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[CSI: NY] - Thomas Grieg: Le sue ultime venti ore - Capitolo 02: Venti ore prima

Capitolo 02: Venti ore prima

***

Seduto col volto rivolto verso il sole gli occhi chiusi e l’odore di salmastro ad invadergli piacevolmente le narici, il giovane Thomas Grieg decise che il mare sarebbe stato il suo destino.

In lontananza, le voci di suo fratello e di suo padre non riuscivano a disturbare la sua quiete, anzi erano completamento della calma che lo permeava. Era felice di stare lì, in mare, perché era l’unico posto in cui era esclusivamente Thomas, l’unico momento in cui non era nessun’altro che se stesso. L’unico momento in cui poteva orgogliosamente urlare, anche se solo alle onde, che aveva un fratello maggiore, un fratello a cui lui voleva bene.

Io sono io solo qui, si ritrovò a pensare, ‘il mare è custode del mio segreto e non lo racconterà a nessuno. Il mare è grande.

***

Thomas Grieg tornò alla realtà che lo circondava quando un uomo d’affari lo urtò – senza notarlo – mentre passava veloce, sbraitando al cellulare qualcosa sulle quotazioni della Borsa. Per Thomas la lista di numeri, percentuali e nomi snocciolati erano un’inutile sequenza senza senso. Di più, non capiva come qualcuno potesse interessarsi a quelle cose astratte; lui era decisamente un uomo più terreno – marittimo, in verità – ed aveva a cuore solo ciò che poteva essere visto e toccato. Ma non se la sentì di maledire il busisness man che gli era sfrecciato accanto: senza di lui chissà per quanto tempo sarebbe stato ancora perso nei ricordi. E non poteva permetterselo.

Con un sospiro stanco - gli sembrava di essere sempre mortalmente stanco da una settimana a quella parte – si riassestò contro il muro. Da dietro lo spigolo aveva una splendida visuale di ciò che accadeva. Ma la cosa veramente splendida era che lui non aveva modo di vederlo. Anche se dubitava che l’avrebbe mai riconosciuto con un’occhiata sfuggente. In condizioni non lavorative, uomini come quello camminavano decisi come se il mondo appartenesse loro; non si fermavano certo di fronte a chi non voleva essere visto.

Qualunque altra considerazione fu spazzata via dall’arrivo della persona che stava aspettando con ansia. Il detective Donald Flack Junior – nientemeno, indice di un padre orgoglioso – si apprestava ad entrare nel suo appartamento. Grieg sorrise: era puntualissimo. Sapeva a che ora il suo turno sarebbe finito quella sera ed aveva più o meno calcolato a che ora il poliziotto sarebbe rientrato. Ed era sicuro che non avrebbe tardato troppo: la sera precedente, a causa di un delitto cruento – come gli aveva comunicato la frequenza della polizia da cui attingeva notizie – Flack si era dovuto sorbire un altro turno, che lo aveva obbligato a registrare la partita degli adorati Rangers. Ma quella sera nulla l’avrebbe tenuto lontano dai suoi giocatori di hockey preferiti. E dalla pizza che ordina sempre in queste occasioni. Thomas scosse la testa commiserando quel poveraccio che, tutto sommato, aveva una monotona e definita. Per quanto fosse stato difficile, all’inizio, capire i turni e gli impegni che le forze dell’ordine richiedevano, il lavoro si era poi rivelato abbastanza semplice. Il detective non era certo uno che partiva per un improvviso week-end in solitaria. Probabilmente era anche una quetione legata alla necessità di essere comunque e sempre reperibile, ma Grieg non era certo nelle condizioni di lamentarsene.

Ora, mentre lo studiava da lontano, sentiva il vecchio rancore ribollire nelle vene. Il detective era l'immagine di chi nella vita aveva dovuto soffrire poco. Affascinante, con un paio di incredibili occhi azzurri, dava l'idea che il raggiungimento di qualunque obiettivo, per lui, non fosse altro che una questione da poco. Durante le sue sedute di spionaggio non l'aveva mai visto con una donna, escluse le colleghe e la sorella, eppure Grieg non fatIcava a credere che Flack non avesse la minima difficoltà a trovare una ragazza più che disposta a passare del tempo con lui.

Il suo aspetto sano e vitale contrastava orribilmente con il ricordo che aveva di suo fratello. Grieg rabbrividì, stringendosi nella giacca scura, pensando a Carl, al modo drammatico in cui aveva deciso che la sua vita non valesse più la pena di essere vissuta. Thomas non era stato alla camera mortuaria del carcere, e non aveva potuto riabbracciare il corpo del fratello; cosa di cui si sentiva di incolpare Flack. Ma aveva le conoscenze giuste ed era riuscito a scoprire cos'era successo. Carl, perché non hai aspettato? Eravamo così vicini alla nostra vendetta! Adesso dovrò fare tutto da solo, e tu non lo saprai mai. Nessuno saprà mai veramente quanto siamo stati grandi, insieme.

Il detective era finalmente in casa, lontano dalla sua vista. Era fin troppo facile immaginarselo a godersi una vita che non avrebbe dovuto avere, a canticchiare sotto la doccia, perché un'altra giornata da Tutore dell'Ordine era andata a buon fine. Grieg si domandò se avesse arrestato qualcuno. Se sì, mi dispiace per te. Sappi che, a breve, sarai molto felice e soddisfatto.

Thomas guardò l'orologio. Ancora qualche minuto e poi avrebbe attuato il suo piano. Intanto si concentrò sul viavai che aveva intorno. New York era una città caotica ed a lui non era mai piaciuta molto. Sembrava popolata da individui egoisti, che non avevano minimamente a cuore il prossimo; era brutale. L'unico lato positivo era la facilità con cui lui e Carl erano passati inosservati durante quegli anni. Era un gioco da ragazzi trasformarsi in un invisibile. Ed i baffi erano serviti a distanziarlo quel tanto che bastava da suo fratello. I killer della Grande Mela erano molteplici, e le prime pagine dei giornali di oggi erano dimenticate nel giro di poco.

Finalmente! Un fattorino di Ray's aveva appena suonato il campanello. Grieg sapeva a chi era destinata la pizza. Thomas inspirò a fondo, calandosi con decisione il berretto sulla fronte. Si diede un'occhiata veloce: la sua imponenza fisica e l'aspetto un po' inquietante avrebbero dovuto facilitargli il lavoro. Altrimenti avrebbe improvvisato.

"Hey, scusa!", gesticolò verso il giovane, incurvando le labbra in un sorriso.

Il ragazzetto lo guardò. Grieg si rilassò: negli occhi dell'altro si leggeva un leggero timore.

"È una pizza per il detective Flak, vero?", non smettere di sorridere. Fai come se la tua vita fosse meravigliosa.

"Uh-uh", annuì il fattorino, masticando un chewing-gum.

"Posso portargliela su io. Siamo vicini di pianerottolo. Sia mai che riesco a farmi offrire una birra...", affabile e complice.

Il giovane sembrava spiazzato ed insicuro. Non disse nulla.

"Non ti preoccupare per i soldi. Ecco...", prese il portafogli dalla tasca, "... questi dovrebbero bastare. E questa", sventolò una banconota da dieci dollari, "è per il disturbo."

Alla vista della mancia il volto del ragazzo si illuminò. Quasi senza riflettere consegnò a Grieg la pizza e si intascò i soldi. Thomas allargò il sorriso, reggendo la pizza come un tesoro di inestimabile valore. Guardò il giovane allontanarsi veloce, l'episodio già archiviato nella sua mente. Svelto, l'uomo gettò il cartone della pizza in un cassonetto e, come un gatto, sgusciò all'interno del palazzo. Ad ogni gradino ripassava le azioni che avrebbe dovuto compiere. Ce l'avrebbe fatta, ne era sicuro. Stava pianificando tutto da mesi.

La sua sorpresa fu grande quando trovò la porta aperta. Sgusciò dentro, in silenzio, scosso da un brivido di eccitazione nello scorgere il detective, spalle alla porta, che si dirigeva verso un'altra stanza. Con un movimento fluido - inimmaginabile per un uomo della sua stazza - Grieg estrasse dalla tasca un pesante fermacarte. Lo calò con precisione sulla nuca del poliziotto. Flack non si accorse praticamente di nulla; franò sul pavimento travolgendo, in parte, il tavolino dell'ingresso, già incosciente.

Una delle cose che Thomas aveva imparato era che gli esseri umani sanguinavano velocemente e copiosamente. Infatti, la ferita aperta sulla testa stava già inzaccherando i capelli scuri del poliziotto. Senza perdere la calma - è quello che ci ha sempre aiutati, anche con le ragazze - impugnò la siringa piena di Lorazepam che teneva nascosta nell'altra tasca e ne iniettò il contenuto nel corpo inerte del detective. Buonanotte, sbirro. I suoi movimenti successivi sembrarono una coreografia fatta centinaia di volte: aprire l'armadio del corridoio, afferrare le manette e le chiavi, chiudere l'anta, chinarsi sul prigioniero, ammanettargli i polsi, intascare le chiavi, sollevarlo sopra le sue spalle, uscire. Nel chiudere la porta, Grieg non fece caso alla mano di Flack che urtò con violenza lo stipite. L'unghia che cadde sullo zerbino poteva passare inosservata agli occhi delle persone comune. Ma, sfortunatamente per lui, gli amici di Flack non erano persone comuni.

Tags: character: don flack, character: thomas grieg (oc), fandom: csi: ny, long fic, long fic: tg - ultime venti ore
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