronte e poi il sangue l'avrebbe pulito lui. Due volte. O anche tre, come infatti si era ritrovato a fare dopo l'ultima ragazza. Aveva lasciato una bella scia di sangue denso, la puttanella, ed era quasi arrivata al portone del magazzino. E se fosse uscita... forse era davvero vero quello che dicevano i medici: quando una persona rischiava la vita trovava forze che non pensava di avere. Ma loro erano in due e l'avevano rimessa al suo posto. E Carl non si era nemmano arrabbiato con lui per la tentata fuga. Gli aveva solo rivolto uno sguardo preoccupato, giusto per accertarsi che il fratellino stesse bene.
***
Ecco fatto! Grieg si complimentò con se stesso: il furgone era di nuovo pulito e nessuno avrebbe potuto sospettare di nulla. E perché avrebbero dovuto arrivare a lui, comunque? Non sapevano nemmeno della sua esistenza... e quello era un bene. Qualche tempo prima, quando i due fratelli erano in azione, Carl era riuscito anche a procurarsi dei detergenti specifici, capaci di togliere quasi tutti quegli aloni di sangue che brillavano sotto la luce del Luminol. E se rimaneva qualche traccia, era talmente deteriorata da non poter essere identificata come sangue di un essere umano. Gli diremo che è dei pesci, capito? erano state le parole del fratello. Ed aveva funzionato.
Thomas chiuse il portellone del furgone e si guardò intorno: sempre tutto calmo. Rovesciò l'acqua del secchio - di una tenue sfumatura rossastra, ora - e la guardò distrattamente - quasi salutandola - mentre scorreva nel canale di scolo. Poi, studiò la carrozzeria del furgone: non era sporca, ma probabilmente qualche ficcanaso avrebbe notato un cassone lustro ed un esterno non brillante. Sapeva cosa doveva fare. Prima però, si avvicinò al container e lo aprì per spiare al suo interno. Bene, bene... il detective Flack era ancora incosciente, sempre accasciato in avanti, con le braccia legate saldamente dietro la schiena e le caviglie bloccate. Non sembrava ancora essersi accorto di nulla. Grieg emise un mezzo sospiro: avrebbe tanto voluto sedersi accanto al piedipiatti e punzecchiarlo fino a farlo svegliare, e vedere il panico che si dipinge in quegli occhioni blu, ma, purtroppo, non poteva permetterselo. La sua giornata era piena di impegni e lui non voleva rischiare di rimanere indietro e mettersi a fare le cose di fretta. Tanto, prima o poi, quando tornerò qui ti troverò bello sveglio ed allora sì che comincerà il divertimento.
Richiuse il portone, facendo scattare il grosso lucchetto di metallo. Dopodiché, montò sul furgone e mise in moto. Il primo stop non era molto lontano: un autolavaggio a gettoni, dove il gestore si faceva vedere giusto la sera per ritirare l'incasso. Thomas parcheggiò il furgone in modo da non dare troppo nell'occhio e si diresse alla colonnina per inserire i gettoni. Li aveva sempre, per non rischiare di dover cambiare e non trovare nessuno. Sempre preparati al più piccolo imprevisto, fratellino, era stata un'altra massima di Carl e Thomas non poteva fare altro che dargli ragione. Inserito il gettone, cominciò a lavare la carrozzeria, facendo attenzione e non dimenticare parti per dare un aspetto regolare ed uniforme. Doveva essere un furgone pulito con cura da un proprietario orgoglioso. Verso la fine del lavoro, Grieg si trovò quasi a fischiettare; e perché no, era una giornata soleggiata di settembre, lui era all'aria aperta ad occuparsi del suo furgone e nesuno - nessuno! - sapeva del suo piccolo segreto. Decise di festeggiare in qualche modo e regalò alla carrozzeria una passata leggera di cera. Poi si fermò un attimo per osservare il suo lavoro: perfetto.
Sorrise tra sé e sé, un omaccione corpulento che sapeva ancora divertirsi, e poi risalì nell'abitacolo, pronto a portare a termine il compito successivo.
Tags: character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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