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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 03: Ora

Capitolo 03: Ora

Seduto sul divano mezzo disfatto, Thomas non era nemmeno nell'appartamento. La sua testa volava lontana, ad inseguire ricordi passati e sogni futuri. Sogni che si erano infranti, troppo simili a cavalloni marini contro gli scogli.

Alla stregua di New York, anche il buco che Carl aveva scelto come abitazione non aveva mai incontrato le sue simpatie; lui ricordava ancora la grande casa col portico in cui erano cresciuti. Stanze ariose, finestre enormi spalancate su tutta la luce disponibile ed il profumo salmastro dell'Oceano; il suo infinito orizzonte blu scuro visibile dalla finestra della loro camera da letto. Guardando fuori dallo squallido appartamento di Manhattan tutto ciò che si presentava ai suoi occhi erano spigoli aguzzi e muri grigi e sporchi. Per non parlare dell'odore che arrivava alle sue narici... puzza, terribile puzza di gas di scarico e... di carne umana costretta a vivere compressa.

Trasferirsi nella Grande Mela era stata un'idea di Carl; poco dopo la morte di entrambi i genitori, il gemello maggiore aveva capito che, per loro, a Salem non ci sarebbe stato più posto. Non che prima ce ne fosse stato, ma, per quanto assurdo, l'esistenza dei genitori aveva regalato loro una strana parvenza di normalità. Forse mamma e papà fingevano che ci fosse un bambino solo, ma almeno loro sapevano che eano in due, di questo Thomas ne era sempre stato certo. Abbandonata la città natale, si erano trovati a girovagare, non proprio legalmente, in diversi centri degli Stati Uniti. Sembrava che appena riuscivano a stabilirsi in qualche modo, qualcuno cominciava a volere maggiori informazioni. E loro non avevano risposte.

La scelta finale, quasi obbligata, era stata quindi New York. È una metropoli enorme, noi non saremo di sicuro i più bizzarri del gruppo. Ho sentito che ti possono ammazzare per strada e nessuno si ferma ad aiutarti. Possiamo continuare tranquillamente a vivere senza dare nell'occhio. Con queste parole e con il tono un po' implorante a cui Thomas non riusciva a dire di no, Carl lo aveva convinto. Ma Thomas aveva odiato stare lì. Solo suo fratello ed i ricordi legati al mare lo avevano salvato. Fare il pescatore e vendere ciò che pescava lo faceva stare bene; per lui, era come entrare in contatto con la parte più vera delle cose, quella a cui non si poteva mentire. Non avendo mai avuto una vera identità, si attaccava ai momenti che aveva avuto, da bambino, in mare col padre.

Si alzò dal divano e, strascinando i piedi, andò in camera da letto. Sul materasso, notò la sacca che progettava di prendere con sé per il proseguo del suo piano geniale. Solo per un brevissimo istante, l'immagine del detective drogato, ferito ed ammanettato sfiorò la sua mente, ma fu qualcosa di volatile e senza importanza, un'evenienza che quasi non lo riguardava. Aveva imparato a considerare le sue prede solo quando le aveva di fronte; era un modo come un altro per non tradirsi. Prese da terra la giacca scura che aveva indossato la sera precedente ed estrasse dalla tasca la siringa vuota ed il fermacarte. L'oggetto era macchiato di sangue, e Grieg fece una smorfia: quel porco schifoso, mi toccherà pulirlo per bene... Era affezionato a quell'oggetto; gliel'aveva regalato Carl anni prima, quando erano ancora bambini.

***

"Buon compleanno, Tommy!", Carl, raggiante, gli saltellava intorno stringendo un pacchetto. Thomas, curioso e pieno di aspettative, cercò di fermare il balletto gioioso del gemello.

"Che hai lì?", fino a quel momento, il compleanno si era rivelato un mezzo disastro. I genitori aveva fatto un solo regalo, un paio di pattini, e Thomas si era domandato come avrebbe potuto dividerlo con Carl.

"È per te! Solo tuo!", l'idea di essere l'unico proprietario di un oggetto dava a Thomas una scarica d'eccitazione difficile da spiegare e capire. Gli strappò il pacchetto di mano e lo scartò velocemente: all'interno c'era un pesante fermacarte a forma di veliero.

"Wow! Grazie!", commentò colpito ed emozionato. "Ma... è solo per me?", chiese con la voce che gli tremava.

Carl gli sorrise dolcemente, da bravo fratello maggiore: "È tuo. Puoi farne ciò che vuoi."

***

Durante gli anni il fermacarte si era un po' rovinato. Ma aveva fatto sempre il suo dovere: rendere incoscienti le future vittime. Thomas ridacchiò pensando all'uso improprio a cui lo aveva destinato. Ma è proprio stato Carl a dirmi di usarlo come volevo...

Pulito e disinfettato l'oggetto, l'uomo lo rimise nel borsone. Stava elencando, di nuovo, tutto quello che avrebbe dovuto fare nelle ore successive. Guardandosi intorno, e passando gli occhi distrattamente sui ritagli di giornale e report riguardanti Flack, si bloccò sulla foto che lo ritraeva col fratello. L'avevano scattata prima che Carl venisse arrestato. Era stata una buona giornata; si erano sentiti allegri e soddisfatti ed erano certi che nessuno mai li avrebbe presi.

Ma poi il detective impiccione era tornato al loro banco del pesce ed aveva trovato Carl. Il piedipiatti aveva un mandato per il DNA. Thomas, dal solito angolo da cui spiava i movimenti, aveva detestato Flack e quel suo dannatissimo sorriso smagliante. Lo aveva sentito al volo: quell'ennesima visita sarebbe stata la loro fine. Infatti, alla sera, su tutti i canali rimbalzava la notizia che la polizia di New York aveva arrestato il terribile Pescatore. Thomas, guardando le immagini, era stato sul punto di consegnarsi a sua volta. Che senso aveva vivere senza suo fratello? Come poteva farcela? Ma poi, nel filmato, Thomas aveva notato che Carl guardava diritto in camera, sta guardando me!, e sembrava ammiccare verso Flack che lo stava strattonando via. Per Thomas era stato sufficiente: ci sarebbe voluto tempo, ma il detective avrebbe pagato.

Tags: character: don flack, character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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